TUE NEN TORK BOT ANICAL GARDE II PURCHASED 1823 FROM | À GENEVA SCIE, GARDEN |
ATTI … Società elvetica di Scienze naturali
LOCARNO
nei giorni 2—5 settembre 1903
86ma Sessione
ZURIGO
Tipografia Zurcher & Furrer
1904.
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Verhandlungen
der
Schweizerischen
Naturforschenden Gesellschaft LOCARNO
von 2. bis 5. September 1002
86. Jahresversammlung
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della
Società elvetica di Scienze naturali
adunata in
LOCARNO
nei giorni 2—5 settembre 1903
86m Sessione
RSR = LIBRARY NEW YORK
ZURIGO
Tipografia Zircher & Furrer
1904,
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TABLE DES MATIÈRES
Pages
Discorso d’Apertura, tenuto dal Signore Dr. A. Pioda . . . . 3
Programma generale . . . . N ALU RSR 02071022
Programma delle Assemblee ona Co eo 24
Programma delle Visite ed Escursioni . . . 2 2 . . . . . 25 Procès-verbaux.
I. Séance de la Commission préparatoire 26
II. Assemblées générales 30
III. Séances des Sections Ba
A. Section de Physique 22
B. Section de Chimie 39
C. Sezione di Geologia e Micologia ; 42
DSectionuder Batanıquess se ENI GT NAZ.
PASECHonwdeiZ00/0 212 MA
Conférences faites aux assemblées générales.
Die biologischen Arten der parasitischen Pilze und die Entstehung neuer Formen im Pflanzenreich. Von Prof. Dr. Ed. Fischer, Bern 49 Die forstlichen Verhältnisse des Kantons Tessin. Von Kantons- forstinspektor F. Merz, Bellinzona . . CRETA ME RO Ueber die Herkunft der Tierwelt des Kantons Den Von Prof. rue Seller Zunge te TRES 9
APE (A e pat
Sul significato biologico della bellezza di una parte della fauna marina. Dal Prof. Dr. Arnold Lang, Zürich GELA
La radiation solaire en Suisse; sa variation en 1903. Par M. le prof. Dr. Henri Dufour, Lausanne Ta
Les nouvelles propriétés ferromagnétiques de la Po io ec Par M. le prof. Dr. Pierre Weiss, Zürich
Rapports.
I. Bericht des Zentralkomitees ; 3 Auszug aus der 75. Jahresrechnung pro Be 7 II. Rapports des Commissions
A.
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M.
Bericht über die Bibliothek der schweizer. naturforsch. Gesellschaft
. Bericht der Denke chriftenkomuiesion i
. Bericht der Schläfli-Kommission
. Bericht der geologischen Kommission o . Rapport de la Commission géodésique suisse.
Bericht der Erdbebenkommission
. Bericht der limnologischen Kommission . . Bericht der Moorkommission
Bericht der Flusskommission
. Bericht der Gletscher-Kommission . . Bericht der Kommission für die ro aaa DIA der
Schweiz Bericht der oi on für Lg Someihum Hibliogo ghi
III. Rapports des Sociétés auxiliaires
Dax, B. (E D.
Société géologique suisse
Schweizerische botanische Ci
Schweizerische zoologische Gesellschaft .
Schweizerische chemische Gesellschaft (siehe Seite Do
IV. Rapports des Sociétés cantonales .
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Aargauische Naturforsch, Cani in Lana
. Naturforsch. Gesellschaft in Basel
. Naturforsch. Gesellschaft Baselland.
. Naturforsch. Gesellschaft Bern
. Société fribourgeoise des Sciences rl 5 . Société de Physique et d’Histoire naturelle de Genève. . Naturforsch. Gesellschaft des Kantons Glarus .
. Naturforsch. Gesellschaft Graubündens in Chur
35 I4I
146 155 158 159 164 167 169 171 172 174
181 183 187 187 192 195
199 199 20I 203 205 207 209 212 213
— VI —
9. Naturforsch. Gesellschaft Luzern
10. Société neuchâteloise des Sciences lle 11. Naturwissenschaftliche Gesellschaft in St. Gallen 12. Naturforsch. Gesellschaft Schaffhausen
13. Naturforsch. Gesellschaft in Solothurn .
14. Società ticinese di Scienze naturali. A 15. Naturforsch. Gesellschaft des Kantons D eau 16. La Murithienne, Soc. valaisanne des Sciences naturelles 17. Societe dere des Sciences naturelles
18. Naturwissenschaftliche Gesellschaft Winterthur . 19. Naturforsch. Gesellschaft in Zürich .
20. Physikalische Gesellschaft in Zürich
Stato Nominativo.
I. Lista dei Presenti II. Mutations dans le Dean de I Société 6 III. Seniores de la Société . IV. Bienfaiteurs de la Société . V. Membres à vie VI. Fonctionnaires .
Communicazioni nelle Sezioni.
Contribution à l’étude chimique des terrains volcaniques du Nord- Maremma (Toscana). Par G. et E. Bertoni È
Contribution à l’étude des combinaisons de la acini avec les aldéhydes. Par M. le prof. Jacques Bertoni, Livorno .
Forstliche Vegetationsbilder aus dem südlichen Tessin. Von Forst- inspektor B. Freuler, Lugano ISEE A AR
Berberis vulgaris L. v. alpestris Rikli var. nov. (1903). Von Dr. M. Rikli, Zurich . Do AA CSA API
Botanische Exkursionen ins Bedretion Formazza- und Bosco- Tal, Von Prof. Dr. C. Schröter und Dr. M. Rikli
Beobachtungen über tropische Märkte und ihre den Produkte. Von A. Usteri, Zürich.
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Verzeichnis der Nekrologe.
. Ercole Andreazzi (1837— 1902)
Dr. Martin Burckhardt-His er 1902) Prof. Dr. Charles Dufour (1827— 1902) Prof. Dr. Otto Decher (1845 — 1903) Georges de Goumoëns (1840—1903) Prof. Dr. Walter Gröbli (1852—1903) . Dr. Alfred Kaufmann (1857—1903) .
. J. L. Krattli (1812—1903) . ;
. Prof. Dr. Rudolf Massini e) . Albert von Rütte (1825—1903) 3
. Ed. Schaufelbüel, Arzt (1831—1902)
. Dr. Fridolin Schuler (1832 —1903)
. Hans Siegfried (1837—1903) . .
. Prof. Dr. R. Thomas-Mamert Fo oo) . Prof. Dr. M. Westermaier (1852—1903) . Prof. Dr. Friedrich Goll (1829—-1903) . . Prof. Dr. Ludw. Paul Liechti (1843— 1903) . Dr. John Benedikt Thiessing (1834— 1903)
LVI LXXII LXXVI LXXXII XCV CVII CXII
| DISCORSO D'APERTURA
| DELL’ 86m: CONGRESSO
x N C4 *
DELLA
| SOCIETA ELVETICA
| DI SCIENZE NATURALI
IN LOCARNO
3 SETTEMBRE 1908.
AUG 7- 1923
RER APRES ET TL re De PO ET NS MALE à Lo Et 2,
SIGNORE, SIGNORI, OSPITI ILLUSTRI E CARI CONSOCI,
Per la quarta volta in settant’ anni il Cantone Ti- cino va lieto di accogliervi, o cari Consoci.
Nel 1833, presidente il Consigliere di Stato VINCENZO D'ALBERTI, che tanto contribuò a dar uno stabile ordi- namento alla nostra Repubblica, fondendo in uno gli elementi vari e sgregati degli otto antichi baliaggi italiani.
Nel 1860, presidente il Consigliere di Stato LAVIZ- ZARI, che il vasto e profondo sapere ha consacrato alla pubblica Educazione.
Nel 1889, presidente del Comitato annuale il colon- nello CARLO FRASCHINA, che, come Ingegnere, ebbe gran parte nella costruzione della ferrovia del Gottardo.
Le tre volte, città prescelta la fortunata Lugano.
Quest’ anno, o cari Consoci, il presidente del Comi- tato annuale non ha alcun titolo a dirigere i vostri lavori, se non quello di appartenere alla città, con gen- tile pensiero, designata per il Congresso: Locarno, che, grata, festante, orgogliosa, vi diede il benvenuto.
Nella loro serena bellezza, il lago, le colline, l’an- fiteatro dei monti, fra i quali si aprono valli anguste e brulle, vaste ed ubertose, vi narrano la storia della natura. Possiate voi interpretarne una nuova parola e recarla in tributo alla scienza!
Questo vostro pellegrinare per le terre elvetiche, recando qua e là il frutto-del lavoro annuale, è un nobile apostolato. E benlo sentiva VINCENZO D’ALBERTI, quando, ridicendo le sue esitanze ad assumere la presidenza della
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Società, chiedeva a sè stesso: ,Poteva 10, senza grave taccia, chiudere, per così dire, l’entrata nel Cantone ad una Società così rinomata ed onorata dentro e fuori della Svizzera, per l’utilità dei lavori, di cui s’occupa, e che veniva nel mio paese per metterlo a parte de’ suoi studi e per eccitarlo alla cultura delle scienze na- turali, tanto necessarie al miglioramento della condizion privata dell’ uomo ed a quella della civile Società?“
Con quanta maggior ragione posso io riprendere ora, dopo settant anni, l'antico pensiero!
Quegli studi, che ora ‘abbracciano la maggior parte dello scibile, sarei tentato di dir fo lo scibile, ripensando che le scienze morali vanno assumendo i metodi e gl'intenti delle Scienze naturali, quegli studi, io dico, ebbero fortunatamente la loro eco nel Cantone Ticino, che, se non ne annovera molti segnaci, se ne è grandemente avvantaggiato nella sua cultura.
Oltre le condizioni poco favorevoli all’intellettualita di ogni piccolo paese, il cui popolo non s'’incentri in una città considerevole, il Cantone Ticino, costretto fra le Alpi e i confini coll’ Italia, ne deve subire di proprie: attinge al di là delle Alpi gl’impulsi della vita pubblica, attinge al di là dei confini la lingua e la tradizione let- teraria. Donde i molti artisti, che possono spiegare l’at- tività preclara in contrade straniere, i pochi scrittori, che, toltone qualche rarissima eccezione, devono spiegar l’attività nel paese. E l’ingegno letterario non manca: viene disperso nei combattimenti spiccioli del giornalis- mo, alla cui missione educatrice, ove la compia, io tributo omaggio. Poche dunque le opere di lunga lena e quasi tutte d’erudizione e di scienza.
Di queste ultime accennerò brevemente alle princi- pali dovute alla penna di naturalisti Ticinesi scomparsi, rivolgendo un pensiero riconoscente alla loro memoria.
Essi fiorirono tutti nel secolo teste compiuto, e tutti fecero campo delle loro ricerche il Cantone Ticino,
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gareggiando con illustri naturalisti Svizzeri del di là delle Alpi e Stranieri, la cui tradizione continua tuttovia rigogliosa; ne abbiamo i rappresentanti qui nella nostra Assemblea, e voi li conoscete. A loro un affettuoso e rive- rente saluto.
Profonda traccia ha lasciato di sè LUIGI LAVIZZARI, l'antico presidente di questa Società: fu il primo pro- fessore di Scienze naturali nel Liceo cantonale in Lugano, fondato nel 1852; suoi colleghi il CATTANEO, il VANNUCCI, il CANTONI, profughi italiani, illustri cultori della filosofia, delle lettere, della fisica e della chimica, che in questa libera terra aspettavano l’ora della redenzione della patria, per la quale avevano combattuto e combattevano coll’ arme infallibile del pensiero. Intanto impartivano la scienza alla nostra gioventù.
I primi lavori del LAVIZZARI furono saggz sulle di- verse rocce del Cantone Ticino, nei quali l'argomento venne trattato scientificamente e popolarmente a rile- varne anche il lato economico ed industriale; poi segui- rono: un elenco dei nostri antmali domestici; una carta della profondità del Ceresio, un prospetto delle altitudini dei nostri paesi, laghi e monti; un catalogo delle rocce sedimentari e dei petrefatti dei dintorne di Mendristo e Lugano. Taccio di altri scritti minori.
Osservazioni sparse, le quali poi vennero raccolte nell’ opera sua di maggior mole intitolata: , Escursioni nel cantone Ticino“, che ai pregi dell’ osservazione esatta, coscienziosa del naturalista, aggiunge parecchie nozioni storiche e un fascino letterario, il share rivela lPindole vivace e candida dell autore.
Nella prefazione, egli così delinea il suo tema: „Le eccelse Alpi Lepontiche, le perenni loro ghiacciaje, le cascate spumeggianti, le reliquie delle selve permeve, la moltiforme flora, variante di passo in passo colle al- titudini e colle esposizioni, i pregevoli cristalli delle somme rocce eruttive, i numerosi petrefatti degli ultimi
sedimenti sul margine della vasta pianura sono argo- mento di queste pagine.“
L’opera fu pubblicata in Lugano nel 1863, ma, non ostante i progressi scientifici di quasi quarant anni, che esigerebbero molte aggiunte e ritocchi, non già rispetto alle osservazioni in sè stesse, bensi al loro ordinamento e ad alcune induzioni, essa è ancor classica per noi Ticinesi, cui, unitamente alla ,, Svizzera italiana“ di STE- FANO FRANSCINI, per la parte politica ed amministrativa, offre una visione sintetica del paese.
Se le , Escursioni“ sono l’opera di maggior mole, l’altra intitolata: , Nouveaux phénomènes des corps cris- tallises“ è quella di maggiore importanza scientifica. Fu pubblicata nel 1865.
E la relazione delle lunghe ricerche intorno alle varie attitudini dei cristalli e delle loro diverse facce, corrosi dalla lima d'uno strumento da lui inventato, le Sc/ero- metro, e da diversi acidi, tagliati e foggiati a sfera, percossi e attraversati dalla luce.
Entrare qui con voi, cari Consoci, in particolari, sarebbe recar vasi a Samo. Qui basti avvertire com'egli credette rivelare ,nuovi fenomeni“, che accennavano a leggi, punto di partenza di ampi studi, i quali ravvicinano: la vita della materia inorganica a quella della materia organica, acquistando sempre più al problema capitale della ,Sostanza“, di cui la chimica e la fisica special- mente vanno raccogliende i dati.
Il museo di storia naturale del Liceo in Lugano possiede una ricca collezione del LAVIZZARI di minerali e petrefatti; un’ altra ne possiede il Museo locarnese, illustrata dal nostro Consocio, il Signor Dr. RINALDO NATOLI, che ne rileva i pregi nella introduzione del suo. notevole opuscolo intitolato appunto: „Una collezione di LUIGI LAVIZZARI“.
Il Signor Dr. RINALDO NATOLI così si esprime: ,Lo scorso anno avendone (della collezione) esaminato alcuni
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esemplari veramente interessanti, mi era nato il desiderio di farne uno studio più attento; ora che il mio voto è compiuto, m’ accorgo come non sia stata vana la fatica, perchè, nella raccolta, non è soltanto la bellezza e la rarità di alcuni esemplari interessanti, ma anche il fatto che essi, per la massima parte, sono precisamente quelli descritti dal Lavizzari nelle sue varie opere. La colle- zione ha così dunque valore dal lato delle memorie storiche, come da quello dei documenti scientifici“ . .
Taccio delle ricompense toccate in patria e fuori dal valoroso naturalista; le sue opere, per chi le com- prende, sono il migliore elogio di lui.
„Le piante fanerogame della Svizzera insubrica enu- merate secondo 1l metodo decandolliano“: ecco il titolo dell’ opera postuma di ALBERTO FRANZONI, pubblicata, or son tredici anni, dal Signor D'* LENTICCHIA con note ed aggiunte del Signor Prof'* FAVRAT.
L’autore, che la dedica a Locarno, rammenta, fra altri, alcuni naturalisti del Ticino, che lo coadiuvarono: l'Abate VERGA, i medici ZOLLA e FERRINI e il padre AGOSTINO DALDINI da Vezia, di cui diremo poi. Ave- vano tutti erbari, che, trattone quello del Padre AGOS- TINO, andarono dispersi. L’erbolare era qui altre volte più usato che non ora.
„Questo elenco della flora insubrica, dice il Sig Dre LENTICCHIA, che comprende cio è, oltre la flora del Ticino, quella dei paesi finitimi nella regione dei tre laghi, è il più completo ch’io conosca e il più atten- dibile, perchè quasi tutte le specie nel medesimo con- template, hanno il loro riscontro negli esemplari classifi- cati e conservati nell’ erbario“. Del resto il merito in- trinseco dell’ opera è altresì confermato dal fatto che essa venne pubblicata sotto gli auspici della nostra Commissione delle memorie, non ostante il manoscritto datasse da oltre quarant’ anni,
L'introduzione intitolata: , Aspetto generale della
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flora della Svizzera insubrica“ è una potente descrizione della vegetazione che, dalla vetta dell’ Albula, scende fino alle rive dei tre laghi. Il lettore passa per cinque zone, di cui gli sono così bene lumeggiati i caratteri con esempi tipici, che acquista, anche se profano, una nozione adeguata, benchè sommaria, di tutto il lavoro.
„L’autore, dice ancora il Prof'* LENTICCHIA, si distinse non soltanto nello studio delle piante fanerogame, ma eziandio in quello delle crittogame, legando il suo nome ad alcune:specie da lui scoperte.“ Fu con padre AGOSTINO DALDINI da Vezia collaboratore del Commentario della Società Crittogamologica italiana diretto dal prof'* de NOTARIS. Il ricco erbario, da lui raccolto ed ordinato, e che contiene non solo specie vegetali del Ticino, ma anche straniere, e in maggior numero, testimonia delle sue vaste conoscenze in botanica, la scienza, il culto gentile di un regno della natura, che gli sorrise all’ alba, durante le procellose vicende e al tramonto della vita. Quell’ erbario si trova ora nel Museo locarnese, accanto all’ altro del Padre AGOSTINO DALDINI da Vezia, già ri- cordato, che l’intitolò: „Erbario crittogamico italiano“.
I consoci botanici hanno certo conosciuto il buon frate, lassù al convento pittoresco della Madonna del Sasso, di cui egli fu guardiano dal 1869 fino alla sua morte, avvenuta otto anni or sono.
Tre lavori dell’ abate GIUSEPPE STABILE sono degni di ricordo; il primo, apparso nel 1845, intitolato: „Delle conchiglie terrestri e fossili del luganese*. Il secondo, nel 1855—56, intitolato: ,Degl' insetti del Cantone Ti- cino“. Il terzo, nel 1859, intitolato: , Prospetto sistematico e statistico dei molluschi terrestri e fluviali viventi nel territorio di Lugano“. Il primo lavoro contiene una viva descrizione geologica e botanica delle regioni circostanti al Ceresio ed alcune pregevoli tavole.
Lo ,Schizzo ornitologico delle provincie di Sondrio e di Como e del Cantone Ticino“ è lavoro del Dre AN-
— 9 pn
TONIO RIVA; vi sono descritte 240 specie; di parecchi uccelli si dà il nome volgare, oltre allo scientifico. Dello stesso autore: yL'ornitologo ticinese, ossta manuale de- scrittivo degli ucceli di stazione e passagio nel Cantone Tecno. Amendue i lavori videro la luce nel 1865. Il Dre ANTONIO RIVA aveva raccolto una collezione, di un migliajo d’esemplari d’uccelli importantissima per la fauna ticinese. Ora trovasi nell’ Istituto di Mariahilf di Svitto.
Nè tacerò di alcuni lavori speciali del D'° CARLO LURATI, prescindendo da altri di comprensione più gene- rale: nel 1846, egli pubblicava un opuscolo ,, Su//e acque minerali analizzate dal Padre Ottavio Ferrario“ e un „Quadro mineralogico del Cantone Ticino e della valle Mesolcina“; nel 1852, un volume intitolato: Stabio e le sue sorgenti minerali ed 1 suot dintorni», e finalmente nel 1858, un altro volume: „Le sorgenti solforose di Stabio, le acque ferruginose del «S. Bernardino. e le altre fonti minerali della Svizzera italiana col quadro mineralogzco della stessa. i
Lucio MARI, al culto delle muse sposò quello delle piante. Nel 1889 presentava alla nostra società „un Saggio di un catalogo dei muschi nel Ticino meridio- nale“. Finalmente non tacerò di GIUSEPPE CURTI, esimio scrittore, specie di cose didattiche, il quale, sulle tracce dell’ OKEN, pubblicava nel 1846 una ,Storza naturale disposta con ordine scientifico e adattata alle comune in- telligenza“, primo libro illustrato per le scuole del Can- tone. Uomo di larghissima cultura, ebbe l’amicizia di tutti gli scienziati che studiarono il Cantone Ticino, specie di MASSIMILIANO PERTY dell’ università di Berna, ch’ era suo ospite, quando imprese lo studio dei micro- organismi viventi sui vegetali dei laghi di Lugano e di Muzzano.
Ho toccato alla sfuggita e solo alle più notevoli pubblicazioni ticinesi in fatto di storia naturale, sia perchè esse vi sono note, e qui furono accennate a solo titolo
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di ricordo, sia perchè il dilungarsi più sarebbe abusare della vostra pazienza. — Una caratteristica antica del nostro Cantone si è quella di veder affollarsi la gioventù allo studio del diritto. L’abbondanza eccesiva di giurisperiti risale a parecchi secoli addietro ed ha la sua ragione d’essere nelle condizioni del paese. Imperando nel foro, simpera nel comune, nel distretto, nel Cantone e dal banco del patrocinatore si ascende a quello del legis- latore e del magistrato; donde la credenza popolare che, per essere atti a dirigere la cosa pubblica, s’ ha ad essere patrocinatori. Certo, la giurisprudenza va largamente rappresentata nei consigli della Repubblica, ma non a detrimento degli altri fattori d’intellettualita.
S'aggiunga a questo che l’avvocatura è la profes- sione più indipendente, quella che, nei rivolgimenti po- litici, assicura meglio l'avvenire.
Ma da alcuni anni, col rassenerarsi della vita pub- blica, col diffondersi della cultura, dove le scienze na- turali vanno man mano assumendo maggiore importanza, la malattia decresce: molti giovani si addotrinano in medicina, in matematiche, in scienze agrarie, in istoria naturale, preparando nuove forze tecniche, mi si passi l’espressione, all’ amministrazione dello stato e alla edu- cazione del paese.
Già il nostro Liceo, che accoppia due corsi, il tec- nico e il filosofico, con materie comuni, dà, anche per gli scolari del secondo corso, un peso maggiore alle scienze naturali che non usa in altri paesi.
Il suo gabinetto va ognor più arricchendosi e non è più il solo. Ve n'è uno alla scuola di Commercio in Bellinzona, uno alle scuole normali in Locarno. Queste poi, la cui azione si ripercuote in tutto il Cantone, nelle scuole popolari, orientano l’insegnamento sull’ osserva- zione, specialmente sull’ osservazione diretta della natura, abituando le giovani menti, non solo ad ammirarne la bellezza, ma a tentarne i segreti. È un indirizzo, di cui
CNRS
NU
non tarderemo a vedere gli effetti nella vita paesana. Ecco perchè dicevo più su, che, se il Cantone non può vantare molti seguaci ex professo delle scienze naturali, ne risente però un benefico influsso nella sua cultura.
Nel 1889, nel! occasione del Congresso di Lugano, si fondò una sezione ticinese della nostra Società. Non potè vivere a lungo perchè le condizioni favorevoli testè enumerate, non esistevano tuttavia.
Oggi, o cari Consoci, grazie al vostro generoso im- pulso, quella sezione si è ricostituita e vivrà di vita pro- spera, compiendo il voto del nostro socio onorario, il Signor Commendatore PAVESI, espresso, or sono molti anni, al Congresso di Andermatt e raccolto dal presi- dente del Comitato annuale, il Colonnello CARLO FRA- SCHINA, nell’ ultimo congresso di Lugano. i
Da quando VINCENZO D’ALBERTI, al Congresso del 1833, enumerava le scienze naturali, tracciandone il pro- cedimento, indicandone lo scopo, quanta maggior copia di osservazioni e di esperimenti, quanta maggior sicu- rezza d’indagine, qual meraviglioso dilatarsi di vedute,
. quale splendido fiorire d’industria e di conoscenza!
Non dirò certo a voi, araldi del sapere, come il Regnum hominis, cui FRANCESCO BACONE intendeva dar fondamento prescrivendo norme scientifiche alla sco- perta e all’ invenzione, andò, nel secolo testè compiuto, rapidamente avverandosi.
Le potenze della natura, tentate dagli strumenti e dagli apparecchi, costrette nei congegni delle macchine, rivelano il recondito magistero, il vicendevole influsso, compiono in un baleno il lavoro di mille braccia; inde- fesse, veloci, sicure, percorrono piani deserti, ripide valli, viscere di monti; imprigionate o libere, solcano la stesa delle acque, dell’ aria, dell’ etere, veicoli e messaggere degli uomini,
A ragione CARLO FRASCHINA, un mezzo secolo dopo,
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al Congresso del 1889, inneggiava, coll entusiasmo ver- gine de’ suoi tempi, allo spirito nuovo, il quale, come dovunque, dava un impulso inusitato alla piccola Re- pubblica ticinese, trasformandola quasi per incanto.
Non dirò certo a voi, come l'occhio della scienza abbia penetrato l'intimo dei corpi, riconoscendovi leggi, che forse condurranno all’ unità della materia; ha pene- trato l'intimo degli agenti fisici, riconducendoli a vibra- zioni, che forse condurranno all’ unità dell’ energia; ha ravvicinato il concetto di materia e il concetto di energia in guisa che forse li si potranno considerare insieme come duplice parvenza della stessa realtà: la sostanza. L'occhio della scienza, disceso all’ infinitamente piccolo, all’ embrione della vita, riscontrò una fine gradazione di forme dalle più semplici alle più viluppate, non solo, ma un’ ascesa delle une alle altre, per modo che intel- letto, sentimento e volontà, tre aspetti diversi dello stesso fatto psichico, vanno via via svolgendosi fino alla coscienza umana. Si direbbe che una forza incognita nell’ universo ,penetra e risplende“, foggiando gli esseri a strumenti ognor più docili della sua gloria. L'analisi tenace, acuta indagatrice d’ogni piega della natura, per quanto profonda e riposta, prepara le fila; la sintesi, sul disegno della idea feconda dell’ evolazione, le in- treccia in un tessuto ancora vaporoso e ineguale, ma che assumerà un giorno consistenza e uniformità di sapere.
Caduchi sono i regni del pensiero, come quelli degli uomini: la filosofia può ripetere il lamento di Ecuba, che, or è più d'un secolo, EMMANUELE KANT poneva in bocca alla metafisica: modo maxima rerum tot generis natisque potens, nunc trahor exul, inops. La reggia è deserta, le pareti si sfasciano e l’antica regina non ha dove riparare il capo. Ma i figliuoli non le sono caduti trafitti l'uno dopo l’altro ai piedi, come ad Ecuba. In- tolleranti di tutela, a lei volsero le spalle alla conquista di nuovi regni, meno espansi, ma più saldi, nelle regioni dell’ esperienza subbiettiva ed obbiettiva.
Già nella pienezza del suo antico splendore, al fio- rire di PLATONE, la filosofia subiva la prima diserzione, quella della scienza delle grandezze e dei numeri, le matematiche.
‘ Poi, dopo un lungo periodo di decadenza e di servitù, per impulso di FRANCESCO BACONE teoricamente e di GALILEO GALILEI praticamente, la fisica e tutte le scienze affini andarono man mano emancipandosi; l’as- tronomia, la chimica, l'anatomia, la fisiologia, queste tre ultime rampollo di un arte, ma pur sempre legate alla metafisica; la linguistica, la storia, l'economia politica, la sociologia e va dicendo. Gli è che, quando un dato ordine di fenomeni affini viene disposto come un tutto, prescindendo dalle questioni metafisiche dell’ origine prima e delle cause finali, esplorato in ogni sua parte, circoscritto ne suoi confini, con perfetta conoscenza delle vie d'indagine ed unità d’intento, la scienza corrispon- dente è nata, può vivere, può affermarsi da sè, ha rag- giunto la sua indipendenza. Per la morale stessa, che, nei tempi dei sistemi classici, fu sempre considerata come il coronamento di una data filosofia, si credettero avverate quelle condizioni e si volle proclamare il do- vere nell’ uomo, facendo astrazione, non solo da ogni credenza religiosa, ma da ogni opinione metafisica.
Rintracciare la legge etica per sè stessa, la quale spiega i suoi rami nell'intimo dell’ uomo e nel con- sorzio degli uomini, scendendo giù dai rami al tronco e alle radici, studiarla coi metodi del naturalista, ren- derne evidente ed efficace il precetto: ecco il problema. E certo assidere la morale sulle fondamenta della natura umana sarebbe darle una generalità superiore ad ogni diversità di credenze. e d’opinioni, una saldezza ine- spugnabile in mezzo alle rovine delle credenze e delle opinioni.
Ma l’arduo intento non si potrà mai raggiungere, se prima la psicologia, considerata in tutta la sua inte-
rezza, non assume veste e procedimento di scienza po- sitiva, indipendente anch’ essa dalla filosofia.
Tale emancipazione non solo colmerebbe una lacuna nell’enciclopedia, ma, per le attinenze che la. psico- logia ha colle scienze morali da una parte e colle naturali dall’ altra, darebbe forma di tutto organica all’ enciclopedia stessa, le cui membra non verrebbero a coordinarsi, come nell’ /nstauratio magna di FRANCESCO BACONE, secondo la loro genesi, bensì secondo l’intima loro natura.
Il „globus zntellectualis“ sarebbe perfetto. Con voi, cari Colleghi, cui bastano accenni, e tali sono le mie parole, non entrerò in lunghi dissertazioni a sostegno del mio asserto, di cui vi son noti i fautori e gli av- versari. Mi limiterò ad una breve considerazione, che, secondo me, riassume in un punto cardinale il dibattito.
„Il così detto ,mondo esterno‘ e il così detto ,mondo interno, non sono che due modi diversi di veder la medesima cosa“, disse non ha guari un chiaro psicologo italiano, che ha professato nel nostro liceo, il D'° GUIDO VILLA. La distinzione tra fenomeni subbiettivi non è esatta che rispetto allo stimolo, il quale negli uni sorge dal di dentro, negli altri viene dal di fuori. Ma ogni fenomeno, nel suo tutto, qualunque ne sia lo stimolo, € un fatto subbiettivo, e però la somma di fenomeni considerati più specialmenti quali prodotti dello spirito umano e oggetto delle scienze morali, come la somma di fenomeni considerati più specialmente quali prodotti di agenti estrinseci e oggetto delle scienze naturali, ram- pollano da un ceppo comune.
Le scienze morali e le naturali, assurte a vita au- tonoma, ordinano, come abbiam veduto, la manifestazione dei fenomeni, e, mi si conceda l’espressione, la interpre- tano nel pericarpio; la psicologia la interpreta invece nel nocciolo. E se questa procede coll’ osservazione e l’esperimento, indipendente da qualsiasi preconcetto
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eccedente i limiti del suo ufficio, darà nuovi elementi al | problema della conoscenza, acquistando alla sua soluzione.
Ma non basta; quanto più risalite nella vita d’un individuo, di una famiglia, di un popolo, tanto più sicuri ne giudicate i sentimenti, i pensieri, le azioni. Alla stessa guisa i fenomeni dell’uno e dell’ altro ordine di scienze riceveranno lume nuovo dai dati nuovi del problema della conoscenza fornitigli dalla psicologia sperimentale.
E forse l’origine comune rivelerà parentele ignote ancora fra le ricerche più disparate, preparando quella unità di sapere, che, sogno per noi smarriti nei labirinti dell’ analisi, diventerà realtà per i posteri, liberi nei campi aperti della sintesi.
Vascello fantasima, la scienza moderna passa lumi- nosa e veloce, rapita dalla fiumana dell’ esperienza, ma non si sa donde venga, dove se ne vada; a poppa la psicologia narra le scaturigine della fiumana, e vaticina alla foce l’immensita del mare, alla cui sponda l’antica madre, la filosofia, invoca il ritorno dei figli, fatta più augusta e più saggia dal lungo abbandono.
Da gran tempo la psicologia agognava al glorioso ufficio; in Jnghilterra, da quando lo HARTLEY tentò ricondurre l’attività psichica alle leggi dell’ associazione; in Germania, da quando lo HERBART tentò ricondurre l’intreccio delle rappresentazioni a formole matematiche; in Jnghilterra, come sapete, l’indirizzo culmina nel Kan- tismo sposato all’evoluzionismo di HERBERT SPENCER; in Germania nello sperimentalismono di GUGLIELMO WUNDT, primo fondatore di un laboratorio di psicologia fisiolo- gica. E, durante lo svolgimento, le due scienze sorelle, psicologia e fisiologia, si strinsero vieppiù nel comune intento di sciogliere l'enigma umano e sorse un ordine di ricerche speciali, in gran parte opera di GUSTAVO FECHNER: la psicofisica.
AIT osservazione andò accoppiandosi l'esperimento,
To
che nei primi tempi sı credeva efficace solo rispetto all’ elemento del fatto psichico, ma che più tardi si riscontrò efficace anche rispetto ai fatti psichici stessi. E le ricerche non si ristringono più all’ uomo e al- l'uomo adulto civilizzato, ma a tutta la zoologia, al fan- ciullo, all’ uomo primitivo; arieggiano l'andamento delle scienze naturali: della fisica, della chimica, della fisio- logia non solo, ma altresì della storia naturale, come nel MORELL e nel JAMES, per tacere di altri molu. Fi- nalmente i risultati incominciano ad orientarsi sulla gran legge dell’ evoluzione, specie nel DARWIN e nello SPENCER.
E un continuo procedere di ogni giorno e di ogni ora: il numero dei risultati va aumentando ognor più, tanto che uno difficilmente può abbracciarli senza uno studio costante e profondo. Si è forse entrati in quella fase di esuberanza di fatti, in apparente disordine, che non è ancora scienza, ma è condizione fondamentale di scienza; si è, in una parola, in un periodo nel quale non si può dire a prior la maggiore o minore impor- tanza di un fatto, nel quale s'ha a raccogliere e racco- gliere, senza preocuparsi altro che delle esigenze rigo- rose di un’ indagine scientifica. A fondare il novissimo regno del pensiero, si procede nei campi sterminati ed incolti dell’ esperienza volgare, dissodando il terreno, disponendo prode e seminati ordinatamente, ma, per sem- plificare il lavoro, si estirparono piante supposte male erbe inutili, dannose, e le si buttarono sui cigli. Quivi attecchirono e crebbero più vigorose che mai. o
Sono desse quei fenomeni, vari nella loro manife- stazione, ma che hanno il carattere comune di intime attinenze colla psiche umana, sia per la genesi, come per l'indole loro; e però, con espressione moderna, che per altro ristringe arbitrariamente il significato dell’ epi- teto, vennero detti „fenomeni psichici“.
Essi deviano, in apparenza, dai principi finora co-
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nosciuti della fisica, della chimica, della fisiologia e della psicologia e si manifestano con infinite gradazioni: come pure forze meccaniche su su fino ad assumere aspetto di coscienza umana.
Diminuzione od aumento nel peso di corpi, movi- mento degli. stessi in modo spontaneo, apparizioni, co- municazioni intelligenti, tramutamenti di personalità e via via.
Pel loro tutto, benchè tocchino a parecchie scienze, dovebbero aver sede nella psicofisica, certamente nella psicologia sperimentale. Questa, come abbiam veduto, è nel periodo di apparente disordine, in cui l'indagine con mille occhi s’affisa in mille punti della realtà, perchè non sa ancora di preciso dove si troverà la via alla soluzione del problema. i
Alle difficoltà che presenta ogni fenomeno tentato di fresco dalla scienza, questi fenomeni ne presentano di proprie, intrinseche ed estrinseche.
_ Oltre a non esser tuttavia determinate, se non em- piricamente e parzialmente, le condizioni favorevoli alla produzione, lo strumento di esperienza non è costrutto in un laboratorio, ma dato dalla natura, non è passivo, ma attivo: è un organismo umano, anzi è quella sua parte, le cui funzioni non sono ancora interamente de- terminate, il sistema nervoso.
Isolare il fenomeno fra altri viluppati, intorno a cui la scienza non ha pronunciato l’ultima parola, deter- minarne l'indole speciale, le condizioni di svolgimento, ricondurlo ad una causa secondaria o principale, ecco una serie di difficoltà intrinseche.
I fenomeni rivelano spesso volontà e intelligenza, che non sono quelle dello strumento vivente e neppure quelle degli sperimentatori, e sulle prime eccitano ad un anticipatto mentis, come FRANCESCO BACONE chia- mava linduzione volgare, per la quale lo spazio appa- risce popolato di esseri misteriosi, che fanno rinverdire
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l’antico animismo, muovono affetti profondi, agitano il sentimento religioso. E infatti, già nei primi tempi di tali studi, sorsero dottrine che s’intitolarono spiritismo in Francia e in Italia, sperztualesmo in altri paesi, e che più o menò si atteggiano a sistema religioso.
Spogliare la realtà dalle teorie precoci, dalle fan- ‘ tasie irridescenti, ond’ è avvolta, renderla scientifica- mente inoppugnabile come un fatto della fisica, della chimica o della fisiologia; ecco difficoltà estrinseche non meno gravi delle prime.
Pure nella ricca, esuberante, varia e a volte strana letteratura che fiorì, quasi per incanto, attorno a questi fenomeni e che rimarrà come uno dei più enigmatici documenti dello spirito umano, abbiamo lavori d’indole e di valore prettamente scientifici; tali e tanti da rendere indubbio la realtà dei fenomeni stessi. Già, or sono molti anni, GUGLIELMO WUNDT, trattando l'argomento, in una lettera aperta al Prof* ULRICI, dell’ Università di Lipsia, non aveva esitato ad affermare: „Semplici allucinazioni degli osservatori, come Lei giustamente avverte, queste manifestazioni è impossibile dirle. Nessuno che abbia letto anche solo la sua succinta esposizione, negherà loro:realtà ed obbiettività nel senso comune della parola“.
A questa illustre dichiarazione, per essere breve, ne aggiungerò solo tre altre, che, come la prima, si riferiscono ad esperimenti omai già antichi, ma consi- derati come classici.
ALFREDO WALLACE, il collaboratore del DARWIN, in un saggio apparso nella #ortnishtly Review, asserisce come le prove della realtà dei fenomeni attinenti allo spiritualismo siano così abbondanti da non poterne trarre se non alcuni tipi, che per altro dimostrano quale ne sia l’importanza e come tolgano di mezzo, le objezioni de’ più scettici“.
Il Proffe THURY, caro ai Ginevrini, ha mostrato, mediante il calcolo, contro l'ipotesi del FARADAY, che
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il fenomeno delle tavole giranti non si poteva spiegare meccanicamente con forze conosciute; e trent’ anni dopo riconosceva ancora l’esattezza delle sue induzioni.
Finalmente GUGLIELMO CROOKES, che ha pubbli- cato una relazione delle sue ricerche intorno allo spiri- tualismo riconosciuta forse come la più notevole dai competenti in materia, dimostrava l’esistenza, si può dire, di quasi tutti i nuovi fenomeni psichici, dai più semplici e piani ai più intricati e meravigliosi. Vent anni più tardi pubblicava negli Altz della Società per ricerca psichica, gli appunti su cui aveva steso quella relazione, confermandola pienamente; più tardi ancora, cinque anni or sono, nel suo discorso d'apertura alla British association, accennando a quelle sue pubblica- zioni, dichiarava: / have nothing to retract.
Mi basta di ricordare che in Parigi da parecchi anni si pubblicano gli „Annales des sciences psychiques", dove trovansi scritti, fra quelli di altri che si occupano di psicologia sperimentale, del nostro consocio, il Signor TEODORO FLOURNOY, il quale lo scorso anno fece una comunicazione alla nostra società circa un fenomeno, che si può annoverare fra quelli, di cui abbiamo trattato. Basta infine rimandare alla letteratura, cui abbiam già accennato, la quale va svolgendosi da mezzo secolo ed alla quale parteciparono uomini illustri nelle scienze morali e naturali.
Egli è che essi sentono altamente della scienza, come Sir WILLIAM THOMSON, il quale alla Drztzsh asso- ciation, nel 1871, dichiarava che „le leggi eterne del- l'onore impongono alla scienza il dovere di affacciarsi coraggiosamente ad ogni problema che le venga leal- mente presentato“.
Ed ora, dopo tredici anni da che fu pronunciata, possiamo riprendere la sentenza del nostro consocio, il Signor Prof'* EMILIO YUNG: „Agli spiritisti credenti
siamo in diritto di chiedere prove sperimentali, agli scienziati, scettici a ragione, ricerche obbiettive“.
La psicologia domanda la cittadinanza fra le scienze naturali per una gran parte delle sue ricerche e voi gliel’ avete accordata. Ma ho argomento di credere che non tutte quelle ricerche siano da voi accolte di buon grado. Alcune conducono a fatti selvaggi e ribelli, le cui attinenze coll’ esperienza scientifica non app -jeno evidenti.
Ricordiamoci che qualsiasi fatto, penetrato nel- l'intimo suo, rivela parte di quella realtà recondita, di ‘cui tutti gli esseri sono la fioritura perennemente rin- novellantesi.
Se quei fatti non piegano tuttavia alle leggi natu- rali fin qui conosciute, non ne guastano però il bel tessuto ; ‘aggiungono nuove fila alla trama. Come un giorno si riescirà a rintracciare le energie donde sca- turiscono le strane attitudini del Polonium e del Radium, si riescira a rintracciare quelle donde scaturiscono le manifestazioni eteroclite dei fatti psichici“, così detti.
E una foresta vergine, che ci si para dinnanzi e che nasconde tesori di scienza. Di ciò profondamente persuaso per lungo studio e grande amore, oscuro, ma coscienzioso interprete del pensiero altrui, ho creduto mio dovere di additarvela da questo seggio immeritato, tanto più immeritato, dove non avessi ubbidito all im- pulso dell’ animo.
Il nostro consocio, il Signor EDOARDO SARASIN, al Congresso dello scorso anno in Ginevra, chiudeva il suo dire tratteggiando con mano d’ artista uno splen- dido paesaggio contemplato dalla vetta del Giura e aggiungendo con pensamento di scienziato che egli com- prendeva meglio, cito le sue parole per non sciuparne il pensiero: „la nécessité d’écouter sans cesse et atten- tivement ce que cette nature, qui nous a été faite si belle, murmure continuellement à notre oreille pour qui
sait l'entendre, tous ces cecrets qu’elle est prête à nous révéler encore à l'avenir et dans tous les domaines“.
Si, in ogni dominio! Vi sono altri paesaggi, altre bellezze, altri segreti e si nascondono, si stendono, bril- lano nel dominio delle psiche.
Il nostro sodalizio, che vanta un passato glorioso, vi entrerà e, come sempre, ardito, tenace, fiducioso, procederà nelle sue faticose esplorazioni, ritornandone
„Con segno di vittoria incoronato!“
Signore, Signori, ospiti illustri e cari Consoci, è questo l'augurio con cui dichiaro aperto l'86"° con- gresso della Società elvetica di scienze naturali!
PROGRAMMA GENERALE
Mercoledi 2 settembre.
Ore 5!/2 pom.: Seduta della Commissione preparatoria nell’ Aula centrale del palazzo scolastico.
» 81/2 pom.: Riunione familiare nel Salone della Bir- raria Nazionale in Muralto.
Giovedì 3 settembre.
Ore 8 ant. precise: Prima Assemblea generale nel Teatro. (V. programma speciale a pag. 5.) „ 12 mer.: Banchetto ufficiale al Grand Hôtel Locarno.
„ 2 pom.: Escursione sul lago al bacino delle Isole
Borromee con battello speciale — Discesa a Pallanza, visita ai Giardini Rovelli.
„ 6'/: pom.: Partenza da Pallanza — Giro intorno alle Isole Borromee — Buffet.
» 9!/e pom.: Arrivo a Locarno.
Venerdì 4 settembre.
Ore 8 ant.: Riunione delle singole sezioni nelle sale a ciò destinate nel palazzo scolastico. (V. pro- gramma speciale a pag. 6.)
» 12/2 mer.: Banchetto per Sezioni.
„ 21/2 pom.: Escursioni nei dintorni. (V. pag. 8.)
» 81/a pom.: Concerto in Piazza Grande — Illumi- nazione.
Sabato 5 settembre.
Ore 8 ant.: Seconda Assemblea generale nel Teatro. (V. programma speciale a pag. 5.) „ I pom.: Banchetto di chiusura all’ Hôtel Reber au Lac. » 81/2 pom. precise: Il sig. Prof. Dr. C. Schröter terrà, nel Teatro, una conferenza dal titolo « Il Giap-
pone, note di viaggio » illustrandola con proie- zioni.
PROGRAMMA DELLE ASSEMBLEE GENERALI E DI SEZIONE
PRIMA ASSEMBLEA GENERALE
Giovedì 3 settembre, alle ore 8 ant. precise, nel Teatro di Locarno.
1. Discorso inaugurale del sig. Dr. A. PIODA, presi- dente del Comitato annuale.
2. Rapporti annuali del Comitato centrale.
3. Sig. Prof. Dr. E. FISCHER: Nezere Untersuchungen über die Biologie der parasıtischen Pilze.
4. Sig. Isp. for. F. MERZ: forstliche Verhältnisse des Kantons Tessın.
SECONDA ASSEMBLEA GENERALE
Sabato 5 settembre alle ore 8 ant. precise nel Teatro.
I. Sig. Prof. Dr. C. KELLER: Zerkunft der Tierwelt des Kantons Tessin.
2. Sig. Prof. Dr. A. LANG: Z significato biologico della bellezza di una certa parte della fauna marina.
3. Sig. Prof. Dr. H. DUFOUR: La radiation solaire en Suisse d'après 10 ans d'observations, sa diminution en 1903. i
4. Sig. Prof. Dr. P. WEISS: Zes nouvelles propriétés magnétiques de la pyrrhotine.
Le letture dei rapporti delle Commissioni speciali e il dis- brigo degli altri affari amministrativi della Società avranno luogo negli intervalli delle comunicazioni scientifiche.
PROGRAMMA DELLE VISITE ED ESCURSIONI
Museo di Locarno. (Nel palazzo scolastico.) — Per conces- sione della direzione, il Museo, ove trovansi le collezioni di L. La- vizzari, A. Franzoni e di P. A. Daldini, sarà aperto ai sigg. Congres- sisti dietro semplice esibizione della Carta della Festa nelpomeriggio dei giorni della riunione.
ESCURSIONI Venerdì 4 settembre. 1. Losone — Arcegno — Ronco sopra Ascona — Bris- sago (ritorno in battello partendo da Brissago alle ore 6,5 pom.).
Guida: Sig. Prof. G. Mariani. Partenza ore 2!/: pom. precise dal Palazzo scolastico.
2. Madonna del Sasso — Orselina — Brione s/Minusio. Guida: Sig. Prof. A. Giugni. Partenza ore 3 pom. precise dal Teatro. 3. Escursione a Brissago e visita della grande Fabbrica di Tabacchi. Guida: Sig. Dr. R. Natoli. Partenza con battello ore 2,35 pom. precise e ritorno, pure in battello, da Brissago alle ore 6,5 pom.)
PROCES-VERBAUX
I.
Séance de la Commission préparatoire,
le 2 septembre 1903 à 5//2 h. dans la Salle centrale du bâtiment scolaire à Locarno.
Présidence de: M. le D" Pioda, conseiller national, président annuel.
Sont présents:
A. Comité annuel.
MM. D: A. Pioda, président. » Prof. G. Mariani, vice-président. „ DER. Natoli, secrétaire. , €. de Orelli, secrétaire.
B. Comité central.
MM. Prof. D' Geiser, président, Kusnacht-Zurich. & à » A. Lang, vice-président, Zurich.
à pi „ C. Schröter, secrétaire, Zurich.
si È ns kKleimner, Zurich:
Mlle Fanny Custer, tresorier, Aarau.
NEGA
CANDIANI
€. Anciens présidents annuels, anciens membres du Comité central, présidents des Commissions et délégués des Sociétés cantonales et des Sections permanentes.
Argovie: Bale-Ville :
Bale-Camp.:
Bern: Fribourg: Lucerne: Geneve:
St-Gall:
Vaud:
Valais: Neuchätel: Zurich:
Tessin: Etranger:
MM. D: Fischer-Sigwart, Zofingue.
Prof. Dr Fritz Burckhardt.
» „» E. Hagenbach-Bischoff. G.-A. Bay, conseiller d’Etat, Liestal. J. Köttgen, Liestal.
Prof. D" E. Fischer.
Se else Studer:
A. Gremaud, ingenieur.
Dr E. Schumacher-Kopp.
L. de la Rive.
Prof. Dr Charles Soret.
E. Sarasin.
Dr Ambühl.
„ kl. Rehsteiner.
colonel J.-J. Lochmann, Lausanne.
Prof. D' L. Pelet, Lausanne. Bo NNilezeck, Bausanne. Li „ F.-A. Forel, Morges. = „ E. Renevier, Lausanne.
, H. Dufour, Lausanne.
Dr Jules Amann, Lausanne.
E. Bauler.
Prof. Dr E. Lüdin, Winterthur. » » dE Weber, »” Di MEeSstZurich.
„ Ins. Go'kere, Lusano.
DEV Seiker, Strasboure.
Délibérations.
1. Après avoir adressé quelques paroles de bien- venue aux délégués présents, le Président annuel dé- clare la session ouverte.
2. Il est procédé à l'appel nominal et la liste des membres présents est établie (voir ci-dessus).
3. M. GEISER, président central, propose au nom du Comité central, comme membre honoraire M. le prof. D' HEINRICH WEBER de Strassbourg; cette pro- position est appuyée par l'assemblée préparatoire, ainsi que l'admission de 25 nouveaux membres ordinaires.
4. M. GEISER, president central, donne lecture du rapport du Comité central.
5. Le rapport financier pour l'exercice 1902/1903 est lu par M. le Prof. C. SCHRÔTER, au nom du tréso- rier, Mille F. CUSTER. M. Mariani donne lecture du rapport des vérificateurs des comptes.
6. M. GEISER, vivement appuyé par M. le prof. F.-A. FOREL, propose d'augmenter le traitement annuel du trésorier de 500 à 700 fr., vu l'augmentation de sa besogne. L'assemblée préparatoire a, suivant nos statuts, le droit de proposer, sur le préavis du Comité central, le changement du $ 12 des statuts que cette proposi- tion concerne. L'assemblée préparatoire propose donc à l’assemblée générale, de modifier comme suit le der- nier alinea du $ 12 des statuts: ,Le questeur reçoit une indemnité annuelle de 700 fr. (au lieu de 500).
7. M. PIODA, président annuel, fait part de la refon- dation de la ,Société tessinoise des sciences naturelles“ qui, après sa fondation en 1889, s'était peu à peu en- dormie. Par l'initiative du comité annuel, appuyé par M. le D" FERRI de Lugano, la société s’est reconstituée
sous la présidence de M. NATOLI (voir parmi les rap- ports des sociétés cantonales, plus haut).
Cette nouvelle a été accueillie par de vives accla- mations de la part des délégués.
8. Winterthur sera proposé à l'assemblée générale comme lieu de réunion pour 1904. M. le prof. Dr JuLius WEBER sera désigné comme président annuel. La réunion de 1905 aura lieu à Lucerne (voir , Actes“ de 1902, p. 40). Pour 1906 les naturalistes suisses sont invités à St-Gall par la Société cantonale, représentée par M. le D' AMBÜHL, son président.
9. Les rapports des commissions seront lus dans la seconde assemblée générale, excepté celui de la commission géodésique que son président, M. le colonel LOCHMANN désire lire dans la première assemblée. M. le prof. F.-A. FOREL ajoutera quelques mots au rapport de la commission des tremblements de terre, concernant sa mission comme délégué à la conférence internationale de Strasbourg.
10. M. GEISER parle de la demande que la Société botanique suisse, appuyée vivement par le comité cen- tral, a faite auprès des autorités fédérales en vue d’ob- tenir une subvention de 2500 fr. par an, destinée à envoyer tous les deux ans un botaniste suisse à l'institut de Buitenzorg, Java. Le comité central demande l’au- torisation de faire en commun avec le comité de la Société botanique suisse les démarches préparatoires pour l'élection d’une commission spéciale qui serait chargée de la surveillance de cette bourse.
11. La commission pour l'étude de la flore crypto- gamique de la Suisse demande pour l'exercice de 1904 une subvention extraordinaire de 1800 fr. pour être en état de publier le travail couronné du prix Schläfli de M. le prof. E. FISCHER sur les Urédinées de la Suisse. Cette demande sera vivement appuyée.
La séance est levée à 61/2 h.
II.
Première Assemblée générale le 3 sept. à 8 h. du matin, dans la Salle du Theatre
a Locarno.
1. M. le Dr A. PIODA, président annuel ouvre la séance par un discours sur les principaux naturalistes tessinois du siècle passé et sur la psychologie expé- rimentale.
2. L'assemblée se lève en l'honneur de la mémoire des sociétaires défunts l’année écoulée. |
3. L'assemblée décide à l'unanimité de nommer membre honoraire M. le prof. HEINRICH WEBER de Strassbourg; elle reçoit 25 candidats comme membres de la société.
4. M. le prof. Geiser, président central, donne lecture de son rapport.
5. M. le prof. SCHRÔTER, secrétaire central, pré- sente au nom de Mile CUSTER, trésorier, le rapport du questorat.
6. M. le prof. MARIANI lit le rapport des vérifica- teurs des comptes.
7. Le rapport présidentiel et le rapport financier sont adoptés avec remerciements.
8. M. le president central propose d'augmenter le traitement annuel du trésorier de 500 à 700 fr. et de modifier en conséquence le $ 12 des statuts.
M. le Dr AMBÜHL propose de dire „une indemnité annuelle convenable à fixer par le Comité central“ „eine angemessene Entschädigung, die durch das Zentralkomitee festzusetzen ist“).
M. le president central fait observer que la nou- velle proposition de M. Ambühl ne pourrait etre adoptee
gino
dans cette réunion, vu le $ 33 des statuts qui demande le préavis du Comité central et de l'assemblée prépa- ratoire.
M. le prof WILCZECK demande que la proposition Ambühl soit considérée comme simple amendement de la proposition de la commission préparatoire, pour éviter la nécessité de renvoyer la question à l’assem- blée de 1904.
M. le president central déclare être d'accord avec cette manière de voir. La proposition amendée est acceptée.
9. M. le prof. D' ED. FISCHER-Bern entretient la société de ses , Nouvelles recherches sur: Les espèces biologiques des champignons parasites et l’origine de nouvelles formes végétales“.
10. Winterthur est désigné comme lieu de réunion pour 1904. Le président annuel sera M. le prof. Dr J. WEBER.
11. M. le colonel J.-J. LOCHMANN donne lecture du rapport de la commission géodésique qui est approuvé.
12. M. le prof. SCHRÔTER donne les détails néces- saires sur la demande d’une subvention pour Buitenzorg et propose au nom de l'assemblée préparatoire que le comité central soit autorisé à s'occuper, en commun avec le comité de la société botanique suisse, de l'élection d’une commission concernant cet objet.
13. M. F. MERZ, inspecteur des forêts, fait un exposé de /a question forestière au Tessin.
Deuxième Assemblée générale le 5 sept. à 8 h. du matin, dans la Salle du Théâtre à Locarno.
1. Le président annuel prend acte d’un don fait à la Société par son membre honoraire, M. le prof. D"P.PAVESI, consistant en dix livres et brochures publiés par lui.
2. L'assemblée décide de nommer membre hono- raire M. le prof. D" A. HALLER de la Sorbonne, Paris.
3. M. le prof. LANG lit le rapport de la commission des Mémoires qui est adopté.
4. Le rapport de la commission pour le prix SCHLÄFLI est approuvé.
5. Le rapport de la commission géologique est approuvé.
6. M. le prof. D' HENRI DUFOUR entretient la société de la radiation solaire en Suisse d’après dix ans d'observations et de sa diminution en 1903.
7. Le rapport de la commission des tremblements de terre est approuvé. Male prof. E.-A. FOREP est nommé membre de cette commission. M. le prof. FOREL communique un rapport succinct des travaux du con- grès international à Strassbourg, où l’on a installé un service sismologique international. La commission sis- mologique a l'intention de se mettre directement en rapport avec les autorités fédérales.
8. Le rapport de la commission limnologique est approuvé, ainsi que celui de la commission des rivières et des marais tourbeux.
9. Le rapport de la commission des glaciers est approuvé, ainsi que celui de la commission pour le Concilium bibliographicum.
10. M. le prof. D' CONRAD KELLER parle de l’ori- gine de la faune du canton du Tessin.
11. M. le prof. Dr A. LANG entretient l’assemblée de la signification biologique de la beauté d’une partie de la faune marine (en langue italienne).
12. M. le prof, D" CAMILLE WEISS parle des nou- velles propriétés magnétiques de la Pyrrhotine (avec expériences).
13. M. le prof. D' C. SCHRÔTER propose au nom du comité central, la résolution suivante qui est adoptée par acclamation:
L'Assemblée générale exprime à son président et aux membres du comité annuel la reconnaissance de la Société pour l'excellente organisation de la réunion. Elle charge le comité annuel d'exprimer la reconnais- sance de la Société helvétique des sciences naturelles aux autorités cantonales et municipales pour l'accueil cordial que nous avons reçu dans ce beau coin de notre pays.
14. M. PIODA, président annuel, déclare la session close.
IL.
Séances des Sections.
A. Section de Physique.
Ouverture de la Séance 8‘/ du matin, 4 septembre 1903.
Président: M. le Prof. HAGENBACH-BISCHOFF (Bâle). Secrétaires: M. le D" H. VEILLON (Bale). M. le Prof. H. RUPE (Bâle).
COMMUNICATIONS.
M. le Dr LUCIEN DE LA RIVE (Genève). Sur l'ellip- soïde d'élasticité dans l'intérieur de la terre et les pressions tangentielles dues à l'action de la pesanteur.
M. L. de la Rive montre quelles sont les conditions de l'équilibre élastique de la couche solide sphérique du globe terrestre. L’ellipsoide d’élasticité est de rota-
5 d
tion, et on trouve la force élastique tangentielle, pour un élément plan quelconque, par la projection d’un rayon vecteur sur la tangente à une éllipse. Cette projection est maxima pour un angle de 45 degrés, d’où résulte que le déchirement du solide aurait lieu dans ce plan.
M. le prof. D' HENRI DUFOUR (Lausanne). La radia- fon solaire en Suisse d’après dix ans d'observations; sa diminution en 1903.
M. Henri Dufour présente au nom de M. BÜHRER et au sien le résultat des études faites sur le rayonne- ment solaire depuis sept ans. Il signale entre autres l’affaiblissement du rayonnement en 1903, de décembre 1902 à juillet 1903, et les phénomènes parallèles qui accompagnent l’augmentation de l’opacité atmosphérique. Ce sont 1° l’'invisibilité du disque de la lune pendant leclipse du 11—12 avril 1903; 2° les modifications de la quantité de lumière polaire du ciel et les déplace- ments des points neutres; 3° l'absorption exagérée des rayons ultraviolets; 4° la difficulté de visibilité et de netteté des phénomènes que présentent les protubérances solaires.
Tous ces phénomènes concourent à démontrer l'aug- mentation de l’opacité atmosphérique dans le premier semestre 1903.
M. le prof. D' F. A. FOREL (Morges). Le cercle de Bishop.
Le cercle de Bishop, couronne circumsolaire causée par les cendres volcaniques lancées dans la haute at- mosphère par les éruptions de la Martinique en mai 1902, analogue aux phénomènes de 1883— 1886 après l’érup- tion de Krakatoa, est visible depuis le printemps de 1903. Tandis que les feux crépusculaires anormaux de 1902— 1903 sont d'apparition irrégulière et non continue, M. FOREL a observé le cercle de Bishop chaque jour de- puis le 1°" août à aujourd’hui. Il a recommandé l’obser-
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vation, surtout dans les stations élevées de la montagne et dans les ascensions en ballon.
A la discussion participent MM. Sarasin, Riggen- bach, Rupe, Forel et Dufour.
La section de chimie se constitue comme section spéciale dans un autre local.
M. le Dr THOMAS TOMMASINA (Genève). Resume de quelques résultats d'expériences obtenues à l'aide de l'électroscope à aspiration d’Ebert, en collaboration avec MM. Sarasin et Micheli.
Après avoir fait sur le tableau noir un dessin sché- matique de l'appareil d’Ebert, M. TOMMASINA en donne brièvement la description, ainsi que les différents dis- positifs adoptés et de la méthode utilisée pour les lec- tures, insistant particulièrement sur le très bon isolement de cet électroscope.
Les conclusions principales de ces recherches sont les suivantes :
1° Il semblerait établi que la partie du rayonne- ment du radium qui traverse le verre et le plomb ne transporte aucune charge électrique propre, et qu’en outre il est incapable d’en acquérir en traversant un corps électrisé, tout en produisant une modification qui augmente beaucoup la conductibilité électrique de l'air, modification qui est entraînée par l'aspirateur.
2° S'il existe une condensation de la ionisation de l’air à proximité du tube de plomb renfermant le radium, cette ionisation est moins facilement entraînée que la
plus éloignée.
3° L'émission radioactive d’un capuchon Auer qui traverse le verre n'est pas décelée, tandis que celle qui n'est pas capable de traverser le verre a une action très intense, lorsque la lampe n’a pas été allumée depuis longtemps et très faible, lorsqu'elle est allumée.
4° La présence d’un corps très faiblement électrisé suffit pour produire un arrêt net dans la décharge de
l’électroscope quel que soit le signe de sa charge et de celle du corps; tandis que la décharge se manifeste de nouveau immédiatement dès que le corps est dé- chargé ou éloigné, ce qui confirme les observations précédentes, -faites par Ebert, par Elster et Geitel et par d’autres physiciens.
5° Si on électrise une couche de paraffine recouvrant l'intérieur d'un tube en verre emboîté dans celui de l'aspirateur, lorsque les charges sont de même signe l’on a encore le phénomène d'arrêt; mais si les charges sont de signe contraire, la décharge est fortement ac- célérée, ce qui démontre la production d’une conden- sation des charges de même signe que celle de la paraf- fine suivant la ligne axiale, et leur entraînement par l'air aspire.
6° Un fil conducteur disposé comme une antenne de radiotelegraphie, émettant un flux périodique, mais unipolaire, produit non seulement la décharge rapide de l’électroscope, lorsqu'il est de signe contraire, mais si l’action continue après la décharge complète de l’électroscope, celui-ci se charge rapidement de même signe que l’antenne.
7° L'action prolongée du flux périodique unipolaire, quel que soit son signe, produit une forte diminution de la conductibilité électrique de l’air de la salle.
8° Les rayons X, au contraire, ne modifient la conductibilité électrique de l'air que pendant leur action, immédiatement après cette conductibilité a toujours été reconnue identique à celle qui existait précédemment. La modification produite par les rayons X est donc in- stable et ne peut subsister qu'avec l’aide de ce rayonne- ment, ce qui montre l'existence d’une relation mécanique entre les deux modifications.
9° Un pouvoir radioactif assez intense a été acquis par le drap de laine utilisé pour la production des charges statiques, de même que par de la paraffine qui se
trouvait depuis quelques semaines dans la même ar- moire, où l’on renfermait toujours le bec Auer.
Les études des influences météorologiques n'ayant pas donné des résultats concordants, ces recherches seront continuées.
M. le D" E. BOURCART (Lausanne). L'eau des lacs alpins suisses.
Cette thèse, entreprise par M. E. Bourcart, sous la direction du professeur L. Duparc, à Genève, sur l’eau et la vase des lacs alpins suisses, a démontré la grande diversité dans la composition de l’eau de ces lacs, qui, à ce point de vue, se distinguent essentiellement des lacs de la plaine. Présentément les recherches ont porté sur les lacs Taney, Champex, Noir, Amsoldingen, Lauenen, Arnen, Oeschinen, Bleu, et elles continuent sur le reste des principaux lacs alpins suisses.
M. le prof. D* A. KLEINER (Zurich)
1° présente un travail de M. le D* J. MOOSER à St-Gall, intitulé: Theorie der Entstehung des Sonnensystems;
2° ensuite expose quelques données sur la chaleur spécifique du lithium; il est à remarquer que malgré son poids atomique faible, sa chaleur atomique atteint une grande valeur même à température ordinaire, et pourtant cette chaleur atomique croit rapidement avec la température; à 100° la chaleur spécifique du lithium dépasse déjà celle de l’eau.
M. le prof. D' A. RIGGENBACH (Bâle). Zängen- differenz Strassburg -Basel.
Prof. A. Riggenbach hatte am 9. Mai 1903 gemein- sam mit Herrn Th. Niethammer durch Hin- und Rück- transport von drei Nardinschen Chronometern die Länge des Basler Meridianinstrumentes bezüglich des Meridian- kreises der Sternwarte Strassburg zu o" 45°,14 westlich bestimmt. Die Einzelwerte aus den drei Chronometern SNA O7 A5, 1404522 0 Dabei erwies sich ein mit Registriervorrichtung versehenes Nardinsches Deck-
Sag
chronometer von Taschenformat als ebenso zuverlässig, wie die Marinechronometer.
M. le Dr AuG. HAGENBACH (Bonn).
1. Über den Dopplereffekt im elektrischen Funken.
Das Licht zweier Funkenstrecken, die nach dem Spalt eines Spektalapparates hin gerichtet waren, und in denen die Stromrichtung entgegengesetzt war, wurde mit einem grossen Konkavgitter zerlegt und eine Linien- gruppe photographiert. Jede Funkenstrecke bestand aus einer Nickel- und einer Kupfer- (Zink, Aluminium) elektrode. Nach dem Dopplerschen Prinzip war eine Verschiebung der Spektren beider Funkenstrecken gegen einander zu erwarten, da ja der Metalldampf von den Elektroden abgeschleudert wird. Die mittels eines Eisenvergleichsspektrums gemessene Verschiebung war Null. Mit Sicherheit kann man sagen, die Geschwindig-
è a ° m. . keit war kleiner wie 50 == Daraus muss man schliessen,
dass der Metalldampf in der Elektrodenstrecke bei der oscillatorischen Entladung leuchtet, ohne eine messbare Geschwindigkeit in Richtung des Funkenstromes zu besitzen.
2. Über das Linienspektrum des Natriums (gemein- schaftlich mit Herrn D' Konen).
Mit einem kleinen Konkavgitter ist es gelungen, die von Lenard mittels der Protuberanzenbeobachtungs- methode gefundenen Linien zum grössten Teil photo- graphisch aufzunehmen und auszumessen. Ein Teil der Linienpaare lässt sich in eine Nebenserie zusammen- stellen, welche ungefähr an derselben Stelle ausläuft, wie die schon bekannten Nebenserien. Die Schwingungs- differenz des Dublets stimmt ebenfalls mit derjenigen der andern Serien überein. Die weiteren Linien lassen sich voraussichtlich noch in zwei weitere Serien bringen, so dass wir dann im Natriumspektrum sechs Serien zu verzeichnen hätten.
M. le prof. C. SORET (Genève). /naices de réfraction de la Tourmalzne.
Les mesures furent exécutées sur deux lames de tourmaline, l’une noire et normale à l'axe, l’autre verte et parallèle à l’axe, dans le but de rechercher les grosses anomalies signalées il y a quelques mois par M. Viola. Cet auteur a trouvé dans plusieurs cristaux des diffé- rences de 10 à 15 unités de la 4° décimale entre les indices du rayon ordinaire dans différentes directions d’un même cristal. Dans les cristaux que M. Soret a examinés, comme dans ceux que M. Wülfing a décrits récemment, il ny a pas de variation pareille; les ano- malies, si elles existent, sont à la limite de la précision des observations, et ne dépassent pas une unité de la 4° décimale. Les mesures assez multipliées ont été faites principalement au réfractomètre d’Abbe; on a pris toutes les précautions possibles pour rendre comparable les observations faites dans différents azimuts, et pour éli- miner les erreurs qui pourraient provenir d’une taille défectueuse de la demiboule du réfractomètre.
M. le D: H. ZIEGLER (Zurich). Über den eigentlichen Begriff der Energie.
Fin de la séance 12!/, heures.
B. Section de Chimie.
Président: Prof. D' ED. SCHAER (Strasbourg). Secrétaire: Prof. D* H. RuPE (Bale).
I. Prof. D' A. HALLER. /nfluence de la double liaison sur le pouvoir rotatotre et le pouvoir réfringent des corps actifs.
Die Untersuchung der Kondensationsprodukte des Kamphers mit aromatischen Aldehyden zeigte in allen Fallen den grossen Einfluss der Doppelbindung auf das optische Drehungsvermögen.
Diskussion: Haller, Rupe.
2. Prof. D' G. BERTONI.
a) Contribution à l'étude chimique et géologique des terrains du Nord-Maremmatoskana. — Composition des eaux thermales «la perla».
In gewissen Quellen findet sich, oboleich sie mitten unter den „fumachi“ (Borsäure liefernden Quellen) liegen, kein Bor, aber oft beträchtliche Mengen Barium und Strontium;
b) Produits de la condensation de la benzoylglycine avec les aldehydes.
Es wurde Furfurol mit Hippursäure kondensiert, dem auf solche Weise entstandenen Körper wird die Formel
2 He“ )c — CH
| |
He MICHNCEN co GH;
| Se
erteilt. Ebenso werden Kondensationsprodukte mit den Nitrobenzaldehyden beschrieben. Diskussion: Bertoni, Haller.
3. Dr. E. SCHUMACHER-KOPP.
a) Über die Untersuchung der Eier.
Eine grosse Anzahl von Versuchen hat gezeigt, dass der Apparat von Reinhardt wohl geeignet ist, frisch gelegte Eier von ca. acht Tage alten zu unterscheiden; die späteren Altersunterschiede lassen sich jedoch nicht mehr in den engen Grenzen erkennen, wie sie der Prospekt angibt.
Diskussion: Schumacher, Hagenbach-Bischoff.
b) Über einen durch Epichloe typhina hervor- gerufenen Vergiftungsfall.
In Alt-Büron (Luzern) wurde eine Massenvergiftung von Vieh beobachtet; sie war hervorgerufen durch
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Futter, das in ausserordentlicher Weise mit dem Kolben- pilze (Epichloë typhina) behaftet war.
Diskussion: Schumacher, Schaer.
c) Demonstration eines Stückes einer eisernen Wasserleitungsrôhre der Gotthardbahnwerkstätten in Bel- . linzona mit eisentümlichen Inkrustationen.
4. Prof. Dr. E. SCHAER. Die aktivierende Wirkung alkalischer Substanzen auf das Oxydationsvermügen der Metalisalze.
Es wird besonders eine Untersuchung über die Autooxydation der Weinsäure in der Fehlingschen Lö- sung mitgeteilt; es sind hierbei als Produkte der Oxy- dation aufgefunden worden: Ameisensäure, Essigsäure, Oxalsäure, Dioxyweinsäure.
Diskussion: Noelting, Schaer.
5. Prof. Dr. E. NOELTING.
a) Über die Einwirkung von Paranitrodiazobenzol auf Rhodanaceton.
Es entstand hierbei das Hydrazon:
C=N-N- CH,— NO,
| ST— CN
eine Umlagerung des Rhodanacetones in das Methyl- oxy-thiazol findet nicht statt; b) Zinwirkung von Diazoverbindungen auf Acetyl- para-phenylendiamin. Man erhält glatt die Verbindung: NH—N—N—C,H, — NO, ANS Ra) AVES
NH CO — CH, es gelang jedoch nicht, die Acetylgruppe durch Ver- seifung abzuspalten. Diskussion: Haller, Rupe, Noelting.
6. Prof. Dr. F. FICHTER: Über den Einfluss der Stellung der doppelten Bindung in ungesättigten Säuren auf die Affınıtätskonstanten.
Die Affinitätskonstanten hängen sehr bedeutend von - der Stellung der doppelten Bindung in Beziehung auf . die Carboxylgruppe ab; die stärkste Wirkung übt die Doppelbindung in der ßy-Stellung aus.
HOME RUE:
a) Über die durch Kondensation von Nitrobenzalde- hyden mit Methyl-Benzimidazolen, Benzthiazolen, Naphto- thiazolen und Benzoxazolen und Reduktion der entstan- denen Nitrokörper erhaltenen Basen.
Diese Basen sind in Form ihrer Salze Farbstoffe, welche Wolle und tannierte Baumwolle färben, jedoch nicht die meta-Verbindungen. Durch Kuppelung der Diazoniumsalze entstehen substantive Farbstoffe;
b) Über unsymmetrische Phenylhydrasinverbin- dungen.
Die Verbindungen der Chloressigsäure mitschwachen Basen oder Aminosäuren liefern neben einander sym- metrische und unsymmetrische Derivate bei der Ein- wirkung auf Phenylhydrazin;
c) Uber die ina von Semicarbazıd du, Citronelliden-aceton.
An das zunächst gebildete Semicarbazon lagert Sich noch ein zweites Mol. Semicarbazid an, vermutlich an die in der aÿ-Stellung befindliche Doppelbindung.
C. Sezione di Geologia e Mineralogia. 4 settembre 1903. Presidente: Prof. D' RENEVIER (Losanna). Segretario: E. BAZZI. La seduta è aperta alle ore 9 per la relazione del rapporto annuale della Società Geologica Svizzera, fatta dal presidente Prof. RENEVIER, il quale spiega lo scarso
intervento al congresso, causa la coincidenza del congresso internazionale geologico di Vienna; in seguito alla let- tura del dettagliato rapporto annuale vengono approvati all unanimità i conti e la gestione del comitato per l’anno 1902—1903 nonchè il bilancio preventivo per l’anno 1903— 1904. Si passa quindi alla nomina dei due revisori e dietro proposta del presidente vengono ri- confermati i signori D' Lugeon e Stehlin: per la nomina di un supplente l’ assemblea si rimette al signor presidente e viene proposto ed accettato ad unanimità il signor Dre R. Natoli.
Terminata quindi la seduta per quanto riguarda la Società geologica svizzera, si da principio alla seduta per la Sezione di Geologia e Mineralogia del congresso della Società Elvetica di scienze naturali, l’introduttore, sign. D'e NATOLI propone la nomina a presidente del prof. RENEVIER, il che viene accettato dall'assemblea.
Il sign. ing. for. M. POMETTA legge la prima comuni- cazione sul tema «Le valanghe ed i ripari oppostivi dall’ uomo», facendo la storia dei ripari primitivi dei tempi passati, trattando quindi dei sistemi razionali mo- derni e presentando molte ed interessanti fotografie dei lavori recentemente eseguiti.
Segue il sig. IMHOR colla communicazione « Hydro- graphische Hauptgebiete der Erde», presentando una carta da lui eseguita e premiata all esposizione di Salzburg. con medaglia d’argento di stato.
Il sig. Dr CALLONI svolge quindi la sua memoria sul tema « Appunti sull’ antica morena del S. Salvatore», illustrandola con dati, piani e campioni di vegetali fos- silizati, dimostrando l'inesistenza di un lago unico post- glaciale intorno al S. Salvatore e facendo l'ipotesi dell’ esistenza contemporanea di piccoli laghi, il che pare molto razionale.
Il presidente ringrazia l’autore, facendo diverse domande e poi invita signori congressisti alla visità
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della storica raccolta Lavizzari nel locale Museo e delle splendide collezioni di minerali delle miniere Mexicane di proprietà del consocio sign. Juan Pedrazzini e ciò dietro invito dello stesso.
La seduta è tolta alle ore 1012.
D. Sektion für Botanik. Sitzung vom 4. September 1903. Präsident: Prof. G. MARIANI.
Sekretär : MARIO JAGGLI.
Prof. SCHRÖTER spricht über die Ærgebnisse einer Exkursion im Bedretto, Formazza- und Bosco-Tal ge- meinschaftlich mit D' RIKLI ausgeführt (mit Projektionen).
Prof. Dr. WILKZEK. Porzstische Metterlungen über Campanula excisa.
Dr. RIKLI. Æorishische und pflanzengeographische Metteslungen zur Schweizerflora.
Ing. E. FREULER. Zorstliche Vegetationsbilder aus dem Sottoceneri, mit Projektionen.
Prof. Dr. S. CALLONI. Horzstische Notizen über Agave
americana, und Arum dracunculus. — Morphologische Ver- hältnısse bei den Blüten von Anemone Hepatica. — Erra- tische Pflanzen auf dem Salvatore. — Nectarien bei den
Berberidaceen. — Die Frucht von Achlys triphylla.
Dr. A. BETTELINI. Sfudien über die Flora des süd- lechen Tessin.
Herr A. USTERI. Beobachtungen über Tropenmärkte und deren vegetabilische Produkte.
E. Sektion für Zoologie.
Präsident: Prof. Dr. P. PAVESI (Pavia). Sekretär: Dr. W. VOLZ (Bern).
Prof. Dr. PAVESI (Univ. di Pavia) fa pel primo una communicazione sulla Fauna Augustana, cioè della valle d'Aosta. Premette alcune considerazioni ed insiste sulla importanza dello studio delle piccole faune locali, accennando ai limiti naturali della regione ed alle ri- cerche fin qui fattevi. Esse sono quasi tutte acciden- tali, non di proposito e sistematiche, anche perchè ormai, in Italia forse più che altrove, questo genere di studi è messo in disparte. Di dette ricerche fornisce un elenco bibliografico, che fa seguire dal catalogo ragio- nato delle 464 specie di animali finora conosciute di quella valle per le raccolte altrui e le proprie. Sono costituite da 79 vertebrati, 85 molluschi, 283 artropodi, 9 vermi, 8 protozoi; poche in vero, ma primo nucleo di una faunistica valdostana. Delle più importanti o per essere esclusive della valle, o xeroterme d’origine me- diterranea, o scomparse, l’autore dà notizie assai particola- reggiate; di tutte la distribuzione geografica è messa in rilievo.
Prof. Dr. Th. Studer verdankt den Vortrag von Prof. Pavesi und spricht die Hoffnung aus, dass auch andere Täler der Alpen in derselben Weise untersucht und dann die Resultate mit einander verglichen werden.
Dr. O. E. IMHOF.
1. Le gracilissime antenne degli insetti.
2. La somme des Hyménopières connues de la terre.
3. Sonderbare Körperbedeckung eines Käfers.
ARNOLD PICTET. Des variations des Papillons pro- venant des changements d'alimentation et de l'humidité.
APE UNE
M. Arnold Pictet, de Genève, communique les ré- sultats de ses nouvelles recherches sur les variations des papillons provenant des changements d’alimentation de leurs chenilles et de l'humidité.
Les variations obtenues sont: avec Abraxas grossu- lariata (nourriture normale: groseiller), une forme chez laquelle la bande brune tend à disparaître, dont les taches noires sont moins grandes et qui provient de deux générations d’elevage de la chenille avec du Fusain (Evonymus); avec Vanessa urticae, l’aberration urticoides, en nourrissant les chenilles avec des fleurs d’ortées, au lieu de feuilles; avec Biston hirtarius, des papillons pré- sentant avec le noyer et la pimprenelle (Poterium), des caractères aberrants marqués.
L'humidité et les périodes pluvieuses sont des fac- teurs puissants de variabilité. Ils agissent de facon dif- férente, suivant qu'ils se présentent pendant que la chenille est adulte, pendant qu’elle est dans la période transitoire entre la vie larvaire et la nymphose, ou pendant qu’elle est en chrysalide.
Prof. Dr. A. LANG. Æybride von Helix nemorosa und Helix hortensis.
Dr. W. VoLz (Bern). Verbreitung einiger Säuger in Sumatra (vide Spezial-Bericht).
Der Vortragende konnte während seines mehr- jährigen Aufenthaltes in Sumatra mehrere tiergeogra- phisch interessante Beobachtungen machen. Z. B. sind Siamanga syndactylus und Hylobates agilis in der Re- sidenz Palembang nie in den gleichen Gebieten zu treffen, sondern ihre Verbreitungsbezirke sind stets durch grosse, für sie unüberschreitbare Flüsse getrennt.
Ein Schwein, das Sus barbatus Mull. nahesteht, be- wohnt die Gebiete an der Nordostküste von Indragiri bis Nord-Palembang. Zu Beginn der Regenzeit wandert
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das Tier von seinen gewôhnlichen Aufenthaltsorten am Meeresstrande nach dem Innern zu, wo um diese Zeit gewisse Früchte reifen, die ihm zur Nahrung dienen. Dabei werden die grössten Flüsse durchschwommen, und die Kubus (nicht muhamedanische Bevölkerung) töten ihrer eine grosse Menge. Zu Beginn der Trocken- zeit ziehen die Schweine wieder an den Strand.
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CONFÉRENCES FAITES AUX ASSEMBLÉES GÉNÉRALES
Die biologischen Arfen der parasitischen Pilze und die
Entstehung neuer Formen im Pilanzenreich. Von Ed. Fischer.
In neuerer Zeit ist die Frage nach der Entstehung der Arten auch auf dem Gebiete der Botanik in ein Stadium getreten, in welchem man sich nicht mehr da- mit begnügt, in allgemeiner mehr spekulativer Weise diesen Gegenstand zu erörtern, sondern durch sorgfältige Spezialuntersuchungen und womöglich auch auf experi- mentellem Wege mehr Licht in dieses komplizierte Ge- biet zu bringen sucht. Bei diesen Untersuchungen richtet sich die Aufmerksamkeit naturgemäss in besonderer Weise auf das Studium der sog. „kleinen Arten“, d.h. jener Formen, die nur durch sehr kleine Unterschiede von einander abweichend dennoch erblich konstant blei- ben. Von dem Studium dieser Formen erhofft man speziell auch Klarheit zu erhalten über die Faktoren, welche für die Entstehung neuer Formen massgeblich sind. Ich erinnere hier nur an die Arbeiten von NÄGELI über (zZrszum und Hzeracium, von DE BARY und ROSEN über Zrophzla, von WETTSTEIN über Zuphrasia und Gen-
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tiana, DE VRIES über Oenofhera und andere mehr. In besonderer Weise eignen sich fiir das Studium dieser Fragen auch die ykleinen Arten“ bei den parasitischen Pilzen; einmal wegen der grossen Einfachheit der Ver- haltnisse: die Merkmale sind, wenn ich mich so aus- drücken darf, wenig zahlreich und leicht zu überblicken; dazu kommt, dass die meisten hierhergehörigen Formen der geschlechtlichen Fortpflanzung entbehren, so dass die Komplikationen, die durch Hybridenbildung bei hö- heren Pflanzen uns entgegentreten, hier von vornherein in Wegfall kommen. Ganz besonders tritt aber noch ein weiterer günstiger Umstand hinzu: es hat sich hier gezeigt, dass nicht nur morphologische Verhältnisse zur Unterscheidung der Formen Verwendung finden können, sondern auch das biologische Verhalten, speziell die Wahl der Nährpflanze: Es lassen sich neben den mor- phologisch verschiedenen Arten auch solche erbliche Formen unterscheiden, die nur durch die Auswahl der Nährpflanze von einander abweichen; wir wollen die- selben hier kurzweg als biologische Arten bezeichnen. Das Studium derselben ist in neuerer Zeit von zahlreichen Forschern an die Hand genommen worden. Da ich mich selber in den letzten Jahren vielfach mit diesen biolo- gischen Arten befasst habe, so sei es mir gestattet, Ihnen in aller Kürze den heutigen Stand unserer Kenntnisse auf diesem Gebiete vor Augen zu führen und im Zu- sammenhange damit die Frage zu erörtern, was wir aus dem Studium der biologischen Arten der parasitischen Pilze in Bezug auf die Frage nach der Entstehung der Arten für Gesichtspunkte gewinnen können.
Lassen Sie mich zunächst an einigen Beispielen das Wesen und die Eigentümlichkeiten der biologischen Arten besprechen. Am gründlichsten und allseitigsten sind dieselben studiert für die Uredineen. Es sind für sie so zahlreiche Fälle von biologischen Arten bekannt, dass man bei der Auswahl von Beispielen geradezu in
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Verlegenheit kommt: Stellen wir den von ERIKSSON!) so eingehend bearbeiteten Schwarzrost des Getreides: Puccinia graminis voran. Bekanntlich gehòrt dieser Pilz zu den wirtwechselnden Uredineen. Er bildet seinen Aecidienzustand auf der Berberitze, während seine Uredo- und Teleutosporenform auf Gramineen lebt; und zwar sind die Gramineen, auf denen er beobachtet ist, ganz ausserordentlich zahlreich, den verschiedensten Gattungen und Arten angehörig. Vergleicht man nun die Schwarzroste dieser verschiedenen Gramineen unter- einander, so ist man nicht im Stande, irgend einen mor- phologischen Unterschied zwischen denselben herauszu- finden. Greift man aber die Sache experimentell an, so ergibt sich, dass der Schwarzrost einer dieser Gramineen nicht ohne weiteres auf alle andern übertragen werden kann. Vielmehr muss man hier eine Reihe von ver- schiedenen biologischen Arten auseinander halten, von denen jede nur eine beschränkte Zahl von Gräsern be- wohnt. Es sind das die folgenden:
Forma Avenae auf Hafer und ausserdem noch auf 18 andern Gramineen, 13 verschiedenen Gattungen an- gehörend.
Forma Secalis auf Roggen, Gerste und 8 andern Gramineen.
Forma Airae auf Arra caespitosa und A. bottnica.
Forma Agrostis auf Agrostis canina und A. stolo- nifera.
Forma Poae auf Poa compressa, bisweilen auch auf P. caesta und ?. pratens:s.
Forma T7ritzcz auf Weizen, bisweilen auch auf Gerste, Roggen oder Hafer.
1) ERIKSSON J. und E. HENNING, die Getreideroste, ihre Geschichte und Natur, sowie Massregeln gegen dieselben. Stockholm 1896. — Über die Spezialisierung des Getreideschwarzrostes in Schweden und in andern Ländern. Centralblatt für Bakteriologie II. Abteilung Bd. IX 1902 p. 590, woselbst weitere Literaturangaben.
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Wir sehen also, dass die eine Spezies Puccinia gramints in sechs, durch die Auswahl ihrer Nahrpflan- zen verschiedene biologische Unterarten zerfallt, die morphologisch von einander nicht zu unterscheiden sind. Die: Zahl derselben dürfte sich durch weitere Versuche noch vermehren. Vergleicht man sie nun miteinander, so ergibt sich, dass sie nicht alle sechs gleich um- fassend sind: eine derselben geht auf 19 verschiedene Gramineen, die z. T. verschiedenen Gattungen ange- hòren, andere beschränken sich auf wenige Arten der gleichen Gattung. Man sieht ferner, dass diese biolo- gischen Arten scharf gegeneinander abgegrenzt sind: sie haben keine Nahrpflanze gemeinschaftlich. Nur die sechste macht hiervon eine Ausnahme, indem sie gelegentlich auch Nahrpflanzen der andern Formen befallen kann.
Als weiteres Beispiel sei ein Fall angeführt, der von KLEBAHN!) einer sehr gründlichen experimentellen Untersuchung unterworfen worden ist: es handelt sich um eine Puccinia vom Typus der Pucc. sesselzs, welche ihre Teleutosporen auf Pralarıs arundinacea, ihre Aecidien auf Zz/zaceen bildet, sie wird von KLEBAHN als Puccinia Smelacearum-Disraphidıs bezeichnet. Dieselbe zerfällt nach bisherigen Untersuchungen in drei biologische Ar- ten, von denen die erste ihre Aecidien auf Po/ygona- Zum, Convallaria, Paris und Majanthemum bildet, wäh- rend die zweite nur Convallaria, die dritte nur Parzs befallt. Hier umfasst also die eine biologische Art die Nährpflanzen der beiden andern.
Die gegenseitige Abgrenzung biologischer Arten kann aber eine noch unschärfere sein, ihr Unterschied ist dann, wenn ich so sagen darf, oft nur ein gradueller, in der Weise, dass von zwei morphologisch gleichen Uredineen die eine die Nährpflanze A intensiv, die Nähr-
1) KLEBAHN: Kulturversuche mit Rostpilzen, speziell VII. Bericht. Pringsheims Jahrbücher für wiss. Botanik Bd. XXXIV.
PRO EU AA FAN Es RR Er Urn ; LE ce
pflanze B dagegen schwach befällt, während die zweite umgekehrt die Nährpflanze A schwach, B aber intensiv angreift. Derartigen Beispielen begegnen wir z. B. unter den von KLEBAHN!) so ausserordentlich sorgfältig stu- dierten Weiden- Melampsoren.
Sehen wir uns jetzt auch in andern Pilzgruppen um, so finden wir unter denselben vielfach ganz analoge Verhältnisse, aber doch nicht überall gleichartig. Schon vor mehreren Jahren hat BREFELD?) Ustzlago Segetum in biologische Arten zerlegt, NEGER?) hat vor kurzem für die Æryszphaceen solche nachgewiesen. Eine Reihe weiterer Untersuchungen über diesen Gegenstand sind auf meine Veranlassung im bernischen botanischen In- stitut ausgeführt worden:
Den Uredineen sehr ähnliche Verhältnisse fand Herr Dr. STÄGER*) beim Mutterkornpilz Claviceps pur- purea. Dieser ist eine morphologisch einheitliche Art, welche auf einer ganzen Reihe von Gramineen lebt. Übertragungsversuche von einer dieser Gramineen auf die andern ergaben aber wieder mehrere biologische Arten: von diesen ist eine sehr umfassend: es ist das die Roggenbewohnende Form; diese geht ausserdem auf Gerste, Tritzcum Spelta, Dactylis glomerata, einige Poa-Arten, Anthoxanthum, Arrhenatherum elatius, im ganzen auf etwa 20 Gramineen iber. Nicht identisch mit ihr ist aber die Form auf Zolium, welche man bisher immer beschuldigte, sie infiziere die Roggen-
1) KLEBAHN. Kulturversuche mit Rostpilzen, V.—XI, Bericht (Zeit- schrift für Pflanzenkrankheiten Bd. VI—IX, XI). Pringsheims Jahrb. für wissenschaftl. Botanik Bd. 34 u. 35. Jahrbuch der hamburgischen wissen- schaftl. Anstalten XX, 3. Beiheft.
?) Untersuchungen aus dem Gesamtgebiete der Mykologie Heft XI. Die Brandpilze 1895.
3) Beiträge zur Biologie der Erysipheen, 2. Mitteilung, Flora Bd. 90 1902.
4) Infektionsversuche mit Gramineen bewohnenden C/aviceps-Arten. Botanische Zeitung 1903.
felder: diese befiel ausser einigen Zo/sum-Ärten nur noch Bromus erectus; besondere biologische Arten dürf- ten ferner diejenigen auf Poa annua und Brachypodium silvaticum sein. Von speziellem Interesse ist es dabei zu konstatieren, dass diese biologischen Arten des Mutterkorns in der Auswahl ihrer Wirte mit denen des Schwarzrostes nicht übereinstimmen: das Mutterkorn des Roggens geht z. B. auf Gramineen über, welche vom Roggenschwarzrost nicht befallen werden.)
Machen wir von den Ascomyceten einen Sprung zu den einfachsten parasitischen Pilzen, so hat es R. LUDI?) sehr wahrscheinlich gemacht, dass bei den Chytridiaceen die Artunterschiede weit mehr im biologischen Ver- halten als in morphologischen Unterschieden zu suchen sind.
Aber nicht in allen Pilzgruppen scheint das Ver- halten dasselbe zu sein. ALB. EBERHARDT *) hat in dieser Richtung einen Vertreter der Peronosporeen, Cystopus candidus, untersucht, der auf sehr zahlreichen Cruciferen lebt, aber ohne bis jetzt mit Bestimmtheit biologische Arten unterscheiden zu können‘) und Fräulein C. POPTA konnte mit Profomyces macrosporus eine ganze Anzahl verschiedener Umbelliferen infizieren.?)
Als das extremste Gegenstück zu den Uredineen mit ihrer weitgehenden und - ausgesprochenen Aus- bildung von biologischen Arten kann man endlich
1) Nämlich auf Dactylis glomerata, Poa compressa, P. caesia, P. pratensis, Triticum Spelta. Dagegen sind ausser dem Roggen beiden gemeinschaftlich: Æordeum vulgare und A. murinum.
2) Beiträge zur Kenntnis der Chyfridiaceen. Hedwigia 1901.
3) Zur Biologie von Cysfopus candıdus. (Vorläufige Mitteilung.) Centralblatt für Bakteriologie, Parasitenkunde und Infektionskrankheiten II. Abt. Bd. X 1903 p. 655.
4) Höchstens dürfte die Form auf Brassica, Sinapis und Diplo- taxis von den übrigen biologisch verschieden sein.
5) Beitrag zur Kenntnis der Âemiasci. Flora 1899 Heft 1.
jene fakultativen Parasiten betrachten, welche wie Bozry- fis cinerea unter geeigneten Bedingungen die verschie-
‘ densten Pflanzen befallen können.
Überblickt man die ganze Reihe der bespro- chenen Beispiele, so ergibt sich daraus, dass das Vor- kommen von biologischen Arten eine bei parasitischen Pilzen sehr verbreitete Erscheinung ist, dass aber die Spaltung in solche biologische Formen nicht in allen Fällen den gleichen Grad erreicht.
Wenn wir uns nun die Frage stellen wollen, wie die biologischen Arten entstanden sind, so wird man vom phylogenetischen Standpunkte aus von vornherein geneigt sein, den biologischen Formen einer Spezies, z. B. des Schwarzrostes oder Mutterkorns einen gemein- schaftlichen Ursprung zuzuschreiben. Dies vorausgesetzt sind zwei Fälle denkbar: entweder die Stammform be- wohnte nur eine einzige Nährpflanze und die Descenden- ten gingen dann nach und nach auf neue Nährpflanzen über, oder aber die Stammform bewohnte ohne Aus- wahl alle diejenigen Wirte, auf denen heute deren Descendenten leben, und die Descendenten spezialisier- ten sich im Laufe der Zeit auf einzelne dieser Nähr- pflanzen. |
Von diesen beiden Alternativen ist die zweite jeden- falls auf den ersten Blick die plausibelste und erklärt auch weitaus am einfachsten die vorhin besprochenen Tatsachen. Man würde sich auf dem Boden dieser Vor- stellung die parasitischen Pilze aus Saprophyten her- vorgegangen denken, aus denen dann zunächst multivore Parasiten entstanden, die: sich im Laufe der Zeit mehr und mehr in biologische Arten spezialisierten. Die oben besprochenen verschiedenartigen Fälle von weit- gehender oder weniger weitgehender, von schärferer oder weniger scharfer Spaltung in biologische Arten würden ebensovielen Stadien dieser fortschreitenden Spezialisation entsprechen. Als weitere Konsequenz
MEET
dieser Anschauung ergibt sich die Ansicht, dass die in der Spezialisation am weitesten fortgeschrittenen Gruppen die sind, welche am längsten parasitische Lebensweise geführt haben. So wären z. B. die Uredzneen seit län- gerer Zeit Parasiten als Bofrytis oder als die phanero- gamischen Parasiten der Gattung Cuscuta, deren einzelne Arten sehr zahlreiche und verschiedenartige Nährpflan- zen befallen und nicht in biologische Arten zerlegt wer- den zu können scheinen.
Dem gegenüber darf aber nicht verschwiegen wer- den, dass auch der andere Fall: Übergang eines Para- siten auf eine neue Nährpflanze vorkommen kann, ja direkt beobachtet ist. Zwei sehr interessante Beispiele mögen hiefür den Beleg bilden, auf die KLEBAHN!) hin- gewiesen hat. Auf der Weymouthkiefer lebt in Nord- europa sehr häufig ein Blasenrost, der seine Uredo- und Teleutosporenform auf Rzbes-Arten bildet. Da nun die Weymouthkiefer in Amerika zu Hause ist, sollte man glauben, es sei auch ihr Parasit von dorther eingewan- dert. Merkwürdigerweise ist aber letzterer in Amerika nicht bekannt; es bleibt also nur die Annahme übrig, dass der Pilz ursprünglich auf einer andern nahe ver- wandten europäischen Conifere lebte und von dieser erst nachträglich auf die Weymouthkiefer übergegangen ist. Und diese andere Conifere ist die Arve, auf welcher denn auch in der Tat der Pilz ebenfalls nach- gewiesen worden ist.?) — Der zweite Fall betrifft die Teleutosporenform des Rindenblasenrostes der gemeinen Kiefer, die bisher auf Véncetoxicum und Paeonia be- kannt war. KLEBAHN zeigte nun, dass dieser Pilz auch
1) Kulturversuche mit Rostpilzen XI. Bericht. Jahrbuch der Ham- burgischen wissensch. Anstalten XX. 1902. 3. Beiheft.
2) Von TRANZSCHEL für die sibirische Arve. Ein weiterer BOC hiefür ist der Umstand, dass ich die Teleutosporen dieses Pilzes im Oberengadin mit der Arve vergesellschaftet, aber von jeder Weymouth- kiefer weit entfernt aufgefunden habe.
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auf eine in Südafrika einheimische Scrophulariacee Nesme- sia übertragen werden kann, die jedenfalls in ihrer Hei- mat diesen Parasiten nie gekannt hat. Die Möglichkeit eines solchen Überganges auf eine neue Nährpflanze erklärt sich wahrscheinlich aus übereinstimmenden che- mischen und anatomischen Eigentümlichkeiten der neuen Nährpflanze mit der ursprünglichen. Jedenfalls weisen aber solche Beobachtungen darauf hin, dass man sich in den Vorstellungen über das Zustandekommen der biologischen Arten vor Einseitigkeiten hüten muss. Nun erhebt sich aber noch eine weitere Frage; es ist das diejenige, welche in neuerer Zeit vielfach Gegen- stand der Diskussion gewesen ist, nämlich die Frage nach den Ursachen der Spezialisation. Es sind hier wiederum zwei Möglichkeiten vorhanden. Entweder die Bildung von biologischen Arten ist Folge von Vor- gängen, die sich unabhängig von der Nährpflanze im Parasiten vollzogen haben, vielleicht auf dem Wege der Mutation in DE VRIESschem Sinne, oder aber es handelt sich um eine Angewöhnung des Parasiten an seine Nähr- pflanze. Es haben sich z. B. MAGNUS!) und in neuerer Zeit VON WETTSTEIN*) entschieden auf letzteren Standpunkt gestellt. Letzterer betrachtet die biologischen Arten direkt als ein Argument zu Gunsten der Entstehung neuer Formen durch direkte Anpassung und Vererbung erworbener Eigenschaften. Diese Alternative kann na- türlich nur auf experimentellem Wege entschieden wer- den, und es hat denn auch KLEBAHN*) diesen Weg mit Erfolg betreten. Es war schon oben die Rede von Puccinia Smilacearum-Digraphidis, welche in einer ihrer
1) Hedwigia 33, 1894, p. 82.
?) Der gegenwärtige Stand unserer Kenntnisse betreffend die Neu- bildung von Formen im Pflanzenreiche. Berichte der deutschen botani- schen Gesellschaft Jahrg. 18, 1900, p. 184. — Der Neo-Lamarkismus und seine Beziehungen zum Darwinismus. Jena. G. Fischer. 1903.
3) Kulturversuche mit Rostpilzen XI. Bericht Le.
Formen mit ihren Aecidien Polygonatum, Majanthemum, Paris und Convallaria bewohnt. Nun hat KLEBAHN seit dem Jahre 1892 diesen Pilz Jahr für Jahr immer wieder ausschliesslich auf Polygonatum übertragen, so dass er jetzt seit 10 Jahren niemals mit einer der andern ge- nannten Gattungen in Berührung kam. Das Resultat bestand darin, dass Polygonatum in den letzten Jahren stets sehr sicher, gleichmässig und reichlich infiziert wurde, während die Infizierbarkeit der andern Wirte teils erhebliche Schwankungen gezeigt hat, teils allmäh- lich ganz verschwunden zu sein scheint. Dieses Resul- tat spricht also dafür, dass ein Parasit durch längere Zeit hindurch wiederholte Kultur auf derselben Nähr- pflanze sich ausschliesslich an diese anpasst. Wir hätten es also wirklich, um mit MAGNUS zu sprechen, mit „Ge- wohnheitsrassen“ zu tun und die Anpassung ar be- stimmte Nährpflanzen kann demnach als ein Fall von Erblichkeit erworbener physiologischer Eigenschaften aufgefasst werden. Immerhin ist auch nach dem be- sprochenen Versuchsergebnis noch einige Zurückhaltung angezeigt. KLEBAHN weist ausdrücklich darauf hin, und es gibt immerhin Tatsachen, die damit nicht ganz im Einklang zu stehen scheinen. Wie kommt es z. B., dass bei einzelnen Arten eine Spezialisation auch an solchen Stellen beobachtet wird, wo die Nährpflanzen mehrerer biologischer Arten vorkommen? Puccinia Caricis-mon- tanae zerfällt z. B. in zwei biologische Arten, von denen die eine mit ihren Aecidien auf Cenzaurea montana, die andere auf Centaurea Scabiosa lebt, und diese beiden biologischen Arten beobachtet man in den Voralpen zuweilen nebeneinander am gleichen Standorte; hier lag also im Grunde kein Anlass zu einer Gewöhnung an die eine der beiden Nährpflanzen vor. ')
1) Vgl. Ed. Fischer Entwicklungsgeschichtliche Untersuchungen über Rostpilze. Beiträge zur Kryptogamenflora der Schweiz. Heft I. 1898. — W. Bandi Beiträge zur Biologie der Uredineen (Hedwigia 1903.)
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Nachdem sich aus dem Gesagten mit grosser Wahr- scheinlichkeit die Entstehung der biologischen Arten durch direkte Anpassung an die Nährpflanzen ergeben hat, bleibt nur noch ein Punkt zu untersuchen ùbrig: Dürfen wir dieses Ergebnis verallgemeinern und es auch auf die morphologisch von einander verschiedenen Ar- ten anwenden? oder präziser ausgedrückt: Sind die bio- logischen Arten werdende Arten, Anfänge von morpho- logisch distinkten Spezies? Die Betrachtung der syste- matischen Verhältnisse der parasitischen Pilze scheint auf den ersten Blick auf eine Bejahung dieser Frage hinzuweisen. Eine moderne Monographie z. B. einer Uredineengruppe würde ungefähr folgendes Bild dar- bieten: Zunächst fände man eine Hauptklassifikation, bei der die Arten etwa nach der Skulptur der Teleuto- sporen eingeteilt werden; kleinere Artengruppen würden dann nach Lage und Zahl der Keimporen gebildet, weiter folgen Arten, zwischen denen die Unterschiede, ich möchte sagen nur noch in einem „mehr oder weniger“ bestehen: in kleinen Differenzen der Form und Grösse der Sporen, die oft deshalb schwer nachweisbar sind, weil die individuellen Unterschiede der Sporen in einem Sporenlager oft grösser sind als die Speziesunterschiede. Und endlich zerfallen die so unterschiedenen kleinen Arten in biologische Arten, welche keinerlei morpho- logische Unterschiede mehr erkennen lassen. Um ein Beispiel zu geben, teilt LINDROTH in seiner kürzlich er- schienenen Monographie der Umbelliferen-bewohnenden Uredineen!) die Puccinien dieser Gruppe zunächst nach der Beschaffenheit der Teleutosporenoberfläche in einige grössere Gruppen, diese zerfallen wieder in einzelne Arten, die sich durch Lage und Zahl der Keimporen, durch die Sporenform etc. unterscheiden, weiterhin
1) Die Umbelliferen-Uredineen. Acta societatis pro Fauna et Flora Fennica 22 Nr. 1.
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folgen Arten, die sich nur durch ganz geringfügige Ver- schiedenheiten der Membrandicke, der Sporendimen- sionen etc. auseinanderhalten lassen. Endlich hat kürz- lich Herr O. SEMADENI!) mehrere dieser letzteren noch in biologische Arten zerlegt. Wir finden also eine kontinuierliche Abstufung von biologischen Arten zu mor- phologisch verschiedenen Arten verschiedenen Grades, eine Abstufung, so allmahlich, dass es bei einer mono- graphischen Bearbeitung oft sehr schwer hält zu ent- scheiden, ob man gewisse Formen als morphologisch verschieden oder nur als biologische Arten auseinander- halten soll. Das alles spricht scheinbar dafür, dass die morphologischen Arten gewissermassen die direkte Fort- setzung der biologischen seien, also die biologischen Arten beginnende morphologische. Die Berechtigung einer solchen Auffassung scheint noch plausibler, wenn wir hinzufügen, dass auch gewisse morphologische Eigen- tümlichkeiten der Uredineen durch äussere Einwirkungen beeinflusst werden können. So hat O. MAYUS?) gezeigt, dass die Membrandicke der Peridienzellen von schattiger oder sonniger Standortsbeschaffenheit abhängig sei und einen gewissen Parallelismus mit der Blattstruktur der Nährpflanze zeigt.
Aber dennoch sprechen eine Reihe von Tatsachen dagegen, dass man so ohne weiteres die morphologisch verschiedenen Arten als Fortsetzung der biologischen Arten betrachten dürfe. Um nur Eines herauszugreifen, sei hier das Verhalten der Gattung Gymnosporangzum angeführt. Bei derselben werden verschiedene Arten auseinandergehalten, die oft nur kleine, aber dennoch sehr scharfe und konstante morphologische Unterschiede
1) ©. SEMADENI. Kulturversuche mit Umbelliferen-bewohnenden Rostpilzen. Centralblatt für Bakteriologie; Abt. II Bd.X 1903 p. 522.
2) Die Peridienzellen der Uredineen in ihrer Abhängigkeit von Standortsverhältnissen. Centralblatt für Bakteriologie 1903.
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aufweisen, aber gerade hier ist die Auswahl der Nähr- pflanzen nicht eine entsprechend scharfe, die Arten haben oft gemeinsam die gleichen Wirte; kurz gesagt: Die bio- logischen Unterschiede sind hier weniger ausgesprochen als die morphologischen.)
Ich will nun natürlich mit diesem Einwand nicht sagen, dass der direkten Bewirkung durch die Nähr- pflanze jeder Einfluss auf die morphologischen Verhält- nisse abgesprochen werden soll, aber jedenfalls genügt dieser Faktor für sich allein nicht als Hypothese für die Entstehung der morphologisch verschiedenen Arten. Es spielen vielmehr hier noch andere Faktoren mit. Man wird z. B. sehr geneigt sein, auf die Entstehung von Uromycesarten aus Pucciniaarten oder umgekehrt die DE VRIESsche Mutationstheorie anzuwenden.?) i
Resümieren wir, so kommen wir bei den parasitischen Pilzen für die Frage nach der Entstehung der Formen zu dem gleichen Resultat, welches sich auch in andern Gebieten ergeben hat, nämlich, dass es sich hier um komplizierte Erscheinungen handelt, bei denen nicht nur ein Faktor in Betracht kommt. Wir müssen viel- mehr bei den einzelnen Arten mit NÂGELI Anpassungs-
!) Hier könnte auch auf eine Beobachtung von E. JACKY (Die Compositenbewohnenden Puccinien vom Typus der Puccinia Hieracit (Zeitschrift f. Pflanzenkrankheiten 1900) hingewiesen werden: bei P. Cen- faureae weist derselbe zwei Formen nach, die geringe Unterschiede in ihren Teleutosporen und Uredosporen zeigen, gleichzeitig kommt aber hier auch eine Spezialisation in zwei biologischen Arten vor; aber diese biologischen Arten decken sich nicht mit den zwei morphologisch ver- schiedenen Formen; wir hätten hier vielleicht gleichzeitig nebeneinander biologische Arten und beginnende morphologische Arten, die aber nicht parallel gehen. Immerhin bedarf dieser Fall noch genauerer Untersuch- ung, er sei daher hier nur unter allem Vorbehalt angeführt.
?) Dafür spricht die so häufige, Beobachtung von einzelligen (Uromyces-) Teleutosporen in Puccinia-Teleutosporenlagern. Freilich müsste hierfür nachgewiesen werden, dass diese einzelligen Teleuto- sporen sich wirklich als Uromyces vererben.
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merkmale und Organisationsmerkmale auseinanderhalten. Die erstern kònnen wir durch direkte Bewirkung von | Seiten äusserer Faktoren erklären, zu ihnen gehören vor allem die biologischen Eigentümlichkeiten, vielleicht auch ein Teil der morphologischen Artmerkmale. Der Haupt- sache nach wird man aber die morphologischen Art- charaktere als Organisationsmerkmale betrachten, die sich nicht auf direkte Bewirkung durch die Nährpflanze oder andere äussere Faktoren zurückführen lassen.
Die forstlichen Verhältnisse des Kantons Tessin. Von Kantonsforstinspektor F. Merz, Bellinzona. Mit Tafeln und Karten.
- 1. Bodenoberfläche.
Ein Blick auf die geologische Karte oder ein auch nur flüchtiger Besuch im Kanton Tessin zeigt uns, wie überaus widerstandsfihig die Gesteinsmasse ist, aus welcher die ausgedehnten, tief eingeschnittenen Haupt- und Seitentäler gebildet sind. Die oft über 1000 m. hoch sich auftürmenden Felsmassen sind, mit Ausnahme des südlichen Kantonsteiles, wo Do/omit, Kalk u. Porphyr vorherrschen, Arzstallin:scher Formation: Gneiss, Granit und Glimmerschiefer. Der leicht spaltbare Gneiss er- möglicht eine Industrie, welche 2—3000 Arbeitern reichlichen Verdienst gewährt. Wo aber der Glimmer- schiefer vorherrscht, wie dies südlich des Camoghe und des Tamaro der Fall ist, da verwittern die Berge, namentlich wenn sie ihres Waldschmuckes beraubt sind, sehr leicht und richten in den unterhalb liegenden Gebieten mit ihren Geschiebsmassen grossen Schaden an.
Ungemein charakteristisch für die tessinische Land- ‚schaft ist die 7errassenbildung ; die Berge steigen vom Tale aus schroff an, dann folgt eine Terrasse mit fruchtbaren Wiesen und Feldern und oft wohlhabenden Ortschaften ; wieder folgt ein steiler, bewaldeter Abhang und endlich, als letzte Terrasse, die ausgedehnten Alp- weiden, über welchen dann die zackigen Felsspitzen sich erheben.
Betrachtet man diese Urgebirgskolosse von unten, scheinen dieselben unverwüstlich zu sein. Dem ist aber . nicht so. Eine Unzahl prähistorischer Felstrümmer in
fast allen Tälern des nördlichen Kantonsteiles (des sSopraceneri“) beweisen uns, dass auch der Granit und Gneiss dem Zahne der Zeit weichen muss. Auch in histo- rischer Zeit kamen einige grosse Felsstürze vor, wie derjenige von Biasca im Jahre 1513.
Im September 1799 hatte ein Bergsturz bei Grono die Moësa aufgestaut und der 1812 bei Orell-Füssli in Zürich erschienene helvetische Almanach erzählt davon, dass die Moësa in der Nacht auf einmal losbrach, viele Gebäude mit sich riss, bis auf 100 Schritte vor Bellinzona die grössten Baumstämme brachte und viele Russen „ersäufte“, die auf der Ebene zwischen Bellin- zona und Castione kampierten. Ein Glück für die Armee Souwarows sei es gewesen, dass sie tags zuvor bereits aufgebrochen war.
Und wem ist nicht noch der am 28. Dez. 1898 erfolgte mächtige Felssturz am Sasso rosso oberhalb Airolo im Gedächtnis? Mit furchtbarer Gewalt durch- brach derselbe den wohl gepflegten Bannwald und knickte wie Zündhölzchen fast meterdicke Tannen.
Orographisch kann der Kanton Tessin in zwei bezw. drei Gebiete eingeteilt werden, in das Gotthard- und tessinische Massiv und das Gebiet der transalpinischen Seen. Letzteres nimmt die südliche, mehr hügelförmige Partie des Kantons ein und wird vom nördlichen, gebirgigen Teil durch eine Scheidelinie getrennt, welche vom Veltlin nach dem Morobbia- und Onsernonetal sich hinzieht und dort wieder nach Italien hineinreicht. Mit Ausnahme des Camoghe überschreitet kein Berg der südlichen Region 2coo m., während wir in den Ausläufern des Gotthardmassives zahlreiche Spitzen mit 2500— 3000 m. und ausgedehnte Gletscher antreffen.
Der Kontrast zwischen der nördlichen und südlichen Hälfte des Kantons Tessin ist grossartig; dort wilde Berge mit ausgedehnten Gletschern, Felspartien, Weiden und Tannenwäldern, während hier die schönsten, an- .
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mutigsten Landschaftsbilder uns erfreuen, in welchen die nordische Vegetation in die üppige Pflanzenwelt des Südens übergeht; hier treffen wir noch die letzten Tannen und Alpenrosen gemischt mit Oliven, Lorbeeren, Granatbäumen u. s. w.
Was das //ussystem betrifft, ist weitaus der grösste Teil unseres Kantons mit den beiden grossen Becken des Ceresio und des Verbano dem Tessin, bezw. dem Po tributpflichtig. Einzig die aus dem Muggiotal kommende Breggia mit einigen kleinen Bächen fliesst in den Comersee nach der Adda und der nördlichste Teil des Kantons am Gotthard (Reuss) und im Cadlimotal (Medelser Rhein) entsendet seine Quellen nach dem Rheine.
In geologischer Hinsicht können wir zwei ausge- prägte Gebiete unterscheiden, dasjenige des Urgebirges (Granit, Gneiss und Glimmerschiefer) und dasjenige des Dolomites, Kalkes und Porphyres. Diese beiden Gebiete werden ungefähr durch eine Linie getrennt, welche den Comersee und den Lago maggiore in zwei gleiche Hälften teilt.
Auf diesen zwei Gebieten treffen wir hie und da noch jüngere Formationen, wie z. B. im kristallinischen Massive des Leventina- und Bleniotales mächtige Adern von Dolomit, welche uns viel zu schaffen geben. Wo nämlich dieselben mit dem Gneiss zusammentreffen, bilden sich mächtige Rüfen und gefährliche Wildbäche (Piumogna und Froda bei Faido und Prugiasco im Bleniotal).
Moränen und Findlingen begegnen wir fast überall im ganzen Kantone, und durchwegs liefern dieselben ausserordentlich frischen, fruchtbaren Boden, der sich auf den oft öden, fast unproduktiven Abhängen als grüne prächtige Oasen abhebt und mit den schönsten, farbenprächtigsten und seltensten Alpenblumen ge- schmückt ist.
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2. Klima.
Selten gibt es einen Fleck Erde, welcher, wie der Kanton Tessin, auf so kleiner Fläche eine so grosse Mannigfaltigkeit im Klima aufweist. In wenigen Stunden gelangt man vom ewigen Schnee (2500— 3000 m.) durch die Alpenwelt herunter nach Airolo (1150 m.), von wo uns der Gotthardzug in drei Stunden an das südliche Ende in Chiasso führt.
Während etwa 800 m. oberhalb Airolo der Holz- wuchs aufhört, um den ausgedehnten Weiden und nackten Felsgipfeln Platz zu machen, befinden wir uns in der obern Leventina mitten in der Region der Vade/- holzwaldungen. In Faido (750 m.) stellen sich die ersten Vorposten der Xas/anien-Selven ein, welche gegen Biasca (300 m.) hin ganze Wälder bilden. |
In Giornico befinden wir uns schon mitten im tessinischen Weinbau, welcher daselbst bis auf 700 m. ansteigt. Welch’ ein mächtiger Unterschied bietet sich uns hier, wo wir in vier Stunden vom Gletscher des Campo Tencia (3000 m.) zum intensiven Weinbau her- untersteigen können !
In Bellinzona (232 m.) angekommen, erfreuen unser Auge die mit Weinreben, Pfirsichbäumen und Maisfeldern durchkreuzten, saftigen Wiesen. Die erste Stufe der rechts und links ansteigenden Berge sind mit Reben bekleidet, welche den besten Wein des Kantons, den sog. Nostrano liefern; alsdann folgen Kastanien- Hoch- und Niederwaldungen, um dann der Buche und Birke (700—900 m.), weiter den Nadelhölzern (900— 13500 m.) und schliesslich den Weiden und kahlen Felsen zu weichen.
Vom Monteceneri, wo wir uns in den schönsten Kastanien-Selven des Kantons befinden, führt uns der Gotthardzug in wenigen Minuten an die unvergleichlich malerischen Gestade des Luganersees (274 m). In Gandria und Castagnola fühlen wir uns so eigentlich
Merz, Forstl. Verh. d. Kts. Tessin (Atti Soc. Elv. Se. nat. Locarno 1903). Tafel 1.
Wildbach Colla-Signôra im Val Colla.
Aufforstung und Verbauung des linken Abhanges des Wildbaches Colla-Signöra im Val Colla. Geologische Unterlage: Leicht verwitterbarer Glimmerschiefer.
1890--1900 wurden im Einzugsgebiet dieses Wildbaches 71 ha aufgeforstet mit 6600 Kg. Grassamen und 550,000 Lärchen, Fichten, Kiefern und Erlen. Kosten . : : Ò ï - R Fr. 26,008.—
86 Querbauten mit Wasserableitungskanälen, 13,604 m$ Wrockenmauern, Flechtwerken etc. n 143,465. Total Fr. 169,473. — Subvention des Kantons 20°, des Bundes 70/0 für Aufforstung, 500/ für Verbauung. Der Erfolg ist pin sehr befriedigender. Der frühere gefährliche Wildbach hat den Charakter eines ruhigen Baches angenommen.
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im südlichen Klima, umgeben von Feigen-, Oliven- und Zitronenbäumen mit der Blumen-Esche (/raxınus Ornus), welche jene grauen Kalkabhänge so überaus freundlich gestalten. Auch die amerikanische Agave ziert dieselben hie und da mit der prunkenden Pracht ihrer mächtigen Blüten.
Auf unserer Fahrt nach Mendrisio und Chiasso be- gleiten uns stets die nun girlandenfòrmig gezogenen Wein- reben, während die Abhänge des Monte Salvatore, des San Giorgio und Generoso mit Hopfenbuchen, Goldregen, Buchen, Eichen, Kastanien, Robinien etc. bedeckt sind.
Durch sehr verdankenswertes Entgegenkommen der schweizerischen meteorologischen Zentralanstalt in Zürich wurden uns die Monats- und Jahresmuittel der Tempe- raturen und Niederschlagsmengen sämtlicher Tessiner- stationen zur Verfügung gestellt, welche wir in bei- liegenden Tabellen reproduzieren. Siehe Seite 24/25.
Aus denselben geht hervor, dass wir hinsichtlich Temperatur bei gleicher Höhenlage höhere Mittelwerte, bedeutend weniger tiefe Minima, geringere Schwankungen sowohl der einzelnen Monatsmittel als auch hinsichtlich
Aenderungen von einem Tag zum andern haben, als in
der Nordschweiz.
Die Niederschlagsmenge (1400—2100 mm.) ist be- deutend grösser als in der flachen Nordschweiz, und doch ist die Zahl der Regentage kleiner als im Norden. Die Niederschläge sind also intensiver, aber weniger häufig und anhaltend. Nebel haben wir sehr selten, dagegen eine bedeutend grössere Heiterkeit des Himmels; die mittlere Sonnenscheindauer in Lugano beträgt 2247 Stun- den pro Jahr gegen 1693 in Zürich, 1681 in Basel und 1887 in Lausanne. Die mächtige Alpenkette schützt den Tessin vor kalten Winden; in Lugano fallen 85°/o aller Windbeobachtungen auf Calmen. Auch der Nord- wind ist wenigstens relativ warm; er zeigt föhnartige Eigenschaften, ist trocken und aufheiternd.
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3. Areal- und Eigentumsverhältnisse.
Der Kanton Tessin hat einen Æächeninhalf von 281,800 ha. oder ‘2818 km?. und ist der fünftgrösste der Schweiz. Ohne die Gewässer, welche eine Fläche von 81,1 km?. einnehmen, beträgt der Flächeninhalt des Kantons 2736,9 km?., wovon 866,6 km?. = 32° un- produktiv und 1870,3 km? = 68°/o produktiv sind.
Von dieser produktiven Fläche sind unbewaldet 1271,9 km?. = 46°) der Gesamt- und
63% » produkt. Fläche. bewaldet 590,4 > = 22% » Gesamt- und 32% » Produkt. Fläche.
Am meisten bewaldet ist der südlichste Teil der Mendrisiotto mit 50°/o und am geringsten bewaldet das Bleniotal mit 15 °/o der produktiven Fläche.
In Ermanglung eines kompleten Katasters kann die Waldflache momentan nicht genau ermittelt werden, ja es fehlen uns sogar noch die zwei wichtigsten topogra- phischen Blätter von Bellinzona und Osogna, weshalb obige Zahlen auf keine grosse Genauigkeit Anspruch machen können. Vom gesamten Waldareal sind zirka 70°/o Hochwaldungen und Kastanien-Selven und 30%/o Niederwaldungen.
Was die Frgentumsverhältnisse anbetrifft, gehören zirka 88°/o der Waldungen den Gemeinden und Kor- porationen (Patriziati) und ı2°/o den Privaten. Staats- waldungen existieren leider bisher noch keine; es ist aber Hoffnung vorhanden, dass durch Ankauf von auf- zuforstenden Flächen im Einzugsgebiete gefährlicher Wildbäche allmählich ausgedehnte Staatswaldungen ent- stehen werden.
Bei den Xastanien-Selven gehören Grund und Boden meistens den Korporations-Gemeinden, während die Bäume Eigentum der einzelnen Bürger sind, welche das althergebrachte Recht besitzen, auf gewissen Flächen
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Merz, Forstl. Verh. d. Kts. Tessin (Atti Soc. Elv. Se. nat. Locarno 1903). Tafel 2.
Wildbach Scareglia im Val Colla.
14 Aufforstung und Verbauung des östlichen Hanges von Scareglia im Val Colla bei Lugano. Ausgedehnte üfen entstanden infolge der Entwaldung und Weide auf leicht verwitterbarem Glimmerschiefer.
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1891-1897 wurden 28 ha. aufseforstet mit 1381 Kg. Grassamen und 219,000 Lärchen, Fichten, Kiefern und lt
à Erlen; Kosten der Pflanzung und Einzäunung 0 0 © . o . 5 o Fr. 13,182.— Î Rüfenverbauung, 50 Querbauten mit 7680 m3 Trockenmauern und zahlreichen Flechtwerken n 40,531.— N Total Fr. 53,713.— W
Subvention des Kantons 20/0, des Bundes 700) für Aufforstungen, 50° für Verbauungen. Das Resultat #
St ein ganz ausgezeichnetes. Der Abhang hat sich beruhigt und ist nun mit Wald bedeckt. N
Kastanienbäume zu pflanzen und dieselben zu nutzen (Jus plantandi).
Ganz eigentümliche und interessante Eigentums- verhaltnisse, welche uns an die deutschen Allmeinden erinnern, treffen wir in Sottoceneri (Lugano und Men- drisio). Daselbst sind die Waldungen entweder unge-
teilt (Val Colla und Malcantone) 24 Gemeinden oder real zum Eigentum geteilt I5 » oder real zur Nutzniessung geteilt 4 » teilweise ungeteilt, teils zum Eigentum
geteilt 13 » teilweise ungeteilt, teils zur Nutzniessung
geteilt 19 » zum Eigentum z»d zur Nutzniessung
geteilt 7 » unverteilt, zum Eigentum 24 zur Nutz-
niessung geteilt I »
Diese Teilungen fanden meist anfangs des letzten Jahrhunderts statt und heute macht man in einigen Gemeinden Anstrengungen, um die geteilten Waldungen wieder zusammenzulegen und rationell zu bewirtschaften.
4, Holzgewächse.
Aus der Holzsammlung, welche das tessinische Forst- inspektorat angelegt hat und welche bereits über 70 ver- schiedene, meist wildwachsende Holzarten umfasst, geht schon die Mannigfaltigkeit der Vegetation in der italie- nischen Schweiz hervor. Neben den Repräsentanten des Hochgebirges wie der Lärche, Arve, Fichte, Alpenerle, Vogelbeerbaum etc. begegnen wir in kurzer Distanz den spezifisch südländischen Pflanzen, wie der Kastanie, der Hopfen- und Hainbuche, der flaumigen und Zerr-Eiche, dem Perückenbaum, dem Zürgelbaum, der Blumenesche, dem Oel- und Feigenbaum. Im Sottoceneri hat Herr Dr. Bettelini die stattliche Zahl von 162 Arten und 46 Varietàten von Holzpflanzen konstatiert.
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Trotz des grossartigen Reichtums an einheimischen und exotischen Holzgewächsen besitzen wir doch deren nur wenige von hervorragender forstlicher Bedeutung. Es sind dies die Fichte, Lärche und Weisstanne und von den Laubhölzern die Kastanie, Buche, Erle und Eiche. Für gewisse Gebiete sind von besonderer Be- deutung auch die Föhren und Arven, Weimutskiefer und Douglastanne, sowie die Birke, Pappel, Hopfen- buche, Haselnuss, Esche, Ahorn, Platane, Akazie und Goldregen.
Eine forstlich untergeordnete Rolle spielen die hier allerdings vorzüglich akklimatisierten exotischen Nadel- und Laubhölzer, wie die verschiedenen Varietäten der Cypressen, Thuja, Chamaecyparis, Juniperus, Taxo- dium, Sequoia !), Taxus, Ginkgo, Araucaria, Pinus, Cedrus, Larix und Abies.
Fichte und Lärche sind unsere eigentlichen Hoch- gebirgsbäume, welche eine Zone von 800—1800 m. ein- nehmen?) und in lichten Beständen und vereinzelten Vor- posten selbst bis 2300 m. vordringen. In den höchsten Lagen ist die Lärche von unschätzbarem Werte; sie liefert nicht nur ein ganz ausgezeichnetes Bauholz, sondern schützt mit ihrer lichten Benadlung vielfach
. auch die nicht so wetterharte Fichte. Unter ihren lichten
Beständen gedeiht noch ein guter Rasen, so dass das Problem der Verbindung von Wald und Weide hier gelöst ist. Die schönsten und ertragreichsten Gebirgs- waldungen unseres Kantons sind ausFichten und Lärchen gebildet, welchen sich in geschützten Lagen auch die
!) Eine im Juni 1903 im Parke des Grand Hotel Locarno ge- schlagene 51 Jahre alte Sequoia hatte eine Schaftholzmasse von 5 m°.; der Gipfel war bei 22 m. abgebrochen.
2) Nach /rmhof (Die Waldgrenze in der Schweiz, Leipzig 1900) liegt die mittlere Grenze des Waldes 2zk/usive Buschwald im Tessin bei 1900 m. Der eigentliche hochstämmige Wald geht aber nach Chris? (Pflanzenleben der Schweiz) nur bis 1800 m., was Imhof bestätigt.
Merz, Forstl. Verh. d. Kts. Tessin (Atti Soc. Elv. Se. nat. Locarno 1903). Tafel 3.
Talsperre im Val Colla.
; Einige hundert solcher Sohlenversicherungen wurden in den Wildbächen des Collatales ausgeführt und zwar mit gutem Erfolge. Die Aufforstungen von über 226 ha. und die ausgeführten Wildbachverbauungen in diesem Tale kosteten ca. 1/2 Million Franken.
Diese grosse Sperre ist ganz hinterfüllt und hat demnach eine Menge Geschiebe zurückgehalten. Im Hintergrunde sieht man noch zwei weitere Sperren. Wenn der Berghang nicht felsig ist, werden zu beiden Seiten dieser Querbauten starke Flügel gebaut, um eine seitliche Erosion und Gefährdung derselben zu verhindern.
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Weisstanne beigesellt. Die Arve ist leider noch sehr wenig verbreitet und findet sich nur in kleinen Exem- plaren in Piora und am Lukmanier.
Wohl der wichtigste und für den Kanton Tessin charakteristischste Baum ist die Ede/kastanie (Castanea vesca), welcher wir mit Ausnahme der höhern nördlichen Täler (oberhalb Rodi Fiesso etc.) überall begegnen von 210 bis 1260 m. (Olivone u. Monte Boglia). Die Zone, welche ihr am besten zusagt, liegt zwischen 400 und 700 m. auf alten, von Wind geschützten Felsstürzen.
Wenn auch Prof. Engler konstatierte, dass die Kastanie am Nordfusse des Gotthard, z.B. am Vier- waldstättersee auf Neokom mit 10°/o Kalk und selbst auf Flysch mit 21° Kalkgehalt, somit auf sehr kalk- reichen Böden stockt und gedeiht, haben wir doch im Tessin die Erfahrung gemacht, dass dieselbe auf sehr kalkhaltigen Böden ein recht kümmerliches Dasein fristet. Forstinspektor Piccioli sagt, dass Kali das Vorhandensein grösseren Kalkgehaltes der Kastanie er- träglich macht.
Einen ganz interessanten Fall beobachteten wir bei Caslano, wo auf dem Dolomit nur Akazien, Zerreichen, Föhren etc. gedeihen und die Kastanie sich daselbst nur in einer scharf abgegrenzten Gruppe zeigt. Bei näherer Untersuchung konstatierten wir, dass die Kastanie da- selbst auf dem Verwitterungsprodukt einiger Findlinge stockt; ausserhalb jener Zone ist keine Kastanie mehr bemerkbar.
Im heissen Klima liebt die Kastanie eine nördliche Exposition, im Tessin dagegen mehr südliche, sonnige Lage.
Nach Piccioli blüht die Kastanie, wenn die mittlere Temperatur 15—18° C. beträgt und bringt reife Früchte, wenn sie seit der Blütezeit 2000--2300° Wärme genossen hat. Gegen Kälte ist sie wenig empfindlich. Im Jahre 1709 sind fast alle Nussbäume erfroren, während grosse
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Kastanienbäume nicht zu Grunde gingen. Auch in dem strengen Winter 1879/80 sind wenige grosse Kastanien der Kälte erlegen.
- Die im Frühling gesäten Kastanien keimen in 30 bis 40 Tagen. Würzelchen und Stämmchen erscheinen an der zugespitzten Seite der Frucht. Vielfach werden die Kastanien mit der Spitze abwärts gesteckt; viel richtiger und natürlicher ist die horizontale Lage, wie sie vom Baume fallen. Würzelchen und Stämmchen wachsen ja aus derselben Stelle heraus und können sich besser auf- und abwärts entwickeln, was auch bei der Eichel zutrifft; dieselben machen alsdann eine Bie- gung von nur 90 statt 180° (beim Stämmchen).
Keine Holzart ist so verbreitet wie die Kastanie, welche sowohl im Hochwald als Fruchtbaum wie im Ausschlagwald als Rebstecken- und Holzlieferant von hervorragender Bedeutung ist.
Den grössten Ertrag liefern die veredelten Frzcht- bäume vom 50. bis 200. Jahre, 50 bis 200 kg. Kasta- nien per Baum und Jahr. Leider wird ihrer Verjüngung viel zu wenig Aufmerksamkeit geschenkt; man trifft daher tausende von abgehenden, hohlen Bäumen. Als Eigentümlichkeit kann hervorgehoben werden, dass sehr viele ältere Kastanienbäume gedreht sind und zwar stets von rechts nach links ansteigend.
Im NMederwald wird die Kastanie meist kahl ge- schlagen und macht im ersten Jahr Triebe von 2—3 m.
. Die Stöcke erhalten ihre Ausschlagsfähigkeit 100 bis
150 Jahre.
Ausser dem Ertrag an Holz und Frucht liefern die Kastanienwälder der Landwirtschaft die unentbehrliche Streue in reichlichem Masse sowie eine mittelmässige Weide. Wo aber Ziegenweide ausgeübt wird, ist die Verjüngung der Hochwälder ungemein erschwert und die Niederwälder müssen als Xopfho/z behandelt werden, wobei die Stämme 2—3 m. über der Erde geschlagen
Merz, Forstl. Verh. d. Kts. Tessin (Atti Soc. Elv. Se. nat. Locarno 1903). Tafel 4.
Einzugstrichter des Scaregliatales im Val Colla.
Das leicht verwitterbare und wenig widerstandsfähige Gestein besteht aus weichem Glimmerschiefer (hornblendehaltig) und ist vollstindig verrüft. Die Erosion schreitet alle Jahre aufwärts und wird bald den Kamm des Gebirges erreicht haben. Die untere, linke Talseite von Scareglia ist verbaut und aufgeforstet; die grossartigen Rüfen im Ein- zugsgebiete werden wohl kaum verbaut werden können, weil jene Gemeinden sehr arm sind und das zu schützende Terrain fast wertlos ist.
werden, der Kopfholzbetrieb rentiert aber weniger und die Bäume gehen bald zu Grunde.
Eine namentlich für den mittlern und südlichen Kantonsteil sehr wichtige Holzart ist die Buche, welche wir von 280 bis 1700 m. antreffen; am besten sagt ihr aber der Gürtel von 800-1200 m. zu, wo sie meist im Niederwald gepläntert wird (furtage).
Während die Aldenerle nur als Bodenschutzholz von Bedeutung ist und vielfach als schädliche Wucher- pflanze betrachtet werden muss, ist die Wersserle zur Bestockung von Rüfen oder steriler Flussniederungen von unschätzbarem Werte. Auf kolmatierten Flächen liefert sie, gemischt mit Pappeln und Werden, erstaun- liche Erträge von 20 und mehr m°. per ha. (Tessin- korrektion).
Wegen der stets abnehmenden Nachfrage nach Eichenrinde wird den Zichenniederwaldungen nicht mehr so viel Aufmerksamkeit geschenkt wie früher; Eichenoberständer sind ungemein selten.
Die Prirke ist von ganz besonderer Bedeutung, da sie Dank ihrer Genügsamkeit sich auf den kahlen, trockenen Abhängen ansiedelt und den Anflug anderer kostbarer Holzarten (Fichten, Lärchen, Buchen) er- möglicht.
Auch der ZHaselmussbaum bedeckt ausgedehnte Hänge und liefert, wenn auch nicht wertvolle, so doch grosse Erträge an Brennholz.
Die /Yatane (Platanus occidentalis) ist kein eigent- licher Waldbaum, weil sie eine absolut freistehende Stellung verlangt. In weitem Verbande oder als Ober- ständer im Mittelwalde gibt dieselbe aber auf feuchtem Boden sehr grosse Erträge. In Caslano am Luganersee erreicht sie in 50 Jahren bis 25 m. Höhe und 80 bis 90 cm. Durchmesser und die Kronen liefern alle sechs Jahre 22 q. Astholz mit 60 Wellen, zusammen 25 q.= 2,8 m°. Holzmasse mit einem Nettoertrag von 13 Fr.
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oder Fr. 2.15 per Stamm und per Jahr. P/atanen und Pappeln verdienen entschieden einen ausgedehnteren . Anbau als dies bisher der Fall war.
Als Eigentümlichkeit des Kantons Tessin dürfen die Niederwaldungen von Hopfenbuchen, Akazien, Eschen und Blumeneschen, Goldregen, Ahornen, Ulmen, Linden etc. erwähnt werden, welche bei rationeller Behandlung grosse Erträge, 10—20 m?. per ha., liefern.
5. Betriebsart und Holzproduktion.
Wie im Klima bestehen auch in der tessinischen Forstwirtschaft gewaltige Unterschiede. Oberhalb der Ortschaften in den nördlichen Tälern begegnen wir heute noch den Pannwäldern (faure sacre) mit 200 bis 400 Jahre alten Lärchen- und Fichtenstàmmen, während die Mederwaldungen im Sottoceneri zum grossen Teil alle 5 -ı5 Jahre zur Nutzung gelangen. _
Die Æochwaldungen, welche durchwegs gepläntert werden, sind so zu sagen ausschliesslich mit Nadelholz bestockt; je nach Lage variiert die Umtriebszeit zwischen 8o und 150 Jahren. In den entlegenen Alptälern, wo nur Saumpfade existieren und der enormen Kosten wegen wohl niemals gute Abfuhrwege erstellt werden, ist eine regelmässige alljährliche Nutzung ausgeschlossen und der ausseizende Betrieb mit Nutzungen, die alle 20 bis 40 Jahre wiederkehren, wird Regel bleiben. Es hat dies seinen Grund in den kostspieligen Transport- : anlagen, welche früher aus Holzreistzügen bestanden und jetzt als Drahtriesen erstellt werden.
Die Duchenniederwälder, welche gewöhnlich ein Alter von 20—25 Jahren erreichen, werden durchwegs gepläntert (furtage), indem der Schlag sich nur auf die stärkern Stämmchen von über 6—10 cm. beschränkt. Dieser Plänterhieb kehrt alle 6—12 Jahre wieder und bietet den grossen Vorteil, dass der Boden stets gegen
die austrocknenden Winde und Sonnenstrahlen geschützt bleibt und die Ausschlagsfähigkeit der Buchenstöcke linger erhalten wird. Recht interessant und für die Erhaltung der Buchenniederwalder sehr wichtig ist die Verjüngung durch Ableger, indem Zweige vom Schnee und abfallenden Laub auf die Erde gedrückt werden, Wurzeln bilden und nach wenigen Jahren von der Mutterpflanze sich lostrennen, um als selbständige Bäume aufzutreten.
Die übrigen Niederwaldungen (Eichen, Kastanien, Erlen u. s. w.) werden gewöhnlich kahl geschlagen, weil der Schatten der übergehaltenen Stämme die Aus- schlagsfähigkeit der Stöcke schädigen würde. Diese häufig wiederkehrenden Kahlschläge sind allerdings vielerorts schuld an der Bodenverarmung; wenn man aber bedenkt, dass auf gutem Boden die ersten Jahres- triebe eine Höhe von ı1'/a bis 3 Meter erreichen, so überzeugt man sich, dass der Boden bei gut bestockten
Beständen nur auf sehr kurze Zeit der Sonne aus- -
gesetzt wird.
Durch Einpflanzung von leicht belaubten Ober- ständern (Lärchen, Birken, Eschen, Pappeln) und Um- wandlung der Niederwälder in Mittelwaldungen könnte deren Ertrag ganz bedeutend gehoben werden.
Ueber die Æo/zproduktion stehen uns leider noch sehr wenige zuverlässige Anhaltspunkte zur Verfügung. Kasthofer schätzte dieselbe im Jahre 1846 auf gut bestockten Flächen auf 100 c' per Juch. = 8 m?. per ha. und bei den damaligen Verhältnissen, wo der normale Holzvorrat bei weitem nicht mehr vorhanden war, den Jahreszuwachs nur auf ca. 2!/e m°. pro ha. Die eidgen. Expertenkommission schätzte den nachhaltigen Ertrag der tessinischen Waldungen im Jahre 1861 auf nur ı \e m°. und den normalen Ertrag auf 3/2 m°. per ha.
Die Zolsproduktion ist je nach Lage und Boden eine höchst verschiedene. Während sie in den licht
bestockten Weidewäldern kaum 1 m?. per ha. beträgt, haben wir in den gut bestockten Nadelholz- und Buchen- waldungen einen Jahreszuwachs von 4—ıo m°. per ha. Am Monte Caprino bei Lugano (300—800 m.) liefern die Kastanien- und Haselnussniederwälder in ro-jährigem Umtriebe 100—150 q. Holz à 80 Cts. per ha., was einer Jahresproduktion von 13—21 m?. mit einem Geld- ertrag von 80—120 Fr. pro Jahr gleichkommt. In Davesco-Soragno (Monte Boglia) wird ein Buchennieder- wald schon seit mehr als 40 Jahren alle drei Jahre gepläntert und gibt einen durchschnittlichen Jahres- ertrag von 90 q. à 70 Cts. — Fr. 63.— netto (zirka 12 m°.) pro ha.
Gut bestockte Kastanienniederwalder' liefern bis auf 1000 m. Höhe durchschnittlich 180 q. à 50 Cts.= go Fr. netto (25—30 m?.) pro ha.
6. Entwicklung des Forstwesens im Kanton Tessin.
Nach den geschichtlichen Ueberlieferungen war der Kanton Tessin im Anfang des verflossenen Jahrhunderts gut bewaldet. Wenn auch die Herrschaft der Land- vögte nicht immer vorbildlich war und gar oft darauf ausging, das Land auszubeuten und die Rechtspflege mit Füssen zu treten, so muss man denselben doch vom forstlichen Standpunkte aus Dank wissen. Allerdings existierte damals ein eigentliches Forstgesetz nicht, allein wir besitzen viele Urkunden aus dem 15., 16., 17. und 18. Jahrhundert, welche ihr Augenmerk auf die Erhal- tung des Waldes richteten, gewöhnlich mittelst absoluten Schlagverbotes, dann aber auch durch Ausschluss der Ziegenweide und der Streuenutzung.
Vor 100 Jahren wurde der Tessin als selbständiger Kanton anerkannt; leider war aber das von den Land- vögten in dunkler Unwissenheit niedergehaltene Volk
Merz, Forstl. Verh. d. Kts. Tessin (Atti Soc. Elv. Se. nat. Locarno 1903). Tafel 5.
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Crana-Rüfe in Signöra (Val Colla).
Im Jahre 1890 war der Wildbach von Colla und Signöra wohl der gefährlichste Zufluss des bei Lugano in den See mündenden Cassarate. Von 1891 bis 1903 wurden in
dem kleinen Seitental ,Crana“ von Signöra aufgewendet:
für Anpflanzung und Einzäununs . . . „ Verbauungsarbeiten O : È . o Total
Fr. 11,322.03 80,829.28
Fr. 92,151.31
Das Gestein ist leicht verwitterbarer und erodierbarer Glimmerschiefer, durch-
zogen von Lehmadern.
Zur Zeit ist diese sonst so gefàhrliche Rüfe ziemlich ruhig. Die meisten Quer- bauten konnten auf Felsen gebaut werden, ein unbezahlbarer Vorteil für solche Werke.
Oberhalb der Crana-Rùfe ist eine offene Schale gebaut worden, welche das ober- flàchlich abfliessende Wasser und auch Geschiebe auffingt und so die Rüfe wesentlich entlastet. Die Wirkung dieses Abzugskanales ist eine ganz ausgezeichnete.
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der Selbstverwaltung kaum gewachsen. Die politischen Wirren, welche das Land nie zur Ruhe kommen liessen, trugen auch das ihrige bei zur Missachtung der Gesetze und Verwüstung der holzreichen Waldungen.
Wahrend die Holzproduktion der 60,000 ha. Wal dungen des Kantons Tessin damals kaum mehr als 200,000 m° betrug, wurden nach den Aufzeichnungen der kantonalen Zolltabellen der 4qoer Jahre zirka 200,000 m? Holz im Werte von zwei Millionen Lire alljährlich ex- portiert, so dass der Holzkonsum im eigenen Lande von zirka 150,000 m? ausschliesslich auf der Uebernutzung beruhte.
Es scheint, dass in der ersten Hälfte des vorigen Jahrhunderts weder Volk noch Behörden einen richtigen Begriff hatten von der Bedeutung des Waldes im Haus- halte der Natur, sonst hätte man unmöglich auf solch unverantwortliche Weise die meisten Täler vollständig entwalden können.
Im Val Colla z. B., dessen Wildbach Cassarate heute durch unzählige Sperren z. T. verbaut, aber immer noch sehr gefährlich ist, wurden die mächtigen Holzvorräte an eine Familie Bianchi in Lugano unentgeltlich abge- treten, welche in Maglio di Colla ein Eisenwerk errichtete und das Roheisen mittelst Saumtieren ins Val Colla schleppte, um es daselbst zu schmelzen. Die Bevölkerung wollte sich unbedingt der Wälder entledigen, um eine möglichst ausgedehnte Weidefläche zu besitzen. Statt guter Weiden finden wir aber heute im Val Colla un- absehbare Flächen, die einzig mit Borstgras (Vardus stricta) und Heide (Caluma vulgaris) bedeckt und mit mächtigen Rüfen und Erdrutschungen durchfurcht sind. Der Waldzerstörung ist hier auch der Holzmangel buch- stäblich auf dem Fusse gefolgt, so dass die armen Frauen stundenweit ins Isonetal reisen müssen, um sich etwas Holz für die Zubereitung ihrer einfachen Speisen zu holen.
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Im Verzasca- und Maggratal scheint die Waldzer- störungswut damals den Höhepunkt erreicht zu haben, da sozusagen kein Stamm verschont blieb und hundert- tausende von Sag- und Bauhölzern durch oft stunden- lange Holzreistzüge nach dem Hauptflusse und von hier mittelst gewaltiger Klusen nach dem Lago maggiore geflôsst wurden.
Einzig in der Lavizzara, dem obersten Teile des Maggiatales, wurden in zwei Dezennien 1830— 1850 für 1,200,000 Franken Holz verkauft mit einer Masse von wenigstens 600,000 m3. Damit war der Holzvorrat zer- stört und die nachfolgende Generation konnte keinen Nutzen aus den entblössten Waldungen mehr ziehen. Im Gegenteil musste dieselbe unter den Erdrutschungen und Wasserverheerungen, welche früher sozusagen un- bekannte Dinge waren, arg leiden.
Die eindringliche Warnung des bernischen Forst- inspektors Kasthofer, welcher im Jahre 1846 die tessi- nischen Waldungen untersuchte und den jährlichen Holz- export auf 3/2 Millionen Franken veranschlagte, scheint gar keinen Eindruck gemacht zu haben. Man fuhr fort mit den wahnsinnigen Abholzungen, unbekümmert um die Bestimmungen des Forstgesetzes vom Jahre 1808 und 1840. Endlich im Jahre 1855 wurde der erste Forstinspektor gewählt in der Person des Emil Braun- schweiler von Hauptweil (Thurgau); da derselbe etwas Ordnung schaffen wollte, war er seines Lebens nicht mehr sicher und nahm schon nach vier Jahren seine Entlassung.
Schlimmer erging es noch seinem Nachfolger Forst- inspektor Andreas Giesch aus Truns (Graubünden), wel- cher 1860 gewählt und 1863 durch Grossratsbeschluss von seiner Stelle wieder entlassen wurde, da das Volk von Forstordnung nichts wissen wolle. Zur Ehre der damaligen Regierung muss aber hervorgehoben werden, dass dieselbe gegen ein solch ordnungswidriges Vor-
gehen energisch protestierte und die Wahl von Forst- männern dringend verlangte.
Da aber Menschenstimmen unbeachtet verhallten, musste ein Naturereignis eintreten, um das Volk von seiner traurigen Misswirtschaft zu überzeugen. Dieses Naturereignis trat im September 1868 in furchtbarer Weise ein; die damalige Ueberschwemmung, welche allgemein als eine direkte Folge der Waldverwüstung anerkannt wurde, verursachte dem Staate einen Schaden von einer Million und den Privaten einen solchen von über drei Millionen Franken.
Unter dem Eindrucke dieser entsetzlichen Kata- strophe entstand das vorzügliche Forstgesetz vom Jahre 1870 und bald darauf folgte die Wahl des Kantons- forstinspektors Jakob Zarro aus Soazza (Graubünden). Derselbe hatte einen harten Kampf zu kämpfen, galt es doch in erster Linie, die aus über 70,000 Stück Ziegen bestehenden Herden aus den in Verjüngung befindlichen Schlägen fern zu halten. Dem Forstinspektor Zarro, der 1889 in seinem Amte starb und durch den Referenten ersetzt wurde, verdanken wir die Grundlage für die Arbeit, welche in den letzten ı5 Jahren ausgeführt wurde.
Dem Kantonsforstinspektor wurden nach und nach die im Gesetze vorgesehenen fünf wissenschaftlich ge- bildeten Kreisforstinspektoren und im Jahre 1903 noch ein Adjunkt beigegeben, so dass das Forstpersonal jetzt aus sieben höhern Forstbeamten, 20 vom Staate besol- deten Revierförstern und aus über 200 Bannwarten be- steht; die Leistungen der letzteren sind jedoch ihrer minimen Besoldung wegen, in den meisten Fällen ro bis 50 Fr., sehr minim.
Die Hauptaufgabe des Forstinspektorates war nun, die bestehenden Waldungen zu erhalten und zu ver- bessern und die kaklen Talschaften wieder zu bewalden. Die Regierung bewilligte keine Holzschläge mehr ohne
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vorherige Untersuchung und Begutachtung des Forstin- spektorates, und an jede Bewilligung wurden geeignete Bedingungen geknüpft betreffend Erhaltung und nach- haltiger Nutzung der Waldungen. Kahlschlige in Hoch- und in Buchen-Niederwaldungen wurden überhaupt nicht mehr gestattet.
Ganz besondere Aufmerksamkeit wird seit einigen Jahren der Schlagführung und dem Holztransport ge- schenkt. Die Holzschläge sollen wenn möglich auf Rech- nung der Gemeinden geschehen und in jedem Falle ist der Holzverkauf en bloc, wie er früher allgemein üblich war, streng verboten; derselbe findet nun allgemein nach Mass und Gewicht statt. Es muss nämlich bemerkt werden, dass das Bau- und Sagholz. per m°. und das Brennholz fast durchweg per Kilozentner und nur selten per Ster verkauft wird. In den letzten zwölf Jahren betrugen die Holznutzungen im Kanton Tessin 1,639,000m?. oder 136,000 m?. per Jahr.
An Stelle des Zolstransportes mittelst Reisten und Flössen sind jetzt, in Ermangelung der Strassen in die abgelegenen Waldungen, die Drahtseilriesen getreten, welche in den tief eingeschnittenen Tälern ganz hervor- ragende Dienste leisten, da die Bach- und Flussufer nicht mehr verwundet und angerissen werden, wie dies früher beim Reisten und Flössen der Fall war. Für den Trans- port grosser Holzmassen werden Drahtseilriesen !) mit Bremsvorrichtungen und bei Niederwaldungen gewöhn- lich einfache 8—12 mm. dicke Eisendrähte verwendet. In den letzten Jahren waren im Kanton Tessin durch- schnittlich 20 grosse Anlagen mit Bremsvorrichtung und einer Gesamtlänge von zirka 45 km. und 130 einfache Eisendrähte mit einer Gesamtlänge von zirka 130° km.
1) Nähere Aufschlüsse über diese für die Hochgebirgswaldungen so hochwichtigen Transportanstalten finden sich in der Schweiz. Zeit- schrift für Forstwesen 1903 Nr. 8 und 9.
Merz, Forstl. Verh. d. Kts. Tessin (Atti Soc. Elv. Se. nat. Locarno 1903). Tafel 6.
Kastanie von Peccia (Maggiatal),
900 m. ù. M., Umfang 8,50 m., teilweise hohl, über 500 Jahre alt. Vor vielen Jahren wurde der Baum in einer Höhe von ca. 4,5 m. geschlagen, wie dies bei dem hier vielfach ge- bräuchlichen Kopfholzbetrieb geschieht (um den Schaden durch Benagen der Ziegen zu verhüten). Die auf der Schnittfläche entstandenen Triebe sind inzwischen sehr stark geworden und bilden ein mächtiges Bouquet auf dem fast 3 m. dicken Stamm.
In Peccia gedeiht die Kastanie sehr gut bis 1000 m. ü. M. Es gibt viele Exem- plare von 8—10 m. Umfang und einem Alter von 400-600 Jahren. Viele dieser kolos- salen Bäume haben 2—3 m. über dem Boden einen wulstartigen Ring, das charakteri- stische Zeichen der Veredlung. In der Tat liefern diese Bäume ganz vorzügliche, grosse und frühzeitige Kastanien.
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im Betrieb; die Erstellungskosten der ersteren kommen per lf. Meter auf 4—5 Fr. und diejenigen der einfachen Eisendrähte auf 50—60 Cts. zu stehen.
* * *
Wie wir bereits nachgewiesen haben, wurde das Zerstörungswerk in den Tessinerwaldungen in der ersten Hälfte des letzten Jahrhunderts auf die Spitze getrieben. Statt nur die Zinsen des anvertrauten Kapitals zu ge- niessen, wurde dieses selbst, die Frucht samt dem kräf- tigen Baume, genutzt, und den Nachkommen verblieben nur kahle, traurige Täler, deren fruchtbare Gelände zum grossen Teil durch Wasserverheerungen ruiniert wurden. Gewiss war es für die Regierung und das Forstinspek- torat keine leichte Aufgabe, die Wiederbewaldung der ausgedehnten, kahlen Flächen durchzuführen, umsomehr, da die freie hirtenlose Ziegenweide in den vielen Gebirgs- gemeinden noch heute an der Tagesordnung ist.
Die Arbeit der Az//orstung und Verbauung gefähr- licher Zawrnenzüge und Wildbäche wurde nun energisch an die Hand genommen. In allen Bezirken des Kantons wurden Saat und Pflanzschulen auf Rechnung des Staates angelegt mit einer jährlichen Ausgabe von ca. 20,000 Fr. Dieselben umfassten durchschnittlich ein Areal von 70,000 m°. und lieferten per Jahr ca. 800,000 Pflanzen.
In den letzten 15 Jahren wurden ca. 2500 ha. kahle Flächen mit nahezu zwölf Millionen Pflanzen und einem Kostenaufwand von 700,000 Fr. az/ge/orstet. An vielen Orten war der Effekt dieser Aufforstungen, deren Jahres- triebe 50— 80 cm. betragen, ein geradezu überraschender, indem durch dieselben der Wasserabfluss reguliert und früher gefürchtete Wildbäche in friedliche Gewässer umgewandelt wurden. Auf die einzelnen Arbeiten selbst können wir hier nicht eintreten: möchten aber alle die- jenigen, die sich um die Unschädlichmachung der Wild-
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bäche interessieren, einladen, die in den verschiedenen Tälern des Kantons ausgeführten Aufforstungen zu be- : suchen, um von obiger Tatsache sich selbst zu über- zeugen.
Einer grossen Arbeit sei hier jedoch Erwähnung getan, der Zessenkorrektion, welche sich von Bellinzona auf eine Länge von 14 km. bis zum Lago maggiore ausdehnt. Dieses grossartige Werk, welches über vier Millionen Franken kostete, schützt bei 2000 ha. Land gegen alljährliche Ueberschwemmungen. Wenn manvor nur zwôlf Jahren den Monte Ceneri hinauffuhr, bot sich dem Auge das trostlose Bild eines wild umherirrenden, verwüstenden Flusses. Heute sind auf der Tessinebene die mächtigen Kiesflächen verschwunden und an ihre Stelle ist eine Waldfläche von Erlen, Weiden und Pappeln mit einer Ausdehnung von 330 ha. getreten, wovon 260 ha. künst- lich aufgeforstet wurden.
An der Maggrakorrektion bei Locarno stehen die Verhältnisse leider nicht so günstig, weil hier das Gefäll ein viel grösseres ist, der Fluss nur sehr wenige, kol- matierende Schlammassen führt und das Konsortium für die Bewaldung des mächtigen Maggiadeltas bisher nur sehr geringe Anstrengungen gemacht hat.
Was die Ueberschwemmungen für die Talbewohner, das sind die Zawznen für die Gebirgsbevölkerung. Bei einem starken Schneefall von 4—6 m. Höhe verbreitete bisher sich Angst und Schrecken unter den Gebirgsbe- wohnern, da sie keinen Augenblick sicher waren, von einer Staub- oder Grundlawine begraben zu werden. Ueber 100 Personen sind im verflossenen Jahrhundert das Opfer der Schneelawinen geworden und unter allen Tälern wurde die Leventina und speziell das Bedrettotal am meisten durch Lawinenunglücksfälle betroffen. Einzig im Jahre 1888 wurden im Kanton Tessin 21 Personen verschüttet, wovon ro tot blieben; 27 Stück Gross- und 449 Stick Kleinvieh kamen in den Lawinen um und
Merz, Forstl. Verh. d. Kts. Tessin (Atti Soc. Elv. Se. nat. Locarno 1903). Tafel 7.
Lawinenverbauung auf der Alp Pesciora zum Schutze des Dorfes Bedretto (1405 m.) und des Bannwaldes oberhalb desselben.
Am 7. Januar 1863 zerstörte eine Lawine fast die Hälfte des Dorfes Bedretto und ver- schüttete 47 Personen, wovon 29 umkamen. Es wurden alsdann 2 grosse Mauern oberhalb des Dorfes erstellt, welche ihrem Zwecke aber nicht entprachen, indem die Lawinen über dieselben hin- weggingen. In den Jahren 1888— 1889 wurde vom Forstinspektorate auf der Alp Pesciora eine Lawinenverbauung mit 1212 m3 Trockenmauern ausgeführt, welche sich wie die übrigen 22 Ver- bauungen von Lawinenzügen im Bedretto- und Livinental bisher vorzüglich bewährt haben.
384 Ställe und andere Gebäude sowie 565 ha. Wald
mit einer Holzmasse von 38,000 m°. wurden zerstòrt.
Eine ebenso mühsame, als dankbare Aufgabe war es für das Forstinspektorat, die gefährlichsten Lawinen- züge an ihrem Ursprunge d.h. in einer Höhe von 1700 bis 2400 m. zu verbauen. In den letzten 15 Jahren wurden 23 Lawinenverbauungen ausgeführt mit 48,711 m° Trockenmauerwerk und unzahligen Pfahlreihen und einem Kostenaufwande von iber 300,000 Fr. Diese Arbeiten waren bis heute von ganz ausgezeichnetem Erfolge be- gleitet und gerne vergisst der Forstmann die vielen Mühen und Gefahren, welche mit der Projektierung und Ausführung jener Verbauungen verbunden waren, wenn er bedenkt, dass nun auch bei starkem Schneefall hun- derte von Familien des Hochgebirges ohne Angst und Sorgen sich zur Ruhe begeben können.
Nuchr die Verbauung von 44 Wildbéichen mit 54,000 m? Mauerwerk und vielen Abböschungen, Flecht- werken und Entwässerungsgräben nahmen die Tätigkeit des Forstinspektorates in hohem Masse in Anspruch. Die diesbezüglichen Kosten betrugen ca. eine halbe Mil- lion Franken. Die Wirkung der vielen Talsperren und anderen Verbauungsarbeiten war bisher eine überaus befriedigende; es darf aber nicht vergessen werden, dass die Verbauungen im allgemeinen nur ein Notbehelf im ersten Momente sind und stetsfort grosse Unterhaltungs- kosten verursachen, während die dauernde Unschädhch- machung der Wildbäche einzig in der Bewaldung zu suchen ist, welche zugleich eine überaus produktive Mass- nahme bildet und das Land schützen und bereichern wird.
So wurden in den letzten ı5 Jahren im Kanton Tessin für ca. 1,600,000 Fr. Aufforstungen, Lawinen- und Wildbachverbauungen ausgeführt, deren Wert immer mehr anerkannt und geschätzt wird. Diese grossen Werke hätten aber in den meist armen Gemeinden nie- mals zur Ausführung gelangen können, wenn dieselben
nicht von der Eidgenossenschaft und vom Kanton in so grossmütiger Weise unterstützt worden wären. Bei- folgende Tabelle auf S. 23 zeigt dieses in klarster Weise.
Mit Genugtuung konstatieren wir, dass im Volke wie in den Behörden nun eine forstfreundlichere Stim- mung Platz gegriffen hat als dies nur noch vor wenigen Jahren der Fall war. Als Beweis hiefür mag angeführt werden, dass viele Gemeinden jetzt der Führung von Holzschlägen und deren Wiederverjüngung grössere Auf- merksamkeit schenken als früher. Und der grosse Rat hat in seiner Frühjahrssession 1903 den lobenswerten Beschluss gefasst, allmählich ausgedehnte Flächen im Einzugsgebiete gefährlicher Wildbäche zu erwerben, um dieselben aufzuforsten und auf diese Weise nach und nach Staatswaldungen zu gründen.
Manches ist getan; aber noch mehr bleibt zu tun! Hinter den dringenden Schutzarbeiten mussten andere Aufgaben zurückstehen. Ich nenne hier namentlich folgende: Sanierung der verwickelten Eigentumsver- hältnisse, Regelung der Ziegenweide, Durchführung der leider immer noch fehlenden Waldvermessung, allge- meine Einführung von Wirtschaftsplänen.
Möge nun auch das neue eidgenôssische Forstgesetz von 1903 mit seinen generösen Unterstützungen dazu beitragen, die dem tessinischen Wald im letzten Jahr- hundert so tief geschlagenen Wunden allmählich wieder zu heilen, und mögen Behörden und Bevölkerung des Kantons Tessin den Wald schützen und pflegen zum Wohle dieses schönen, von der Natur so reich geseg- neten Landes!
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Aufforstungen, Wildbach- und Lawinenverbauungen im Kanton Tessin.
Mit eidgenòssischen und kantonalen Subventionen ausgeführt in den Jahren 1877—1899.
Gesamtkosten der | Eidgenössische Subvention | ausgeführten Arbeiten für diese Arbeiten Jahr in der im Kanton in der im Kanton Schweiz Tessin Schweiz Tessin NEE Fr. Ct. Fr. Ct. Fr. Ct. Fr. Ct. 1877 33,214 | 28 4,847 | 83 13,629 | II 2,424 | — 1878 47,445 | 15 1,178 | 42 22,002 | 99 589 | 21 1879 36,172 94 8,158 |83 16,880 | 98 3,473 | 07 1880 27,100 | 57 F - 13,576 | 10 5 : 1881 16,637 |12| . 5,690 | 04 7,731 | 73 2,845 | 02 1882 55,283 | 94 5 . 25,374 | 60 © si | 1883 79,145 |88| 30,493 | 25| 37,830 | 98 16,200 | 05 1884 101,725 | 89 19,488 | 94| 47,648 | 98 10,717 | 27 1885 102,897 | 67 9,884 | 66 34,779 | 22 6,318 | 79 1886 74,884 | 58 17,314 | 91 37,093 | 63 10,518 | 63 1887 102,422 | 89 5 3 49,382 | 84 3 0 ‚ 1888 94,440 | 9I : 3 47,234 | 08 1877—88 | 771,371 |82| 97,056 88| 353,665 24 53,086 04! 1889 176,555 |89| 44,391 |89| 94,564 |64| 26,294 |93| 1890 164,739 | 03 53,390 | 14 84,647 | 49 29,012 | 28| 1891 180,416 | 99 24,897 | 53 91,821 |63| 14,976 63] 1892 258,644 28 | 105,097 |07| 134,310 | 41 58,266 | 98| 1893 341,411 |35 || 162,413 |95 | 178,837|50| 88,199 51 1894 369,617 59|| 117,565 |11| 184,464 |96 66,834 | 82 1895 289,984 | 83 39,327 | 17| 154,364 |44,| 21,701 |85 1896 269,043 | 11 92,569 | 21| 136,468 | 52|| 51,559 |74| 1897 318,558 | 98 99,124 | 24| 166,007 | 24 57,365 | 79| 1898 338,241 | 32 87,281 | 38 | 181,716 | 22 47,906 | 93 1899 641,964 |28 | 131,188 |44| 335,305 |96| 75,481 | 30| 1900 572,889 | 89| 159,258 |54| 304,651 |06| 90,650 | 68, 1901 537,819 |95 || 112,807 |03| 299,989 |76| 59,313 |84 1902 317,183 | 04 80,418 | 68| 164,386 |73 | 41,202 | 83]
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der im Kanton Tessin ausgefüh
Beilage zum Vortrag des Kantons-forstinspektors gehalten an der Jahresversammlung
am 3 Sept. 1903 in Locarno über die Forstlichen Verhältnisse des Kantons Tessin.
Lawinen-Verbauungen. Wildbach-Verbauungen.
Anlage neuer Wytweiden.
Aufforstungs- und Verbauungsarbeiten
der schweiz. naturforschenden Gesellschaft
Anlage neuer Schutzwaldungen.
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Ueber die Herkunft der Tierwelt des Kantons Tessin. Von Prof. Dr. C. Keller.
In tiergeographischer Hinsicht bietet der Kanton Tessin wohl den interessantesten Landesteil unseres schweizerischen Vaterlandes. Auf einem kleinen Areal findet sich eine merkwürdige Tiergesellschaft zusammen, die bezüglich ihrer Herkunft ganz verschiedenartige Bestandteile aufweist und wenn ich anlässlich der Natur- forscherversammlung in Locarno mich darüber verbreite, so bestimmt mich dazu einmal die Anerkennung gegen- über zahlreichen tessinischen Naturbeobachtern, ander- seits der Umstand, dass ich in der Lage bin, einzelne bisher übersehene Tatsachen, die mir der Zufall in die Hände spielte, ergänzend hinzufügen zu können.
Um ein Urteil zu gewinnen über die faunistische Vergangenheit und die Migrationsvorgänge auf einem bestimmten Areal, ist zunächst eine genaue Feststellung der vorhandenen Fauna nötig und diese muss alsdann mit derjenigen der grösseren Nachbargebiete verglichen werden.
Nun hatte gerade der Kanton Tessin seit langer Zeit von Seiten der Zoologen besondere Aufmerksam- keit erfahren, insbesondere sind zahlreiche tessinische Beobachter namhaft zu machen.
Um die Mitte des vorigen Jahrhunderts sehen wir da bereits den trefflichen GIUSEPPE STABILE genaue Erhebungen über Mollusken und Insekten machen. In seinem 1859 veröffentlichten ,,Prospetto sistematico- statistico dei molluschi terrestre e fluviali vivente nel
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territorio di Lugano“, dessen Genauigkeit SORDELLI rühmend hervorhebt, enthüllt sich ein überraschender Reichtum der luganesischen Fauna. Am vielseitigsten gestaltete sich die Tätigkeit von PIETRO PAVESI, der uns genauere Einblicke sowohl in die Landfauna wie in die Wasserfauna eröffnete. Es sei hier an seine wich- tigsten zusammenfassenden Arbeiten erinnert, zunächst an seine Schrift ,,/ pesci e la pesca nel Cantone Ticino“ (1873), dann an seine „Materiali per una fauna del Cantone Ticino“ (1873), an die in limnologischen Kreisen heute noch als grundlegend angesehenen ,, Stud: sulla fauna dei laghi italiane (1883), sowie über seine Unter- suchungen über Arachniden.
Neben diesen die Fauna im allgemeinen berührenden Arbeiten existieren von tessinischen und auswärtigen Zoologen noch zahlreiche Spezialbeobachtungen über die verschiedenen Gruppen des Tierreiches.
MAX PERTY (Bern) verdanken wir Untersuchungen über die mikroskopische Wasserfauna der italienischen Schweiz, besonders aus dem Luganersee und dem Lago Muzzano.
Neben PAVESI schrieb CANESTRINI über tessinische
‚Arachniden. MEYER-DÜRR, DE LA HARPE, FREY-
GESSNER, STIERLIN und in neuester Zeit ANGELO GHIDINI machten uns mit der Insektenfauna eingehender bekannt.
Ueber Wirbeltiere finden wir neben den fauni- stischen Untersuchungen von PAVESI Angaben bei SCHINZ, FATIO, FRANSCINI, MONTI, ANTONIO RIVA, welche kürz- lich durch wertvolle Beobachtungen von A. GHIDINI eine Ergänzung fanden. Auch die Haustierwelt hat ihren Bearbeiter gefunden in LAVIZZARI, dem wir ein Quadro degli animali domestici del Cantone Ticino ver- danken. |
- Soll ein Urteil über die Herkunft der tessinischen Fauna gewonnen werden, so kann das nur im Zusammen-
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hang mit der schweizerischen Tierwelt überhaupt ge- schehen. Eine Reihe hervorragender Autoren haben im Laufe der Jahre die Frage abgeklärt und es kann sich nur darum handeln, jetzt noch die speziellen Zige fiir das Tessin herauszufinden. Man weiss, dass die Kontinuitàt des organischen Lebens im Alpengebiet zu Ende der Tertiärzeit infolge der eintretenden Glacialperiode, wenn nicht absolut vollständig, so doch zum grössten Teil unterbrochen wurde. Die Vergletscherung fand auch im Süden unseres Landes statt, indem der Veltliner- gletscher und der Langenseegletscher ihre Eismassen bis in die Lombardei hinausschoben. Mit dem Rück- zug der Gletscher in der postglacialen Zeit zogen zu Wasser und zu Lande auf Wanderstrassen, die im ein- zelnen nicht immer festgestellt sind, in den Hauptzügen aber sich doch klar verfolgen lassen, die Tierkolonnen wieder auf unserem Boden ein. Unsere heutige Tier- welt ist also, geologisch gesprochen, verhältnismässig jung und besitzt eine wesentlich andere Physiognomie als zur Tertiärzeit. Im Norden der Alpen ist der Ein- wanderungsprozess etwas anders vor sich gegangen als auf der Südseite, wofür gerade das Tessin die schònsten Belege zu liefern vermag. i
Hinsichtlich der Wasserfauna ist zunächst hervor- zuheben, dass das oberitalienische Seengebiet auch im Tessin zu reicher Entwicklung gelangt, aber seine Fauna zeigt beträchtliche Abweichungen von derjenigen nord- alpiner Randseen.
Das ursprüngliche Fehlen aller Coregonen oder Felchen im Lago maggiore und im Luganersee weist darauf hin, dass diese Gruppe eine nôrdliche Herkunft besitzt und vor den Alpen Halt machen musste. Erst in der Neuzeit war es der Mensch, der künstlich die Coregonen der tessinischen Fischfauna beigefügt hat.
Anderseits fehlen den nordalpinen Randseen eine Reihe Fischarten des Tessin, darunter solche, deren
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Einwanderung erdgeschichtlich jung erscheinen muss und die noch deutlich den Stempel marinen Charakters an sich tragen. Dazu rechnen wir eine ans Seeleben angepasste Härings- oder Sardellenart, welche unter dem Namen „Agoni“ (Alosa finta) Gegenstand einer lukrativen Fischerei im Luganersee und Lago maggiore bildet und deren Stammform im Meere lebt. Sie wandert nicht mehr, während die nahe verwandte Cheppia (Alosa vulgaris) noch Wanderform ist.
Da wir ausserdem noch eine Reihe von Süsswasser- bewohnern mit echt marinem Charakter aus den ober- italienischen Seen kennen, ich hebe beispielsweise Blennius vulgaris, unter den Krustern eine Garneele (Palaemonetes vartans) und unter den Mollusken Pyrgula annellata hervor, so fragen wir uns naturgemäss, wie diese urspriinglichen Meeresbewohner in so auffallend hoher Zahl in das Seengebiet gelangt sind. Eine aktive Einwanderung ist nicht für alle Falle anzunehmen und am naturgemässesten ist die Erklärung, dass die ober- Valor Randseen Exlaven eines einstigen lombar- dischen Meeres darstellen, also Reliktenseen, in denen sich aus der Eiszeit eine Anzahl Reliktentiere dem Süss- wasserleben angepasst haben. Seit STOPPANI, der die Glacialphaenomene in diesem Sinne deutete, haben sich wiederholte Kontroversen erhoben; wir müssen es den Glacialgeologen überlassen, sich mit dem Auftreten von Reliktentieren in jenen Seengebieten abzufinden.
Unter den Zoologen ist Professor PIETRO PAVESI mit allem Nachdruck für obige Annahme eingetreten und hat in geistreicher Weise die Reliktennatur auch auf die pelagischen Krustaceen ausgedehnt, die er seit der Eiszeit einwandern lässt. .
Die Landfauna enthält Bestandteile sehr heterogener Natur, deren Anwesenheit im Tessin durchaus nicht gleichalterig ist.
Wir sehen zunächst ab von jenen Tierformen, die
in relativ moderner oder gar erst in neuester Zeit durch den Menschen importiert worden sind. Neben der Haustierfauna gibt es in dieser Hinsicht immerhin Er- scheinungen, die dem Tessin eigentümlich sind und die wir daher nicht ganz übergehen dürfen.
So ist durch den Anbau der Olive der schädliche Borkenkäfer Æylesinus oleiperda bei Gandria eine häufige Erscheinung geworden. Mit dem Maulbeerbaum ist sein Parasit, die lästige Draspzs pentagona von Süden her eingezogen. Das merkwürdigste Beispiel einer auffälligen Bereicherung der tessinischen Fauna durch den Men- schen liefert der schöne Az/anthus-Seidenspinner (Altacus Cynthia), der aus Ostasien stammt und von dem die ersten Eier 1856 nach Europa gelangten. Dieser grosse Schmetterling ist jetzt regelrecht verwildert und hat die Lepidopterenfauna um eine der auffallendsten Spezies vermehrt. Seit 1889 sieht man A#acus Cynthia bei Lugano fliegen, 1894 und 1895 umschwärmten Hunderte von Faltern die Laternen um Chiasso herum; in Giubiasco tauchte die Art 1890, bei Locarno 1897 auf.
Die freilebende Tierwelt, auf, deren Verbreitungs- gesetze der Mensch keinen Einfluss ausgeübt hat, lässt auf dem Areal der Schweiz als ältestes Element eine Tundrenfauna von arktisch-alpinem Charakter erkennen; ihr folgt zeitlich die eingewanderte Steppenfauna und zuletzt eine meist von Osten her vorgeschobene Wald- fauna.
Die Elemente von arktisch-alpinem Charakter fehlen auch dem Kanton Tessin trotz seiner südlichen Lage keineswegs. Es sind Kolonien, welche mit Zunahme der Temperatur seit der Eiszeit sich von dem nach Norden zurückweichenden Hauptkontingent abgetrennt haben und sich nach den alpinen Regionen zurückzogen, wo sie ihre natürlichen Existenzbedingungen noch am ehesten vorfanden.
Der stolze Steinbock, dessen Stammform im sibiri-
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schen Steinbock zu suchen ist und der einst die nach dem Gotthard zu gelegenen Höhen bevölkerte, ist hier längst erloschen, er fehlt seit längerer Zeit dem ganzen schweizerischen Areal. Dagegen ist der Alpenhase (Lepus vartabilis), der noch in pleistocaener Zeit bis in die Ebenen herunterging, in den höheren Alpen- tälern häufig und gelangte oft auf den Märkten von Lugano und Locarno zum Verkauf. Die Alpendohle und /ringzlla nivalis konnte ich noch unlängst im obern Teil des Val Bedretto bei 2200 m Höhe in grösserer Zahl beobachten. Unter den Reptilien ist die lebendig gebärende Eidechse (Lacerta vivipara) offenbar nordi- scher Herkunft und als Relikt aus der Eiszeit zu be- trachten; ich traf das Tier wiederholt im Val Bedretto bei 1700—1800 m Höhe an.
Von niederen Tieren lässt sich ein alpiner Falter, der Apollo (Doritis Apollo) in seiner Stammquelle bis zum Altai verfolgen; er lebt nach meinen Beobach- tungen in auffallend starken Kolonien im Val Bosco und Val Campo, reicht also bis gegen das Maggiatal hin- unter. Die nordische Arve, eine auch in tessinischen Alpen heimische Conifere, dürfte gelegentlich von dem bis nach Sibirien reichenden Arven-Borkenkäfer (Tomz- cus cembrae) heimgesucht werden, da nahe an der Grenze, nämlich im Oberwallis, dieser arktische Käfer ungemein häufig auftritt. Von Orthopteren bemerkte ich in der Nähe von Allaqua Acridium sibiricum auf Alpenwiesen in Menge.
Das jüngste Faunen-Element, die mitteleuropäische Waldfauna, herrscht im Norden der Alpen in der ebenen und montanen Region durchweg vor, erlangt indessen auch noch im Tessin eine starke Verbreitung. Es kann dies nicht überraschen, da diese von Osten stammende Fauna sich von den Ausläufern der Alpen aus längs der Südhänge hinziehen konnte. Immerhin blieben einzelne Glieder zurück. So ist beispielsweise das Fehlen
der Zauneidechse (Lacerta agilis) beachtenswert; sie soll nach den Mitteilungen der tessinischen Beobachter auch in den Gebieten nicht vorkommen, wo die Kon- kurrenz mit südlichen Eidechsen ausgeschlossen war.
Von niederen Tierformen ist ein häufiger Fichten- parasit, Chermes abietis, im Tessin an Zahl auffällig vermindert und eine andere Art (Chermes strobzlobius), die ich zuweilen in den Gärten von Lugano antraf, ur- sprünglich wohl gar nicht einheimisch gewesen, sondern von Norden her eingeschleppt ‚worden.
Zwischen die nordisch-alpine Fauna und die mittel- europäische Waldfauna schiebt sich in der Schweiz zeit- lich eine Steppenfauna ein, deren Gegenwart NEHRING wohl zutreffend dahin interpretiert hat, dass vor dem Erscheinen der Waldfauna Mitteleuropa vorübergehend ein trockenes Steppenklima besass. Das massenhafte Auftreten der Steppennager und die Gegenwart des Steppenesels in den postglacialen Schichten der Station Schweizersbild bildet einen ganz positiven Beleg für die Richtigkeit dieser Annahme und die neuesten Funde in Thayngen haben ebenfalls eine Bestätigung geliefert. Diese Steppenfauna hat sich dann freilich wieder nach Osteuropa und Innerasien zurückgezogen. Indessen gibt es wenigstens unter den niederen Tieren noch einzelne xerotherme Kolonien im Norden der Alpen und im Jura, welche als Relikten eine Erinnerung an die allgemeine Versteppung des Landes bilden. Indessen lässt sich hier nicht immer mit aller Sicherheit die Herkunft der ein- zelnen Formen bestimmen. Anders liegt die Sache in der Südschweiz, besonders in den beiden Kantonen Wallis und Tessin. Es finden sich da genug warme Südhalden, die im allgemeinen von der mitteleuropäi- schen Flora und Fauna gemieden werden.
Hier finden wir eine Fauna von südlicher Herkunft, die aus dem Mittelmeergebiet bezogen wurde. Dagegen besteht wieder zwischen dem Wallis und Tessin insofern
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ein Gegensatz, als die Mediterranfauna des Wallis eine Reliktenfauna darstellt, das Tessin aber stets in offener Verbindung mit der Mittelmeerregion stand und immer wieder Nachschübe erhalten konnte. Die Xerothermen- fauna des Wallis, die besonders in der Umgebung von Sitten stark hervortritt (es sei hier an Lacerta murales, Lacerta viridis, Saturnia pyri, Cnethocampa pilyocampa und besonders an Mantis religiosa erinnert) wanderte durch das Rhonethal herauf, wurde aber später von der Stammfauna abgetrennt, kann also nicht so reich an mediterranen Elementen sein wie das Tessin. Die Migration war eben komplizierter. und die Migrations- dauer kürzer.
Im Tessin überrascht uns nun der Reichtum an faunistischen Kolonien der Mittelmeerregion, der von keinem andern Landesteil der Schweiz erreicht wird.
Es seien hier nur die wichtigsten Charakterformen hervorgehoben. Dass die beweglichen Fledermäuse in südlichen Vertretern vordrangen, ist leicht verständlich. Unlängst hat FATIO eine für die Schweiz neue Art (Ves- pertilio Capacinz) namhaft gemacht, welche in der Nähe von Lugano in der Galerie St. Martino aufgefunden wurde.
Von mediterranen Echsen ist Lacerta muralis an allen warmen Hängen, wo Mauerwerk vorkommt, ver- breitet und Lacerta viridis bei Melide z. B. eine gewöhn- liche Erscheinung. Von Schlangen mit südlichem Cha- rakter ist Æ/aphis aesculapi und namentlich die grün- gelbe Natter (Zamenis viridiflavus) hervorzuheben; eine Amphibienart von echt südlichem Typus tauchte in Rana graeca auf, welche bei Mendrisio gefangen wurde.
Unter der niederen Tierwelt haben die nicht gerade sehr migrationsfähigen Mollusken in einzelnen südlichen Arten den tessinischen Boden erreicht. In erster Linie sei die oft erwähnte Zelix cingulata (H. luganensis) her- vorgehoben. MEISSNER hatte die Art schon vor hundert
Jahren bei Lugano entdeckt, der Fund geriet später in Vergessenheit, bis 1833 die Form wieder von sich reden machte. Sie ist über Oberitalien und Südtirol verbreitet, lebt in starken Kolonien am Fuss des San Salvatore und wurde in der Neuzeit von O. STOLL auch bei Lo- carno beobachtet. Von südlichen Klausilien hat STABILE Clausilia comensis bei Mendrisio und Clauszlia ttala bis Bellinzona nachgewiesen.
Unter den Spinnentieren tritt uns der Skorpion (Scorpio europaeus) in starken Kolonien als Charakter- form der Mittelmeerländer entgegen; auf Quercus zlex fand ich am Lago maggiore Phytoptus ilicis stark ver- breitet, die Milbe reicht bis Lugano. Ein eigentümlicher Tausendfüsser (Scutigera coleoptrata), dem man an der ita- lienischen Riviera so häufig begegnet und der bis ins Wallis reicht, ist bei Ascona von mir häufig beobachtet worden.
Die leicht bewegliche Welt der Insekten stellt natur- gemäss das stärkste Kontingent an mediterranen Arten. Es mag hier von Käfern an die zahlreichen südlichen Formen der Cetoniden, die Luczola italica u. a. erinnert werden. Cerambyx heros, der berüchtigte Verderber südeuropäischer Eichen, findet sich in der Schweiz einzig im Tessin häufig, was bezüglich seiner Herkunft einen deutlichen Wink gibt; wahrscheinlich geht er auch an die Kastanie. Unter den Tagfaltern ist die schöne 7%azs
polyxena am Monte Bré gefangen worden und unter
den Nachtfaltern sieht man Ende Mai das Wiener Nacht- pfauenauge (Saturnia pyri) in Lugano und Locarno all- abendlich um die Laternen flattern, während wir im Norden der Alpen das schöne Tier nicht besitzen. Der Pinien-Prozessionsspinner (Cnethocampa pityocampa) ist eine echt mediterrane Art, deren Nester mit giftigen Raupen an langnadeligen Pinusarten des Parks ständig angetroffen werden. Im Haupttal ist das Tier bis in die Höhen am Faido vorgedrungen und hat dort Ver-
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wüstungen in den Kiefernbeständen angerichtet. Die Ordnung der Heuschrecken liefert in der Betheuschrecke (Mantis religiosa) eine im Grunde afrikanische Spezies, die ich in Menge im südlichen Abessinien gesammelt habe, die ins Mittelmeergebiet vordrang, um Lugano herum oft bemerkt wird und nach meinen Beobach- tungen bis Bellinzona reicht. Ein frisch gefangenes Exemplar, das von der Madonna del Sasso stammt, überreichte mir Prof. PAVESI während der diesjährigen Naturforscherversammlung in Locarno. Acredium itali- cum ist im Maggiatal häufig und nach den Mitteilungen von A. GHIDINI kommen grosse südliche Acridier im Winter gar nicht selten nach Lugano.
Ich kann hier eine Reihe südlicher Insektenformen hinzufiigen, denen man bisher keine Aufmerksamkeit geschenkt hat und deren Gegenwart in der Schweiz bisher übersehen wurde. Verschiedene Exkursionen führten mich in die tessinischen Waldgebiete, wobei mir auf Eichen Gallbildungen von mediterranen Gall- wespen in grosser Zahl begegneten. Man weiss, dass diese sonderbaren Hymenopteren ihre Jugend in pflanz- lichen Missbildungen zubringen, die in hohem Grade der Oekonomie des Insektes angepasst sind, für die Eiche aber einen Materialverlust bedeuten. Diese Gallen sind manchmal sehr auffällig. Eine Reihe derselben gehören dem Gebiet Mitteleuropas an und finden sich in der Nordschweiz und im Jura wie z. B. die Gallen von Cynips folii, C.terminalis, C. numismatis und C. fecun- datrix. An warmen Halden mit südlicher Exposition tauchten nun im Tessin eine stattliche Zahl von Arten auf, die allen andern Gebieten der Schweiz fehlen und die ich selbst im Wallis nirgends nachweisen konnte, weil dort die Schwierigkeiten der Einwanderung offen- bar zu gross waren.
An den Abhängen des Monte Bré bei Lugano ist eine wallnussgrosse Galle stellenweise geradezu massen-
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haft, so dass sie korbweise eingesammelt werden kann. Sie wird von Cynzps argentea (Fig.1) erzeugt und in der Li-
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Fig. 1. Gallen von Cynips argentea (natürliche Grösse)
vom Monte Bré bei Lugano (Tessin).
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teratur wird sie wohl für Oberitalien, nicht aber für die Schweiz angegeben. Auf Querus. cerris wurde bei Lugano auch die Galle von Cynzps cerricola (Fig.2) bemerkt.
a) Gallen von Cynips cerricola | b) Gallen von Cynips calyeis f Fundort: Bei Lugano (Tessin).
Fig. 2. (natürliche Grösse).
Die „Knoppern“, welche im südöstlichen Europa eine forstliche Nebennutzung der Eichenwälder bilden und
von Cynips calycis erzeugt werden, sind im Tessin häufig; Cynips coriaria ruiniert im Sottocenere stellenweise geradezu manche Eichen; echt mediterrane Arten des Tessin sind ferner C. polycera, C. solitaria und C. cydoniae, denen C. lignicola und C. kollari hinzugefügt werden mögen. Es ist das eine Fauna des südlichsten Zipfels der Schweiz, die uns im Geiste nach den Eichenwal- ‘dungen von Südungarn, Kalabrien oder Andalusien versetzt.
Sul significato biologico della bellezza di una parte
della fauna marina.
Dal Prof. Dr. Arnold Lang. (Conferenza scientifico -popolare.)
Pregiatissimi Signori!
Prima di tutto, permettetemi, o signori Italiani e Voi, cari compatrioti ticinesi, d’implorare la vostra piena indulgenza, se prendo il coraggio, combinato lo so, con molta arroganza, d’ intrattenervi del mio argomento in lingua italiana. E certo che vi deve parer strano, ch’ io venga a parlarvi di bellezza, mentre maltratto nello stesso tempo la più bella di tutte le lingue. Ma so per esperienza che la vostra amabile indulgenza non viene mai meno.
Parlando della bellezza di una grande parte della fauna marina, mi trasporto col pensiero nei tempi della mia gioventù scientifica, quando per molti anni ebbi la somma fortuna di appartenere al personale scientifico della famosa Stazione Zoologica di Napoli, dove ebbi tutte le opportunità di penetrare alquanto nei misteri della vita marina. La mia immaginazione mi conduce nella semioscurità solenne della sala quasi sottomarina dell’ acquario, vero tempio dove si celebra il culto delle Nereidi. Il portico è circondato intorn’ intorno da grandi cristalli. Guardando da quelle finestre nei grandi bacini di acqua di mare, che sono disposti dietro e che rice- vono la luce dall’ infuori, si ha l’ illusione di stare sotto il mare e di vedere in tutte le direzioni dei paesaggi marini, ornati di piante marine e popolati ed animati
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da creature vive, che presentano le forme le più strane ed inaspettate e gli svariatissimi colori. Ed io odo delle esclamazioni di meraviglia e di ammirazione.
Interpetrando, in questa riunione di naturalisti e di amici della natura, la bellezza di una parte di questa fauna marina, spero di non venir incolpato di profana- zione. Voi certo non comprendete quegli estetici troppo dotti o troppo poco istruiti, quei filosofi troppo astratti, privi di sano buon senso, i quali affermano che appro- fondendo lo studio della natura, penetrando nell’ inti- mità della sua vita, svelandone fino ad un certo punto i misteri e scoprendone i segreti, ne venga tolto l’in- canto estetico. Come mai!? Il fiore cesserebbe di essere bello per noi altri che sappiamo che la sua forma, che il suo colore, che il suo profumo dalla natura non vennero creati per noi uomini, ma che le piante spiegano le loro vezzose grazie unicamente nello scopo di attirare le farfalle, pronube leste ed allegre dei loro discreti amori? Ma come!? I fogliami verdi degli alberi non ci fareb- bero più quella dolce impressione di bella e quieta serenità, dal momento che gli scienziati ci spiegano che il loro pigmento verde forma |’ elemento indispensabile per la loro nutrizione ?
Tutt'altro! Io sono convinto, che l'intelligenza delle bellezze della natura ingrandisce e perfeziona piuttosto la sensibilità estetica del contemplatore e gli permette di scoprire una quantità di nuove ed intime bellezze.
Quale è l’origine delle sensazioni estetiche? Certo è che nascono dalla natura. La fonte ne è la forza geni- trice della natura; nascono da tutte quelle cose, quelle forme, quei colori che vanno unite colla fecondità della terra, il rinascimento della vegetazione, la sana, la robusta e virile gioventù del corpo umano. Perciò l’arte decadente è traviata. Fa d’uopo che ritorni alla natura. Bisogna che nell’ arte vi sia la verità intrinseca, che l'occhio ridiventi lo specchio dell’ anima, che la forma riveli il contenuto.
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Nell’ epoca moderna, entrando in un’ esposizione d'arte, ben spesso ci domandiamo: dove siamo, dove andiamo? Delle volte ci sembra di trovarci piuttosto in un gabinetto di curiosità, di bizzarrie, anzi di mostruo- sità. E certo che sono sviate certe scuole, che sono malsani certi gusti dell’ arte moderna, perchè s' allonta- nano dalla natura reale, dalla verità. I grandi periodi della massima fioritura dell’ arte furono sempre coinci- denti col culto del vero e colla gioja dell’ osservazione. A che altro si deve il risorgimento dell arte? Non è stato forse GIOTTO, che rompendo i vincoli del conven- zionalismo, liberando i pittori prigionieri nelle quattro mura della chiesa e conducendoli all’ aria fresca ed aperta della libera natura, li fece studiare ed osservare la reale vita quotidiana? E non era certo senza influenza sull’ arte sua, la quale inaugurò lo spirito del rinasci- mento, l’incarico che ricevette di continuare nella chiesa d’Assisi gli affreschi rappresentanti la vita di SAN FRAN- CESCO il quale come si sa, non solo era |’ amico del basso popolo, ma anche di tutta la natura, di tutte le creature animali, tanto da conversare famigliarmente cogli stessi pesci.
Se vi parlerò della bellezza di una parte della fauna marina, non è ch'io creda, che essa ‘possa mai avere un’ influenza sulle manifestazioni della grande arte. È troppo lontano dall’ umano quel mondo marino ed è troppo estranea quella vita alle passioni umane, benchè le ultime cause moventi dappertutto il mondo animato siano le medesime, nell’ angolo più remoto delle pro- fondità dell’ oceano come nei palazzi reali. Ma io sono convinto, che dallo studio di quella fauna troppo poco conosciuta, il senso estetico potrebbe largamente pro- fittare, tanto per le forme quanto per i colori, princi- palmente nella piccola arte decorativa, poichè è incre- dibile il numero e la moltiplicità delle forme negli or- ganismi marini.
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Ma per incominciare il mio argomento è certo che molti animali marini ci pajono belli perchè, tanto per la forma, quanto per i colori, rassomigliano a delle piante, a dei fiori. Gli zoologi sanno che quell’ appa- renza è la conseguenza di uno speciale modo di vivere particolare soltanto ad una parte, ma una grande parte della fauna acquatica e specialmente maresca, voglio dire della vza sedentaria. La reazione di questo modo d’ esistenza sull’ organizzazione degli animali è tanto caratteristica che i nomi volgari e scientifici di molti di essi se ne risentono. Un grande gruppo di animali inferiori è quello dei cosidetti zoofit, nome che signi- fica animali piante. Una classe speciale e quella degli antozor ed un’ altra quella degli zoazzar:, il che vuol dire anımal fiori. Un gruppo di bellissimi zoofiti è quello delle 47772, chiamate rose ovvero anemoni di mare, le quali popolano i nostri acquarj. Vi prego, o signori, di convincervi della bellezza di queste forme, contemplando da vicino le belle tavole esposte in questa
‘ sala, tolte dalla monografia del mio egregio amico e
collega ANGELO ANDRES, di Parma. Nella grande sezione biologica degli animali fissi, gli alberi sono rappresentati da forme che, per esempio, hanno ricevuto il nome di Eudendrium. Molte specie sono chiamate ,fructescentes o „dumose“, vuol dire che hanno la forma di arbusti. „Aglantha“ significa fiore magnifico. I gigli sono rappre- sentati dai Crzz0z4:. Vi troviamo dei z72esezzbriantemumt, dei ,Caryophyllia“ (vuol dire garofani) degli „Feban- thus“ ecc. La rassomiglianza di molti zoofiti con le piante è tanto grande, che per lungo tempo furono considerati dai naturalisti stessi come intermedj fra i due regni della natura vivente ed ho letto, che, ancora nel diciottesimo secolo, il naturalista italiano conte di MARSIGLI riteneva che il corallo fosse un vegetale, di cui i polipi rappresentassero i fiori. Ma questo concetto non ha nessun fondamento scientifico. Sono veri ani-
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mali quegli esseri, i quali nella loro prima gioventù _ sono perfettamente liberi e girano per il mare per poi, in un certo periodo del loro sviluppo, fissarsi sul fondo per tutta la vita. Gli zoologi vi diranno che quella rinunzia alla vita libera può stabilirsi nei gruppi più diversi del regno animale. Noi conosciamo dei vermi sedentarii, dei gamberi (crosZacer) fissi e financo dei gasteropodr, vuol dire delle lumache marine, sessili ed è molto interessante la ricerca delle modificazioni di strut- tura del corpo prodotte da quel modo particolare di vivere. Hanno dei nervi e dei muscoli, degli organi di tatto e di escrezione; ben spesso posseggono un sistema cir- colatorio con un cuore, hanno una bocca ed uno sto- maco quegli animali. Laddove le piante, per mezzo delle loro radici, ritirano dal suolo una parte almeno del loro nutrimento, le cosidette radici, se ve ne sono, degli animali sedentari non servono che alla fissazione del corpo.
Ma quegli animali fissi, come dunque si nutrono, se non hanno la facoltà della locomozione, se non pos- sono andare a cacciare la loro preda?
E questo un punto importantissimo nel quale risiede in parte il segreto della loro bellezza. Per molti di questi animali e principalmente per quegli che, talvolta formando dei veri boschi, vivono nelle grandi profon- dità dove non penetra mai la luce del giorno, dove in conseguenza non c'è vegetazione e regna una calma perpetua, il cibo consiste quasi esclusivamente di detriti e di cadaveri in dissoluzione ed anche di escrementi della ricca fauna pelagica delle regioni più superficiali del mare, i quali calano a fondo, formando così una specie di pioggia nutritiva.
Per raccogliere questa pioggia, gli animali sedentari fissi al fondo del mare hanno la loro bocca (del resto sempre aperta) diretta in sù e circondata da una bellis- sima corona di braccia o tentacoli raggiati e distesi in
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tutte le direzioni in guisa da formare una specie d’ im- buto.
I tentacoli ben spesso presentano delle suddivisioni e delle ramificazioni colorate ed elegantissime, in modo. da simulare le più varie forme di corolle di fiori. ,Il colore è bene spesso brillante per vividezza ed assorti- mento di tinte“, ma il suo significato biologico è finora sconosciuto. Frequentemente i singoli petali sono alla loro superficie ricoperti di ciglia vibratili, animati di un movimento eccitante una corrente d’acqua diretta verso la bocca, la quale corrente trascina con sè le particelle alimentari e le trasporta nell'intestino.
Vi è una grande divisione di zoofif, cioè la classe dei cazdarı, alla quale appartengono per esempio le anemoni di mare, i coralli, le meduse o capelli di mare, ove i musculosi tentacoli, molto contrattili, sono viscosi e servono ad afferrare la preda. In questo caso nell’ integumento dei tentacoli si trovano numerosissime armi microscopiche, le così dette cellule urticanti, le quali contengono tanti dardetti avvelenati. Se l’ attinia, chia- mata ortzca di mare a Napoli, „tocca un nemico o un animale di cui essa voglia fare preda, subito migliaia di queste cellule si rompono e ,i dardetti“ scattano svol- gendosi e producono microscopiche ferite nelle quali penetra l’umore caustico che intorpidisce le forze, spe- cialmente se si tratta di un piccolo organismo, e talvolta ancora lo uccide. Le attinie sono straordinariamente vo- raci, e (nell’ acquario) non solamente divorano i pezzi di pesce somministrati come cibo dal custode, ma an- cora ghermiscono, spesso anche se sono di volume supe- riore al proprio, vermi, granchi, molluschi e pesci che giungono alla loro portata“. Così la bocca dell’ attinia, circondata dai muscosi tentacoli raggianti in tutte le dire- zioni, rammenta fino ad un certo punto il ragno nel centro della ragnatela.
Vi è un altro punto, nel quale si manifesta una certa
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rassomiglianza fra le piante e molti animali sessili. Nelle une come negli altri vi è la facoltà della riproduzione agama per gemmazione. Gli individui, spesso numerosis- simi, generati in questo modo, invece di staccarsi, riman- gono connessi e formano così dei così detti cozzzz 0 colonte animali, che prendono la forma di piota, o di alberetti, di arbusti o di cespugli, insomma tutte la varietà immaginabili di forme vegetali.
Mi pare evidente che da questa moltiplicazione agama e formazione di colonie fisse, risulti un grande vantaggio biologico per gli animali sedentari che la presentano. Dappertutto, nel mare come altrove, la lotta per l’esistenza è violenta ed è grande la concor- renza tra gli animali sedentari nell’ occupare i buoni posti. Ma quando un giovane vagabondo, una larva migrante è riuscita a stabilirsi in un sito favorevole, quel suo potere di riproduzione agama le permette di profittarne in modo vantaggioso ed efficace non solamente per se stessa, ma in favore di tutta una famiglia che essa crea, di tutta una prole, insomma di tutta una colonia. Vi è pure quell’ altro vantaggio realizzato da quei cormi di individui riuniti organicamente, che si può illustrare col motto: tutti per uno, uno per tutti. Gli individui si trovano uniti per un sistema di canali, che percorrono tutto il cormo e servono a distribuire il cibo, che ognuno di essi ebbe la fortuna di acchiappare.
Quelle colonie di forme tanto diverse sono quasi sempre non solamente protette, ma anche sostenute da materie solide segregate, da tubi chitinosi o cornei o da masse calcaree, come per esempio nei coralli. Se la colonia ha la forma di un alberetto, i singoli indi- vidui colla loro vezzosa corolla di delicati tentacoli ne rappresentano i fiori, i quali ogni tanto esibiscono l’ in- canto particolare di eleganti movimenti animali.
Molte specie di animali, di quegli che formano cormi, presentano il famoso fenomeno della fosfore-
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scenza. I singoli individui, eccitati da diversi stimoli, cominciano ad emanare una luce più o meno intensa, diversamente colorata. Man mano tutti i lumi si accen- dono, come in un albero di Natale. E stata emessa l’idea molto seducente, ma non ancora dimostrata scienti- ficamente, che la luce emanata dai singoli polipi serva ad attirare, specialmente di nottetempo e nelle grandi ed oscure profondità, i piccoli animali vaganti nei din- torni, piccolissimi infusori, crostacei o larve, che poi toccando la corona dei tentacoli, dal loro veleno orti- cante vengono bruciati, come si bruciano le ale le far- falle volando dentro i lumi notturni.
Quale teatro strano e misterioso, che la nostra imma ginazione appena arriva a figurarsi, quelle profondità immense, dove regna l’ oscurità assoluta, rischiarata da tempo in tempo dai lumi di questi candelabri vivi, dove regna una calma monotona, interrotta dalla locomozione lenta di quegli animali abissali di forme talvolta tanto
bizzarre, che sembrano caricature e, o non hanno occhi
(e in questo caso i tentacoli, le antenne, gli organi del tatto sono straordinariamente sviluppati), o sono prov- visti di occhi smisuratamente grandi, come se fossero eternamente stupefatti di tutto quello che veggono.
I naturalisti, tornati da questi grandi viaggi esplora- . tori della. fauna abissale, non trovano parole atte a descrivere la bellezza di quei fuochi animali, che ram- mentano i fuochi artificiali e ci contano che nella notte oscura, al chiaro di questi lumi vivi, si può leggere un libro in miniatura con caratteri piccolissimi.
Si può parlare di paesaggi sottomarini, descrivendo le diverse località marine. Tutti i naturalisti viaggiatori convengono che sono i più bei paesaggi sottomarini i banchi di coralli nella zona torrida, tanto per I’ infinita varietà e la bellezza di forma dei componenti della fauna marina, quanto per la vivacità dei loro svariati colori.
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Siccome sulla terra il colore delicatissimo, tenuis- simo, ma non mai mancante dell’aria si sovrappone a tutti gli oggetti, attenuandone, ammollendone i contorni e riconciliando i contrasti dei colori, così nel mare il colore dell’ acqua limpidissima getta un velo cristallino intorno a tutto, immergendo in uno splendore delica- tissimamente argenteo la roccia, la vegetazione marina e tutte le creature, che la popolano. Chiunque abbia avuto la fortuna di scendere per mezzo dello scafandro al fondo del mare in un sito dove l’acqua fosse limpida, non potrà mai dimenticare quello splendore incantevole, ‘ quasi di un altro mondo, che bagna ogni cosa. Si sa che nella pittura dei paesaggi cosa difficilissima è il riprodurre l’aria, che s’interpone tra l'oggetto e l'occhio. Ma non mai pittore è riuscito a riprodurre |’ aspetto delle cose sottomarine. Mi ricordo di aver visto, nel Palazzo degli Uffizj a Firenze, il famoso quadro del BOTTICELLI, che rappresenta la nascita di Venere dal seno di quella bellissima conchiglia di mare ben cono- sciuta sotto il nome di peitine, che nel medioevo i pel- legrini, reduci da Terrasanta, portavano come ornamento sui capelli o sul mantello e che formava uno dei più frequenti motivi ornamentali nel quattrocento e cinque- . cento. Il BOTTICELLI, benchè nientemeno che pittore natu- ralista, che del resto a quanto pare non aveva mai visto. il mare, compiuta l’ opera sua, si accorse che non era nient affatto riuscito a dipingere un fondo di mare, ebbe allora l idea di provocare l'impressione, piantandoci delle piante acquatiche, delle tife, non sapendo che sono di quelle che non crescono mai nell’ acqua marina. Ma ‘nell’ epoca nostra certi pittori non si darebbero neanche la pena d’indicare con un tale simbolo la natura di un soggetto, che non sanno dipingere. Si contenterebbero forse di affiggere al quadro un cartello che porti, oltre l’indicazione del prezzo, l'iscrizione: „la parte inferiore di questo quadro rappresenta un fondo di mare“. Ed
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il buon pubblico con istantanea intelligenza: , Ah, adesso ho capito; come è ben fatto!“
Abbiamo visto, che la bellezza di molte forme ma- rine risiede in parte nell’ architettura regolarmente rag- giata del corpo, alla quale dispone la vita sedentaria. Ma noi sappiamo che vi sono pure molti animali liberi, che hanno quella disposizione delle parti del corpo. Ve ne sono che si muovono strisciando o camminando sul fondo e ve ne sono che nuotano liberamente. I più conosciuti sono i rappresentanti della grande divisione esclusivamente marina degli echinodermr, le diverse e svariatissime stelle di mare, le stelle serpentine, le stelle chiomate e le oloturie o cetrioli di mare. Per lo più sono bellissimi per forma e colori. Sono impareggia- bili gli snelli ed eleganti antedon, stelle chiomate ,di colore molto variabile, presentandosi ora giallo di paglia od aranciato, ed ora sanguigno, bruno e bianco. Di solito stanno afferrati coi loro uncini agli alberetti di corallo, o ai tubi di vermi“, ma delle volte sì staccano e nuotano liberamente, remigando in un modo elegantissimo per mezzo delle dieci braccia piu- mate, agitandole in un movimento ondulatorio vera- mento superbo.
L'arte decorativa troverebbe in questa grande divi- sione degli echinodermi, animali raggiati nei quali il corpo è ricorperto di piastre calcari diversamente for- mate ed ornate in varia maniera, ma sempre regolar- mente disposte, i più bei motivi mai esauriti, per i la- vori più diversi. Ne potrebbe profittare l’artigiano inta- gliatore di casse d’oriuoli, il giojelliere per 1’ incasto- natura delle gemme e pietre preziose ed anche l’ archi- tetto che troverebbe una quantità infinita di modelli per ogni specie di ornati e che potrebbe finanche ispi- rarsi d'idee per la costruzione di nuove forme di rosoni, quelle grandi finestre circolari che adornano special mente le facciate delle chiese.
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. Lo scrittore norvegese PIETRO CRIST. ASBJÖRNSEN, scoprendo e descrivendo una nuova e bellissima stella di mare, tanto ne era incantato, che le diede il nome di Brisinga, credendo di aver ritrovato l’ornamento petto- rale di Freya, dea dell’amore e della fecondità, il quale, secondo la mitologia di quei paesi boreali, le venne rubato dal diabolico Loki e quindi nascosto al fondo del mare.
Contemplando quegli animali raggiati, e che pure si muovono liberamente, si ha l’ impressione che vi sia una certa discrepanza tra la forma e la funzione; gli animali liberi presentando generalmente l’ architettura del corpo a simmetria bilaterale, in modo che si può distinguere una parte anteriore ed una parte posteriore del corpo, una metà destra ed una metà sinistra, una faccia ventrale ed una faccia dorsale. Ma noi sappiamo che filogeneticamente quegli animali raggiati liberi di- scendono da animali sedentari, che i loro antenati, nei tempi geologici remoti, erano sessili. Ve ne sono, come le stelle chiomate, che ancora nell’ epoca attuale per- corrono nel loro sviluppo uno stadio, nel quale sono fissati al fondo per mezzo di un tronco e che hanno dei parenti, i così detti gigli di mare, che rimangono fissi ed attaccati ad un peduncolo, formando, nelle pro- fondità del mare, dei veri boschi, molto estesi, di pic- cole palme animali.
Così l’ architettura raggiata degli animali liberi è un avanzo, un ricordo della loro vita sedentaria ed è questo il caso pure dei rappresentanti di un altro gruppo di animali inferiori, quasi esclusivamente marini, delle così dette meduse o cappelli di mare. Qui alla bellezza della svariata architettura raggiata, allo splendore dei colori ed all’ agilità elegante, si aggiunge un’ altra qualità molto attraente, la quale è caratteristica per quasi tutti gli animali marini detti pelagrcr.
L’ essere limpido come un cristallo viene conside-
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rato come un attributo di bellezza per tante cose; nel senso figurato, noi ci serviamo di questo epiteto, van- tando la nobilta di un carattere, esaltando la purezza dei costumi.
Vi e un grande gruppo biologico di animali marini che presentano questo fenomeno di essere chiari e tra- sparenti come l’acqua, come il cristallo. Sono molti anımali che vivono liberamente nell’ alto mare nuotando o galleggiando. Tutte le classi sono rappresentate in questa fauna pelagica, composta di meduse, di ctenofori, di vermi, di molluschi, di granchi. Vi si trovano per- sino dei pesci perfettamente scolorati e diafani, tanto che il sangue stesso ha perduto il colore rosso. Tanto è grande la limpidezza del corpo, che voi potete stu- diare tutta l'anatomia attraverso l’integumento, che voi potete contare i battiti del cuore, che voi potete leg- gere un giornale attraverso il loro corpo come attra- verso un vetro. Sono delicatissime queste vezzose crea- ture e sembra che il loro corpo sia composto di acqua chiara soltanto. Chi sa se nei loro corpi non si siano trasformati i dei, le dive e le ninfe, che nei tempi antichi popolarono il mare. Almeno vi troviamo la Me- dusa, figlia di Phorcus, vi troviamo la Peroë, figlia di . Adonis e di Aphrodite, dea della bellezza e dell'amore, nata essa stessa dal mare.
Vi ritroviamo tante ninfe, la Zaodice, la Liriope, l Ephyra, la Naustthoe, la Cydippe, la Callianira, e tante altre Nereidi, figlie di Nereus, dio del mare, le quali dall’ arte vetusta sogliono essere rappresentate come belle donne leggermente vestite o affatto ignude, il chè concorda bene colle nostre leggiadre creature, che si potrebbere dire eteree, se non fossero immerse nell'acqua. E non è forse la perfetta trasparenza il colmo della nudità? Ma appena scoperte, sono sparite ed è questo, per tornare nel mondo delle realtà, il signi- ficato biologico della loro limpidezza cristallina e della
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nn =
mancanza di colorazione, da cui hanno il vantaggio di non essere distinte dall'acqua ambiente, di non venir viste dai loro nemici o di poter avvicinarsi inosservate alle lore vittime. Così nell’ alto mare si ripetono in modo particolare i fatti conosciuti della così detta appa- renza simpatica o meglio ozzocromzia degli animali, la quale rende difficile scorgerli nei luoghi dove sogliono vivere. Gli animali del deserto presentano la colorazione giallastra della sabbia; gli animali che sogliono vivere sugli alberi imitano il colorito nonchè il disegno della scorza o delle foglie. Tanti insetti, come per esempio le cavallette, tanti amfibii e rettili, come per esempio la raganella, il camaleonte e quella nostra grande lucer- tola chiamata ramarro, hanno il colore verde dell erba, degli arbusti o dei fogliami, ove vivono. Tanti animali alpini o boreali, o sono sempre bianchi come la neve per esempio l’orso bianco boreale, o cangiano il colore del pelo e delle penne in modo che sono bianchi durante l'inverno, come la lepre alpina, la pernice delle nevi e l’ermellino.
Tra le diverse forme che rappresentano la cosi- detta fauna vitrea dell’ alto mare, ve ne sono anche di colorate. Allora per lo più presentano la colorazione azzurra 0 glauca, la quale pure è protettiva, rendendo difficile scorgere l’ animale sul fondo azzurro del cielo e dell’ acque. 3
Vi è un gruppo di animali il quale combina in sè tutte quelle bellezze riunite che producono l’ architettura raggiata, la formazione di colonie per mezzo di gemma- zione e la vita pelagica. E sono i famosi sifonofori, animali interessantissimi, studiati dalle sommità della nostra scienza, dal HUXLEY, da CARLO VOGT, dal GEGEN- BAUR, dal LEUCKART, dal HAECKEL, dal CHUN, e tanti altri. Sono colonie nuotanti di polipi e di meduse di consistenza delicatissima, vere ghirlande vezzosissime di foglie trasparenti, di fiori delicati, di campanelle cri-
stalline, di corolle regolari, guarnite di frange di lunghi fili pescatori contrattili, ornate di puntolini vivamente e diversamente: colorati, delle volte luminosi, nei quali trovansi nascoste delle batterie urticanti, pronte ad o gni tempo a lanciare i loro dardi avvelenati. Ma sono vive quelle colonie ghrr/ande, vive di una vita animale, dotate di movimenti eleganti nella totalità e nelle sin- gole parti.
La fauna pelagica è composta in parte di animali capaci di muoversi nuotando; questi sono generalmente gli animali di dimensioni più grandi; in un’ altra parte di piccolissimi animali, spesso microscopici, che muo- vonsi debolmente soltanto o che sono privi affatto di ogni facoltà locomotrice. Questi ultimi formano la fauna così detta galleggiante. Lo studio microscopico di questa fauna galleggiante ci rivela tutto un mondo di piccole ed intime bellezze. Essa è composta di piccoli crostacei, di molte larve e forme giovani di animali che, adulti, prenderanno dimora nella zona litorale o nelle grandi profondità, e di queste larve libere non poche appar- tengono ad animali assolutamente sedentari allo stato adulto. Un grande contingente viene fornito dagli ani- mali infimi unicellulari, i protozoi. Risiede la bellezza dei componenti questa minuta fauna galleggiante, dove si troverebbero i motivi svariatissimi principalmente per i lavori di ricamo, per i disegni di tappeti o di arazzi o di altri paramenti di stanze, per i disegni dei diversi tessuti, per i frontispizii di libri, ornamenti di lettere ed i lavori di filigrana, risiede la bellezza del corpo di questi esseri in una speciale impalcatura, molto svariata, la quale serve a due scopi diversi, in quanto che tende a facilitare il galleggiare nell’ acqua ed a proteggere il corpo contro certi nemici. Così nei pro- tozoi, e specialmente nella classe dei radiolari studiati con tanto entusiasmo dal HAECKEL, nel quale I’ artista pittore gareggia col naturalista osservatore e delle volte
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lo avanza, lo scheletro forma dei lunghissimi prolunga- menti, raggianti in tutte le direzioni, ramificati od ornati di sottili ramicelli, in modo che l'attrito del corpo, il peso specifico del quale non supera di molto quello dell’ acqua, coll ambiente diventa tale, che il corpo rimane sospeso nell’ acqua. Dall’ altra parte il corpo armato di tante lunghe spine ne è ingrandito in modo, che non può venire inghiottito da tanti piccoli nemici, non entrando nella loro bocca. L'’ attrito viene. aumen- tato da molti filamenti lunghi e molli, prolungamenti del protoplasma, della sostanza viva del corpo, che servono anche alla nutrizione. Lo stesso sistema di lunghi prolungamenti del corpo, sostenuti da parti dure e per lo più elegantemente piumati e ramificati, si trova puranche in moltissimi piccoli crostacei pelagici. Delle volte questi prolungamenti o certe estremità del corpo prendono la forma di lunghissimi pennacchi, stesi orizzon- talmente in tutte le direzioni; ma in modo simmetrico. Per darvi un'idea della bellezza e ricchezza ornamen- tale di certi crostacei galleggianti, ho fatto riprodurre sopra una tavola speciale il disegno di un copepodo marino, il Calocalanus pavo Dana ©, tolto dalla bellis- sima monografia del GIESBRECHT.
E qui pongo un termine alla mia forse un po’ lunga chiacchierata. Voi forse vi aspettavate, che io parlassi del significato biologico o fisiologico della forma estetica di tante conchiglie marine, che in tutti i tempi nelle epoche primitive, come ai dì nostri, tanto dai popoli sel- vaggi quanto dai più civili, furono ricercate ed adope- rate come ornamenti del corpo e della dimora e che dettero tanti motivi per l’arte decorativa. Ma io devo. rinunziarvi, le conchiglie non essendo prodotti esclusivi del mare. E poi, se è vero che la conchiglia ha un valore biologico immenso, proteggendo il corpo molle dei molluschi, è pur vero che è un problema difficilis- simo spiegare scientificamente il significato biologico di
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tutte le forme particolari e specialmente la bella forma elicoidale dei gusci dei gasteropodi.
E poi, devo confessare che il seno illimitatamente fecondo del mare nasconde tutto un mondo di bellezza, tanto per la forma quanto per i colori, che la scienza finora non è riuscita a comprendere.
Intanto vi prego, o signori, di guardare un po’ da presso i disegni esposti di diversi animali marini rap- presentanti i gruppi biologici dei quali lo parlato e che sono tolti da diverse monografie artisticamente illu- strate ed in parte da quella grande opera del HAECKEL in via di pubblicazione, intitolata: , Forme estetiche della natura“. E vero che nessuna di quelle pitture riesce a riprodurre la grazia delicata dei colori e la tenue ele- ganza di forma dell animale vivo immerso nell’ acqua. Ma nondimeno, spero, che troverete alquanto giustificata la variazione di una sentenza di Sant’ AGOSTINO colla quale voglio terminare questa mia conferenza:
„Vatura et in infimis maxime miranda”.
La radiation solaire en Suisse; sa variation en 1903. Par Dr. Prof. Henri Dufour.
Des observations régulières sur le nombre des heures pendant lesquelles le soleil brille sont faites en Suisse depuis 1887 au moyen de l’héliographe (Suns- hine recorder) de Campbell et Stokes. Les résultats bruts de ces mesures sont notés dans les Observations météorologiques Suisses publiées par le Bureau central a Zurich. Le nombre des années disponibles est, pour plusieurs stations, suffisant actuellement pour qu'on puisse en tirer quelques indications générales sur la durée moyenne de l’insolation dans les diverses régions du pays. On a donc rélevé pour dix années les résul- tats des observations de sept stations principales qui représentent les diverses parties de la Suisse. Ce sont Bale et Berne, villes de plaine et de plateau, traversées par des fleuves; Zurich et Lausanne, situées au bord de lacs; Zugano, ville du sud des Alpes, au bord d’un lac; Davos à 1557 mètres est le type de la haute vallée alpine; enfin le Säzzzs à 2500 mètres représente l’inso- lation d’un sommet.
Les villes du nord des Alpes Bâle, Berne, Zurich et Lausanne ont un régime solaire très semblable; leur insolation absolue moyenne varie de 1700 heures en- viron à Bâle à 1900 à Zausanne, dans toutes ces villes le mois d'août est le plus ensoleillé. L’insolation rela- tive exprime le rapport entre le nombre, réel des heures de soleil et le nombre qu'il y aurait, si tous les jours étaient clairs; elle varie entre ces villes de 42 pour cent à Berne a 47 °jo a Lausanne. — Le maximum a
lieu aussi en août, il oscille de 57 °/ à 64 °/o, le mini- mum en décembre ou janvier oscille de 19 à 27 °/o.
Dans toutes ces localités on constate une faible inso- lation relative en mai. — Le régime de la plus grande partie du plateau suisse au nord des Alpes est repré- senté par une courbe ayant un maximum en aoùt et un minimum en décembre ou janvier et une valeur moyenne de 43 à 44 °/o.
Au sud des Alpes, à Zugano et Locarno, le régime est different. L’insolation est beaucoup plus forte, elle s'élève à Lugano à près de 2300 heures, c'est-à-dire au 59% du possible, la courbe présente deux minima, l’un en mai l’autre en novembre, et deux maxima, l’un en juillet 69 °/ l’autre en février 60 °/o; l’insolation de ces stations du sud des Alpes est supérieure à celle des villes du nord de l'Italie; il y a des conditions locales favorables à une clarté exceptionelle du ciel, de sorte qu'en février il y a 60 °/o en mars 57 °/o du maximum et en septembre 62 0,0.
La station de Davos à 1550 mètres est déjà une: localité élevée où l'insolation d'hiver est aussi impor- tante que celle de l'été, on constate en effet que d'avril a septembre l'insolation moyenne est de 54°/o du maxi- mum et d'oc/obre à mars de 55°), il y a un léger avantage pour l'hiver, la moyenne annuelle est 54 °/o correspondant à près de 1800 heures de soleil; il y a un maximum d'hiver en février et un second d’au- tomne en septembre et octobre, les minima sont en janvier et mai.
En montant plus haut, par exemple au Säzzzs som- met de 2500 mètres, on trouve le régime des altitudes élevées caracterisé par une plus forte insolation d'hiver que d'été, linsolation réelle est de 1750 heures qui ne représentent que 42 °/ du maximum comme dans la plaine mais en hiver l'insolation est de 45 °/ tandis qu'en été elle est de 40 °/o seulement, le minimum a
—= 120),
lieu en mai et juin avec 36°/o, le maximum en novem- bre avec 51 °/o Ces faits s'expliquent par l’altitude relativement faible des nuages et brouillards en hiver, ils sont alors dominés par les sommets.
D'après les renseignements obtenus sur d’autres localités on trouve que l'insolation est de 26 °/ à Lon- dres, de 28 °/o a Greenwich, de 38 °/ à Rostock, de 41 °/ à Vienne, de 57 °/ à Pola et de 66°/0 a Madrid. Elle est en moyenne de 44 °/o pour la Suisse au nord des Alpes et de 59 °/ au sud des Alpes.
A côté du nombre des heures de soleil on mesure depuis sept ans à Lausanne et à Clarens-Montreux (M. Bührer) l'intensité du rayonnement solaire au moyen d'appareils actinométriques; ces mesures sont faites entre 11h et 1"; elles indiquent le chaleur reçue par 1 mètre carré du sol en une minute, exprimée en calories (Kilo- gramme dégré centigrade). En moyenne par une belle journée on recoit 8,5 calories par minute et par mètre carré sur une surface noire exposée normalement au soleil, le maximum a lieu en avril et mai, à cause de la grande transparence de l'air après l'hiver, on reçoit alors 9,0 calories par mètre carré, le minimum a lieu en janvier 7,9 calories. La valeur absolue de l'inso- lation dépasse parfois 10 calories surtout au printemps; à l'altitude des Rockers de Naye c'est-à-dire à 2000 mètres elle atteint parfois 13 calories, ce fait est dü à la trans- parence très grande de l'air.
Un fait intéressant est l’affaiblissement de la radia- tion solaire depuis le mois de décembre 1902, les va- leurs moyennes sont toutes inférieures, depuis décembre 1902 à août 1903, aux moyennes et même aux valeurs les plus basses des années 1896 à 1902 comme le montre le tableau suivant:
Déc. Janv. Févr. Mars Avr. Mai Juin Juill Août 1896—1902 7,5 7,9 8,5 9,9 9,1 8,6 8,5 8,6 8,8 1902— 1903 6,4 6,8 7,2 7,3 7,9 7,9 77 8,0 8,1 differences I,I 1,1 1,3 1,7 1 2} 0,7. O SO OO
IP
Il est probable qu'il faut attribuer cette différence à une opacité exceptionelle de l'atmosphère qui s’est manifestée par plusieurs phénomènes entr’ autres: 1° par les lueurs crépusculaires de l'hiver et du printemps 1902— 1903; 2° par la diminution de la visibilité de certains phénomènes astronomiques telles que les raies des protubérances solaires; 3° par l’ocultation complète de la lune lors de l’eclipse du 11 au 12 avril 1903; 4° par la diminution de l’intensité des radiations ultra- violettes, enfin 5° par l’apparition du cercle de Bishop observé déjà en 1883.
Tous ces faits concourent à indiquer une opacité anormale de l’atmosphere qui paraît diminuer maintenant. En les rapprochant de ce qui s’est passé après l’erup- tion du Krakatoa en 1883 on est naturellement amené à supposer que cette opacité peut provenir, pour une part, de la présence et de l’action des poussières très fines projetées par les grandes eruptions qui ont eu lieu de mai à août 1902 aux Peñkies Antilles (Martinique, etc.). Ces poussières peuvent, mème en quantité très faible, avoir une action sur le vapeur d’eau de l'air et en faciliter la condensation sous la forme de brume très ténue, invisible, mais cependant absorbante. Les expériences célèbres de M. Aitken ont montrée quel rôle actif excerce à cet égard des poussières très lé- gères et par elles-mêmes invisibles. Il serait intéressant de savoir si d’autres observations actinometriques ont signalé les mêmes faits. Jusqu'ici on les a constaté en Suisse, en Allemagne, en France et en Pologne.
5 Sept. 1903.
Les nouvelles propriétés ferromagnétiques de la Pyrrhotine.
par P. Weiss, professeur à l’École polytechnique de Zurich.
En abordant ici la description forcément très brève de quelques phénomènes nouveaux, rencontrés dans l’etude de la pyrite magnétique ou pyrrhotine, mon intention ne saurait être de donner un exposé détaillé des mesures déjà nombreuses faites sur ce cristal ni même de décrire les méthodes expérimentales qui ont été employées. Je me bornerai donc à faire ressortir quelques particularités caractéristiques.
Bien que l’anisotropie cristalline semble à première vue introduire une grande complication, les premières recherches faites sur le magnétisme et le diamagnétisme des cristaux sont empreintes d'une simplicité relative.
Rappelons d’abord que létude de l’aimantation d’une substance peut être définie comme la détermi- nation de l'intensité d’aimantation, c’est-à-dire du mo- ment magnétique de l'unité de volume lorsque lon donne toutes les valeurs possibles au champ magnétique dans lequel la substance est placée. Or dans les sub- stances faiblement para- ou diamagnétiques il y a un rapport constant entre le champ et l'aimantation qu'il produit. Lord KELVIN a montré qu'en généralisant cette propriété et en introduisant, à la place de ce rapport constant unique, trois coéfficients constants relatifs à trois axes rectangulaires convenablement choisis dans le cristal, on pouvait édifier une théorie embrassant l’ensemble des phénomènes magneto-cristallins, et contenant notam-
ment la proposition suivante que j'énoncerai ici à cause de son caractère intuitif: Lorsqu'un champ de grandeur constante et de direction variable est représenté succes- sivement par les divers rayons d'une sphère, l’aiman- tation est représentée en grandeur et en direction par le demi-diamètre d’un ellipsoïde à trois axes inégaux, conjugué du plan perpendiculaire au champ.
Cette théorie s'est trouvée d’accord avec les faits pour toutes les substances faiblement magnétiques, mais pour les substances fortement magnétiques, ou ferro- magnétiques, cristallisées ou non, elle ne saurait être suffisante. Dans toutes ces substances, en petit nombre d’ailleurs, la relation entre l'intensité d’aimantation et le champ n'est pas linéaire; elle présente le phéno- mène bien caractéristique de la saturation: lorsque le champ augmente indéfiniment, l'intensité d’aimantation tend vers une limite qu'elle ne saurait dépasser.
Si donc, dans les substances isotropes, le problème expérimental consiste à déterminer la fonction d’une variable qui exprime la dépendance de l’aimantation et du champ, il comprend, dans les cristaux, la connais- sance des trois composantes de l’aimantation suivant trois axes rectangulaires en fonction des trois composantes du champ. Le principe de la conservation de l'énergie permet, il est vrai, de simplifier le problème et de le ramener à la détermination d’une seule fonction de trois variables ; il n’en reste pas moins très compliqué).
Plutôt que de discuter ici plus avant les procédés mathématiques de représentation des résultats expéri- mentaux, nous montrerons, par un exemple concret, combien on trouve dans les phénomènes magnéto-cristallins des ferromagnétiques une plus riche variété que dans ceux des substances faiblement magnétiques. La Magné-
1) Pour simplifier cet exposé, je fais abstraction des phénomènes d’hysterese qui compliquent davantage le problème.
tite, ou oxyde de fer magnétique, à laquelle j'ai con- sacré une étude avant d'aborder celle de la pyrrhotine, se rencontre en beaux cristaux du système cubique. Si elle obéissait à une loi d’aimantation linéaire, les trois coéfficients d’aimantation seraient donc égaux et l’ellip- soide d’aimantation deviendrait une sphère. Les pro- priétés de cette substance seraient celles d’un milieu iso- trope. Mais la Magnétite est ferromagnétique, elle possède une aimantation à saturation qui est égale environ au quart de celle du fer et supérieure à celle du Nickel. Lorsque l’on fait agir un champ magnéti-
Fig. 1.
sant de grandeur constante, l'extrémité du vecteur re- présentant l’aimantation parcourt une surface compliquée possédant la symétrie du système cubique et que l’on peut, pour certaines valeurs du champ, décrire comme un cube àî faces creuses et à arêtes arrondies. Les axes ternaires, qui coincident avec les diagonales du cube, sont des maxima d’aimantation, les axes quaternaires, parallèles aux arêtes, sont des minima, et suivant les axes binaires parallèles aux diagonales des faces, l’aiman- tation prend des valeurs intermédiaires, plus